MILAZZO: L'ex preside Maria Imbesi racconta, «Ecco come sono riuscita a fuggire». Poche le indicazioni sull'aggressore: era un giovane alto, vestito di nero

20 gennaio 2012 Cronaca di Messina

«Non è stata solo una rapina, quello voleva ammazzarmi e me lo ha anche detto. Il Signore e Padre Pio mi hanno dato la forza di liberarmi e fuggire». La preside Maria Imbesi, vedova Smedile, 89 anni. seduta nel divano del salone della sua abitazione ripercorre quei tragici momenti di martedì mattina, ancora sofferente per le percosse subite e e la cnsapevolezza “di aver rischiato di morire”. «Sono viva per puro miracolo – dice la dirigente scolastica che ha retto l’istituto tecnico di Patti per ben 40 anni e che è molto conosciuta e stimata in tutto il comprensorio – infatti sono sicura che se non fossi riuscita a scappare mentre il ladro era in casa, questi mi avrebbe ucciso». Con lucidità l’anziana che ha rifiutato le cure dell’ospedale preferendo farsi assistere a casa, ricorda tutte le fasi della vicenda e modifica, anzi, qualche particolare della prima ricostruzione fatat agli inquirenti. «Mio figlio è uscito da casa intorno alle 7,30 e subito dopo ho sentito suonare alla porta d’ingresso e una voce che mi diceva di aprire. L’ho scambiata per quella di mio figlio e ho aperto senza fare alcun controllo neppure dallo spioncino. Evidentemente questo balordo era già all’interno del palazzo, nascosto nelle scale, forse al piano superiore ed è entrato in azione quando mio figlio era forse ancora in ascensore. Mi sono trovata di fronte questo giovane alto e tutto vestito di nero che in perfetto italiano mi ha detto “Zitta, tu devi morire” e mi ha spinto dentro l’appartamento, iniziando a schiaffeggiarmi e a colpirmi in tutte le parti del corpo. Ha preso quindi del nastro adesivo da imballaggio che aveva in tasca e mi ha bendato gli occhi, il naso e la bocca al punto da impedirmi di respirare, quindi mi ha legata al mobile che si trova all’ingresso immobilizzandomi e si è diretto verso la camera da letto. Ad un certo punto – prosegue la signora Imbesi – mi sono sentita soffocare, non respiravo più e sono stata certa di morire. Ho invocato Padre Pio. A quel punto, non riesco a spiegare ancora come sia accaduto, ho avuto una reazione improvvisa, una forza inusuale per la mia età che mi ha permesso di staccarmi dal mobile e, gattonando come un bambino, approfittando del fatto che quello (il rapinatore ndr) era impegnato a mettere a soqquadro la mia stanza da letto, sono riuscita ad aprire la porta, scappare di casa e a bussare alla vicina. Fortuna ha voluto che la badante della mia vicina mi aprisse subito. A quel punto mi hanno liberato e ho fatto chiamare mio figlio ed i carabinieri. Al momento della mia fuga il Il malvivente era ancora in casa, ma dopo un paio di minuti si è dileguato, portando via i soldi che mi ero fatta prelevare qualche giorno prima per pagare alcune scadenze e oggetti d’oro, alcuni dei quali di grande valore affettivo. L’importante è aver salvato la vita». La preside Imbesi singhiozza nel ricordare quei tragici minuti. «Mi avrebbe ucciso, può scriverlo, era senza scrupoli e se avesse trovato subito la cassaforte mi avrebbe costretto a dargli la chiave e magari mi avrebbe pestato a sangue. Mi avrebbero trovata senza vita». La donna è stata anche ascoltata dai carabinieri per tentare di ricostruire l’identikit del rapinatore, prese in visione alcune telecamere di videosorveglianza di negozi nella zona. Da verificare i riscontri degli accertamenti effettuati all’interno dell’appartamento di via Bertè. Una cosa appare certa: il malvivente conosceva bene l’appartamento della donna, dove teneva il contanti e i preziosi e soprattutto era a conoscenza della cassaforte, che non è riuscita ad aprire, forse aseguito della reazione della donna. Giovanni Petrungaro – GDS