LO STATO CHE SI FA VERGOGNA, IL CASO GUGLIOTTA: Chiesto il giudizio per nove poliziotti. «Schiaffi, pugni e manganellate»: ma il ragazzo non c'entrava niente

20 gennaio 2012 Mondo News

Lo hanno picchiato in nove, colpendolo con schiaffi, pugni e manganellate. Un pestaggio, dice ora la procura di Roma, in piena regola quello ai danni di Stefano Gugliotta, 26 anni, messo in atto da agenti del reparto Mobile della polizia la notte de 5 maggio del 2010 al termine della finale di coppa Italia tra la Roma e l’Inter. I nove sono tutti accusati di lesioni aggravate e ora rischiano di finire sotto processo alla luce della richiesta avanzata dal pm della Procura capitolina, Francesco Polino. L’udienza davanti al gup è stata fissata per il prossimo 7 marzo. Quella sera Gugliotta si trovava in compagnia di un amico, in viale Pinturicchio, in attesa di recarsi con il proprio motorino ad una festa del cugino. Il giovane venne fermato dagli agenti per resistenza a pubblico ufficiale (dopo sette giorni venne, poi, scarcerato): ma un video girato con un telefono cellulare da un testimone, riprese la scena dell’aggressione. Stando al capo di imputazione del pubblico ministero i nove (Leonardo Mascia, Guido Faggiani, Andrea Serrao, Roberto Marinelli, Andrea Cramerotti, Fabrizio Cola, Leonardo Vinelli, Rossano Bagialemani, Michele Costanzo) «agendo con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione» hanno causato a Gugliotta, difeso dall’avvocato Cesare Piratino, «lesioni gravi» alla mandibola e «gravissime per lo sfregio permanente al viso». Nel provvedimento il pubblico ministero scrive che gli agenti in servizio di ordine pubblico per la partita dell’Olimpico, «in una zona non interessata agli scontri e senza che ricorressero esigenze di tutela dell’ordine pubblico o di contrasto di particolare resistenza», intimavano l’alt al ciclomotore guidato dal giovane romano. Leonardo Mascia, quindi, ha aggredito Gugliotta al volto «schiaffi, manate e manganellate». Successivamente sono intervenuti gli altri 8 colleghi che «colpivano» il giovane «con calci, pugni e manganellate una delle quali particolarmente violenta alla testa che gli faceva perdere i sensi». Nel capo di imputazione il pm prosegue affermando che l’azione violenta proseguiva davanti ad un blindato con altri pugni che determinavano la perdita di un dente al giovane e poi successivamente all’interno del mezzo dove «Gugliotta veniva fatto sdraiare a terra immobilizzato con un ginocchio e una mano pressata sul collo». Nel pestaggio il giovane ha riportato, oltre al trauma alla mandibola, varie ferite al volto, alle braccia e alle cosce. A queste conclusioni il pm Polino è giunto dopo i risultati della consulenza medico legale che ha accertato la natura delle lesioni riportate dalla vittima dell’aggressione, e alla luce di quanto emerso dalle dichiarazioni rese da numerosi testimoni e dalla visione di un paio di filmati girati dai residenti della zona. Dopo l’arresto, Gugliotta, assistito dall’avvocato Cesare Piraino, rimase in carcere una settimana per poi ottenere la libertà perché il gip Aldo Morgigni ravvisò la mancanza di esigenze cautelari. La procura chiederà l’archiviazione della sua posizione non ritenendo sussistente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. E dire che il ragazzo, dopo aver visto a casa la partita, era in motorino con un amico in viale del Pinturicchio, abbastanza lontano dallo stadio Olimpico, teatro di scontri tra tifosi e forze dell’ordine. Marco Maffettone – GDS