MESSINA: Accesso a Facoltà Medicina. Ancora tante anomalie

20 gennaio 2012 Cronaca di Messina

I test di accesso alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Ateneo peloritano finiscono ancora una volta nel mirino. Sott’accusa le modalità di svolgimento e, di conseguenza, gli esiti. L’ennesimo ricorso premia una studentessa messinese, rimessa in pista dal Tar, grazie anche alla preziosa assistenza del suo legale, l’avvocato Cettina Bosurgi. Con sentenza dell’11 gennaio, la terza sezione del Tribunale amministrativo di Catania (presidente Calogero Ferlisi, consiglieri Gabriella Guzzardi e Pancrazio Maria Savasta) ha dato ragione alla ricorrente, ammettendola al corso di laurea 2011/2012. Andrà a beneficiare di uno dei posti originariamente riservati ai candidati extracomunitari, resosi disponibile. I giudici hanno accolto la tesi secondo cui al principio della programmazione dei posti da riservare agli studenti dev’essere data un’interpretazione costituzionalmente orientata. Infatti, superando quanto affermato in più occasioni dal Consiglio di Stato sulla restrizione dell’accesso, in ossequio al diritto allo studio e al sapere, nonché al vigente Trattato europeo, hanno ritenuto «che la piena utilizzabilità dei posti predeterminati sia più aderente agli articoli 33 e 34 della Costituzione. Tutto ciò in attesa che il Tar approfondisca la questione relativa alla violazione della regola dell’anonimato per l’accesso al numero chiuso. Esaminando nei dettagli la sentenza, il Tar si è pronunciato favorevolmente in merito alla ridistribuzione ai cittadini comunitari dei posti riservati a quelli extracomunitari, «nell’ipotesi in cui gli stessi non siano stati assegnati in tutto o in parte a questi ultimi». Pertanto, obbliga l’Università di Messina a «scorrere ulteriormente la graduatoria degli studenti scrutinati per l’ammissione alla facoltà di Medicina per l’anno accademico 2011/2012», al fine di coprire i posti vacanti. Tra le altre cose, i giudici amministrativi reputano «non convincente la decisione del 15 luglio 2010 della VI sezione del Consiglio di Stato, secondo cui la graduatoria riservata agli extracomunitari non residenti in Italia è finalizzata alla formazione di personale che dopo il conseguimento del titolo di studio è destinato a rientrare nel proprio Paese d’origine, senza alcuna incidenza sulla situazione occupazionale italiana». La studentessa figurava al 258. posto della graduatoria per l’accesso al corso di Medicina e al 62. per il corso di Odontoiatria e protesi dentiaria. Entrambi prevedevano, complessivamente, 30 posti per extracomunitari (rispettivamente 25 e 5). La ragazza, pertanto, applicando lo scorrimento, si è classificata «al 244. e 58. posto», risultando ammessa ad ambedue i corsi. Ne scaturisce l’obbligo dell’Amministrazione di assegnarle, previa opzione, il posto disponibile per l’immatricolazione al primo anno. Inoltre, l’Università è stata condannata al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese di lite, equivalenti a 1.500 euro oltre Iva e altre spese generali. (r.d.)