MESSINA, LA MORTE DI LUCIANO MICALI: In manette il fornitore della droga "killer". Sandro Rosi, 44 anni, è stato incastrato dalle telefonate precedenti all'overdose

21 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Ora ha un nome e un cognome il pusher che avrebbe venduto la droga al trentottenne Luciano Micali, stroncato da un’overdose il 9 gennaio scorso, sul viale Boccetta. In manette è finito Sandro Rosi, messinese di 44 anni, fermato dalla polizia al termine di indagini meticolose. Gli agenti lo hanno rintracciato nella sua casa del Villaggio Aldisio, rione dove avrebbe ceduto al “cliente” due dosi di sostanza stupefacente: una di eroina e una di cocaina. «È stato lo stesso Rosi a confessare di aver venduto la droga», ha detto il dirigente della Squadra mobile, Giuseppe Anzalone, durante la conferenza stampa di ieri mattina in Questura. Fondamentali si sono rivelate anche le analisi dei tabulati telefonici del cellulare in uso alla vittima. Grazie alle quali gli investigatori hanno ricostruito le ultime ore di vita di Luciano Micali. Dalle conversazioni, ad esempio, sono venuti a galla i contatti tra i due in quella drammatica serata del 9 gennaio. E tenendo conto, tra le altre cose, di questo importante riscontro, il gip Daria Orlando ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere all’indirizzo del quarantaquattrenne, che deve rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Rosi, difeso dall’avvocato Nino Cacia, sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia lunedì prossimo. Dal provvedimento del giudice per le indagini preliminari si evince che Rosi avrebbe ceduto «eroina e cocaina dietro il corrispettivo di 100 euro a dose». Fatti «accertati a Messina il 10 gennaio 2012 e commessi tra il mese di giugno 2011 e il mese di dicembre 2011». Nella notte tra il 9 e il 10 di questo mese Micali è stato trovato cadavere all’interno della sua Golf, sul viale Boccetta. La vettura era chiusa dall’interno, tant’è che i soccorritori hanno dovuto rompere il finestrino per capire cosa fosse successo. Sul sedile lato passeggero del veicolo sono state trovate 4 siringhe monouso, di cui una con tracce di sangue, un cucchiaino da caffè intriso presumibilmente di sostanza stupefacente e due involucri in cellophane. Segnali inequivocabili che l’uomo, prima della morte, aveva iniettato nelle sue vene la droga. «Crediamo che in un primo momento abbia assunto cocaina e poi per calmare l’effetto eroina. Ma sono ancora in corso indagini volte a stabilire se ci sia un nesso tra la roba acquistata, magari non di buona qualità, e il decesso», ha aggiunto Anzalone. Oltre a sequestrate il telefonino della vittima, la polizia ha sentito la convivente, la quale ha dichiarato che da qualche tempo il compagno faceva uso di psicofarmaci e che quella sera, dopo aver preso diverse gocce di Lexotan, aveva deciso di uscire per bere qualcosa. Non vedendolo rientrare, la donna aveva allertato le forze dell’ordine. Dall’analisi del cellulare del trentottenne, si legge nell’ordinanza firmata dal gip Orlando, «emergevano diversi contatti telefonici (14.24, 14.49, 15.25, 21.40, 22.08 in uscita e 21.54 in entrata) tra l’utenza a lui in uso e quella memorizzata in rubrica con il nome “Rosina”, attivata a nome di Sandro Rosi». Di conseguenza, la polizia ha perquisito l’abitazione del Villaggio Aldisio, rinvenendo due grammi di marijuana e il telefonino. Messo alle strette dagli inquirenti, Rosi ha raccontato «di avere ceduto una dose di eroina e una di cocaina, ricevendo il corrispettivo di 100 euro». Inoltre, ha ammesso di avere venduto anche in precedenza sostanza stupefacente a Micali. Secondo gli investigatori, quindi, “Rosina” sarebbe stato lo spacciatore abituale del trentottenne. Il gip, escludendo l’episodicità della condotta del quarantaquattrenne, ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo che una misura meno restrittiva della libertà personale, sarebbe del tutto inadeguata a salvaguardare la collettività dalla pericolosità sociale dell’arrestato. Una maggiore «libertà di movimento e comunicazione», prevista dai domiciliari, «non sarebbe idonea a salvaguardare le esigenze cautelari», ha concluso il giudice. RICCARDO D’ANDREA – GDS