MILAZZO: Preside in pensione seviziata e rapinata. Razziati da un malvivente contanti e oggetti in oro da quantificare. La cassaforte resiste

19 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Drammatica rapina ai danni di una preside in pensione in via col. Bertè. Uno sconosciuto è riuscito a farsi aprire con un escamotage la porta dalla donna e una volta all’interna dopo averla schiaffeggiata e gettata per terra, l’ha immobilizzata legandola ad una sedia con del nastro adesivo. È quindi riuscito ad impossessarsi di almeno 2000 euro in contanti e di alcuni oggetti d’oro, tentando poi invano di aprire anche la cassaforte che si trovava all’interno dell’appartamento. Dopo vari tentativi andati a vuoto si è allontanato facendo perdere le proprie tracce. È stata la stessa donna a divincolarsi faticosamente rompendo a forza il nastro adesivo e a a chiedere aiuto ad alcuni vicini facendo scattare l’allarme. Al loro arrivo i carabinieri l’hanno trovata in forte stato di choc e contusa, ma, ancorché sofferente, l’anziana non ha voluto recarsi in ospedale. Per lei una esperienza comunque terribile, al di là del danno economico, peraltro ancora da quantificare. La vicenda, al vaglio degli inquirenti, è avvenuta, mercoledi mattina poco dopo le 7,30. La donna, M. I., 89 anni, una ex preside molto stimata, vedova, vive assieme al figlio in un appartamento al terzo piano della centralissima strada che collega la via Risorgimento con piazza Sacro Cuore. Proprio il congiunto intorno a quell’ora – secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, basata anche sulla testimonianza della vittima – è solito uscire di casa per andare a lavoro. Una circostanza che evidentemente era a conoscenza del malvivente. Infatti, poco dopo che il figlio si è allontanato, a casa della pensionata è suonato il citofono esterno. «Mamma apri, ho dimenticato una cosa a casa, debbo salire» avrebbe detto il rapinatore camuffando la voce del congiunto. La signora M. I., a quel punto ha ovviamente aperto, accostandosi dall’interno anche alla porta d’ingresso dell’appartamento. È stato a questo punto che anziché il figlio si è trovata di fronte un individuo col volto travisato e il cappuccio di una felpa in testa per essere irriconoscibile. L’anziana non ha avuto il tempo di una minima reazione: è stata spintonata all’interno dell’abitazione, gettata per terra, a quanto pare colpita con uno schiaffo e minacciata. «Se non mi dai i soldi e l’oro ti ammazzo» avrebbe urlato il rapinatore che, dopo averla strattonata e schiaffeggiata, ha immobilizzato su una sedia l’anziana, imbavagliandola col nastro adesivo che aveva portato con sé. Indisturbato ha quindi iniziato a mettere a soqquadro la casa sino a quando in alcuni cassetti ha trovato oggetti preziosi e il denaro contante. Non soddisfatto ha puntato – il particolare induce gli inquirenti ad ipotizzare che potesse conoscere gli ambienti – sulla cassaforte e ha cercato in tutti i modi di aprirla. Non riuscendoci, s’è ulteriormente innervosito, urlando altre minacce all’anziana. Poi, forse perché disturbato da qualcuno o dalla stessa donna, che nonostante l’età, disperatamente ha cercato di liberarsi da quella morsa, ha deciso di fuggire. Ma dal momento dell’irruzione – a detta degli inquirenti – erano passati almeno venti minuti. La signora M. I., una volta accortasi che il malvivente era andato via è riuscita a liberarsi, alzarsi dalla sedia, e per quanto ancora in parte bloccata, è uscita sul pianerottolo e ha suonato ad una vicina di casa. È bastato poco per comprendere cosa fosse successo. Nel giro di un paio di minuti sul posto sono giunti i carabinieri della locale stazione che hanno avviato le indagini, ascoltando innanzitutto la donna – che avrebbe rifiutato la propria di farsi ricoverare in ospedale – e poi effettuando dei rilievi all’interno dell’abitazione per verificare eventuali tracce lasciate dal rapinatore. Non semplici si preannunciano le indagini, anche perché chi ha agito è riuscito a non farsi riconoscere. Il fatto che sapesse della presenza della cassaforte e delle stesse abitudini del figlio, induce a ritenere che si tratti di una persona che conosceva questa famiglia. In passato – come emerso dai primi accertamenti degli inquirenti – in casa dell’anziana avevano lavorato diversi badanti, molti dei quali stranieri. Ma per il momento si tratta solo di indizi. Non è la prima volta che anziani vengono presi di mira da balordi nella città del Capo. Proprio qualche anno addietro – aprile 2010 – una banda di balordi, travestiti da carabinieri fecero irruzione nell’abitazione del comandante Giambò, in via Grotta Polifemo, pestandolo a sangue per farsi consegnare quasi 40 mila euro. Un’altra storia da “arancia meccanica”, peraltro rimasta irrisolta nonostante indagini serrate da parte degli inquirenti che nell’immediatezza dei fatti raccolsero anche tracce di sangue che erano state lasciate durante la drammatica colluttazione, visto che l’uomo, nonostante i suoi 80 anni, reagì all’irruzione, venendo picchiato e ferito al volto e allo stomaco, tanto da essere trasportato all’ospedale di Milazzo. La sanguinosa rapina avvenne in un alloggio popolare a due passi dal campo sportivo e quella volta ad agire fu un gruppo di rapinatori che usarono l’escamotage del travestimento per non destare sospetti nel pensionato che effettivamente apri subito l’uscio quando vide uomini in divisa. Un altro episodio analogo avvenne alla fine degli anni ’90 a villaggio Grazia, quando sempre un gruppo di rapinatori fece irruzione in una casa ubicata in una stradina poco frequentata e soprattutto scarsamente illuminata, che era abitata da tre anziani. Anche in quel caso fu una notte di autentico terrore per le vittime che furono pure malmenate e costrette a consegnare i risparmi di una vita. Quanto accaduto nei giorni scorsi comunque deve costituire un chiaro segnale per i cittadini, soprattutto anziani, ad essere particolarmente accorti prima di aprire a sconosciuti, nella consapevolezza che ormai si ricorre a trucchi di qualsiasi genere pur di carpire la fiducia e ottenere l’accesso alle abitazioni. La pratica di fingersi tecnici del gas, addetti dell’Enel o dipendenti di altre aziende che forniscono servizi pubblici essenziali, è piuttosto in voga tra gli esponenti della microcriminalità specializzati in questo genere di reato. Nella maggior parte dei casi, il raid è studiato nei minimi particolari, con un’attenzione quasi maniacale nella scelta del potenziale obiettivo, preceduto il più delle volte da un’accurata osservazione dei comportamenti e degli spostamenti della vittima (come è avvenuto nel caso dell’insegnante di via Bertè). Naturalmente, i soggetti più a rischio sono gli anziani che vivono soli. Uomini e donne ritenuti facili prede per questi banditi senza scrupoli, capaci addirittura di scagliarsi contro persone indifese pur di soddisfare la loro bestiale sete di denaro. Anche ieri le forze dell’ordine hanno ribadito la necessità di chiamare il 112 o il 113 allorquando dovessero esserci dei dubbi sull’identità di chi bussa alla loro porta. Giovanni Petrungaro – GDS