MESSINA: Tirone, altolà al progetto "apripista". Il 31 vertice convocato da Scoglio, il 3 febbraio contro-assemblea. Demoter (30% della Stu) in liquidazione

25 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Dopo quasi dieci anni di “istruttoria” progettuale, burocratica e politica, portata avanti con la cadenza del gambero, un passo avanti e uno indietro, un po’ per le forti e spesso motivate resistenze e un po’ perché d’incanto non si fa nulla, i piani del Tirone giungono a un bivio. Forse. Sulle opere che rientrano nel contratto di quartiere finanziato con 6 milioni 373 mila euro, è venuto il momento di decidere: magari rimodularle, ma decidere. Ciò accade mentre il principale partner privato della cordata interessata al piano di riqualificazione-edificazione, la Demoter di Carlo Borrella, che detiene il 30% delle quote della Stu (medesima percentuale dell’amministrazione comunale), è stata posta in liquidazione. La Demoter, al centro di indagini da parte dell’autorità giudiziaria in virtù delle quali gli è impedita la negoziazione con gli enti pubblici, dovrà pertanto rimettere sul mercato quasi un terzo del pacchetto azionario della Società di trasformazione urbana. Va da sé che nel contesto dell’ “operazione Tirone” si tratterà di un passaggio delicato, oltreché, naturalmente, pubblico: chi vorrà entrare a far parte della cordata? E soprattutto, chi vorrà lanciarsi in un piano che non si sa quante possibilità ha di vedere la luce al di là delle opere del contratto di quartiere e sempreché si trovi la quadra? Gianfranco Scoglio, assessore alle Infrastrutture e uomo che ha immaginato e portato avanti i progetti del Tirone, anche alla luce dell’ultima conferenza dei servizi che ha bocciato i progetti del contratto di quartiere, un’opera “forte” e due di «minimale compensazione», sostengono coloro che sono niente affatto convinti dei piani della Stu, dall’ing. Sciacca al presidente della Quarta Circoscrizione Francesco Palano Quero, ossia un palazzo a 8 piani con la possibilità di realizzarvi sopra un centro commerciale in futuro, una scalinata e il rifacimento di marciapiedi all’interno del borgo, ha convocato un “laboratorio urbano” al Palacultura per martedì prossimo. «Ho convocato», ci dice Scoglio, «gli azionisti della Stu, i capigruppo e il presidente del consiglio comunale, il presidente della Consulta degli Ordini professionali, gli Ordini degli architetti e degli ingegneri. All’ordine del giorno, le linee guida del piano industriale. Io sono vincolato», entra nel merito l’assessore Scoglio, «dalla delibera proposta dall’ex assessore all’Urbanistica dell’Amministrazione Genovese, avv. Catalioto. Vogliamo modificare il piano industriale? Bene, si faccia un ragionamento politico e con il supporto del Comitato di garanzia da me formato si decida il da farsi. Voglio però essere chiaro su alcuni passaggi: alla valutazione del Genio civile vanno solo le opere del contratto di quartiere, non l’intero piano della Stu, approvato nell’ambito dell’Accordo di programma quadro dal Comitato regionale per l’urbanistica nel 2010». E allora, sono doverose alcune puntualizzazioni, non senza aver prima annunciato un altro appuntamento di rilievo. Il 3 febbraio alle 17 a Palazzo Zanca, l’Officina delle Idee ha convocato un’assemblea, alla quale sono stati invitati a partecipare i vertici della Stu e addetti ai lavori a vario titolo, organismi istituzionali e cittadini interessati al tema. Saranno esposte le ragioni del «no» a un piano «che è di cementificazione più che di riqualificazione», proiettati filmati del borgo del Tirone, aperto il dibattito. L’ultima conferenza dei servizi che s’è tenuta al Genio civile sui progetti del contratto di quartiere: attingiamo dal verbale. Vi hanno preso parte l’ingegnere capo del Genio civile, Gaetano Sciacca, l’arch. Letterio Riparante, dirigente del Genio civile, il responsabile unico del procedimento “Tirone” ing. Raffaele Cucinotta, l’arch. Orazio Micali per la Soprintendenza, il dott. Giuseppe Arena per l’Asp e l’ing. Antonio Tomasello per il Comando provinciale dei vigili del fuoco. Attorno al tavolo anche l’ing. Franco Cavallaro e Giuseppe Fotia, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente della Stu, il presidente del Quarto quartiere Francesco Palano Quero, il presidente dell’Ordine degli architetti Giuseppe Falzea, Francesco Zingales, l’arch. Luciano Marabello e il dott. Luigi Beninati rispettivamente per il Comitato “Pro Tirone”, l’associazione “Comunità Urbana” e l’Officina delle Idee; infine, l’avv. Lillo Ferrara. Cosa sostiene il Genio civile? Tesi che apre un nuovo fronte di scontro tra l’ing. Sciacca e l’Amministrazione Buzzanca. Sintetizziamo. «L’Accordo di programma prevede un intervento di riqualificazione» di un’area «particolarmente degradata» e «invece viene proposto un singolo intervento edificatorio in una porzione di area notevolmente acclive e satura sia dal punto di vista urbanistico sia dal punto di vista della viabilità. L’intervento», per Sciacca, va «considerato una stralcio funzionale di un progetto generale. Pertanto, è necessario che prima venga redatto un progetto generale almeno di livello definitivo per acquisire su questo il parere». Sciacca evidenzia «l’opportunità» di redigere «una pianificazione urbanistica esecutiva e quindi» stendere «un piano particolareggiato con l’indicazione delle priorità degli interventi». Più nel dettaglio, secondo il capo del Genio civile, «il carico urbanistico e viabile dell’area di intervento verrebbe ulteriormente aggravato dal previsto edificio» di edilizia residenziale pubblica e convenzionata. Prima richiesta: un parere del Dipartimento viabilità. Quanto al resto delle opere, «appare ardito» all’ing. Sciacca, «l’intervento di profilatura del versante» appena ripulito da MessinAmbiente. «Tutte le opere di contenimento prevedono interventi invasivi in suoli sottostanti fabbricati privati esistenti, realizzati in epoche diverse e con diverse tipologie strutturali, con possibile preclusione di interventi di recupero sul tessuto edilizio esistente. Manca anche uno studio costi-benefici che evidenzi la convenienza economica dell’intervento per la parte pubblica rappresentata dal Comune». Si evidenzia infine che «la conferenza è stata richiesta per pronunciarsi su un singolo intervento» di un più ampio «progetto che tende a riqualificare l’area del Tirone per circa 10 ettari; oltretutto l’intervento», al centro della conferenza dei servizi, «non è stato computato così come si intende realizzarlo a completamento, ma limitatamente alla parte di edificio destinato a edilizia residenziale pubblica e convenzionata stralciando la parte che dovrà ospitare l’attività commerciale». Insomma, «dubbi», dubbi e ancora dubbi. Francesco Celi – GDS