MESSINA: Sfascio Atm e le 49 condanne. Quando il conto alla politica? L'Orsa al prefetto: intervenga, lavoratori alla fame

27 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Stipendi in ritardi, azienda allo sfascio e in bilico tra sopravvivenza e liquidazione, proteste e, da ultimo, 49 condanne di lavoratori e sindacalisti per interruzione di pubblico servizio: all’Atm si sentono accerchiati. Le ragioni della protesta si scontrano con i diritti dell’utenza: quale mediazione è possibile? Tra afflizioni, appelli, e un’ammissione di non poco conto: sì, all’Atm è stato trovato spazio a «galoppini politico-sindacali». Non è affermazione che può passare inosservata, che però va calata in un contesto più ampio. È quello costruito dall’Orsa, a firma del segretario regionale Mariano Massaro, in una lettera al prefetto Alecci. Molteplici gli spunti d’analisi. «Il prefetto ha contezza dell’incandescente vicenda che da anni infiamma gli animi dei dipendenti Atm, periodiche manifestazioni spontanee si susseguono per segnalare alle istituzioni l’assenza di stipendi che spesso si protrae oltre i limiti del concepibile, costringendo i lavoratori a reperire altrove il necessario per il sostentamento delle famiglie. I responsabili dell’incresciosa vicenda sono spesso individuati fra i lavoratori che giunti al limite del sopportabile si riversano in piazza, trascinati da frustrazione indotta dall’atteggiamento delle istituzioni competenti». «Siamo certi che fra i 620 dipendenti dell’Atm esiste una sparuta minoranza di galoppini politico-sindacali che hanno usufruito delle becere dinamiche clientelari più volte denunciate, ma ciò non toglie che la stragrande maggioranza dai lavoratori sia gente perbene sottoposta alla gestione sommaria dell’azienda e alle manovre di una politica disorientata che dopo anni di sperpero di risorse, gestioni allegre ed effimeri commissariamenti, non sa più come contenere l’enorme falla economica creatasi. Il paradosso si concretizza allorquando i veri responsabili del fallimento dell’azienda si rivolgono alle forze dell’ordine per denunciare le “escandescenze” dei lavoratori, in buona sintesi coloro che avrebbero mille motivi per temere la legge si rivolgono a questa per contenere l’esasperazione dei lavoratori». «Signor prefetto», scrive l’Orsa, «quando mancano i generi di prima necessità la gente va in piazza e nessun sindacato “responsabile” ha gli strumenti per contenere la protesta: 49 condanne in contumacia fra lavoratori e sindacalisti per “interruzione di pubblico servizio” sono state rese note dalla stampa, nulla da eccepire, chi ha sbagliato pagherà, chi si sente vittima di errore giudiziario avrà modo di esporre le proprie ragioni nelle sedi opportune; e gli altri? I veri responsabili dello sfascio continueranno a vivere tranquillamente? Gli oltre 50 milioni di inspiegabile debito pubblico li pagheranno i cittadini? Sembra proprio questo l’orientamento dell’Amministrazione, la delibera attualmente in discussione in Consiglio prevede la liquidazione dell’Atm e la creazione di una Spa su cui dirottare la parte produttiva dell’azienda, con la possibilità di esternalizzare verso ulteriori “privati” i servizi remunerativi. Il debito, manco a dirlo, tutto a carico dei cittadini. Noi non ci stiamo!». «Se i lavoratori ridotti alla fame», si prosegue, «sono stati condannati per aver denunciato con veemenza il loro disagio, è il momento di riequilibrare la bilancia della giustizia con le condanne di coloro che non pagano mai, la città ha il diritto di sapere il motivo per cui il Comune da anni boccia i bilanci Atm che per legge andrebbero ripianati. Se i bilanci sono falsi l’Amministrazione ha il dovere di denunciare i vertici aziendali, se invece sono bilanci plausibili il Comune, per legge, deve colmare le perdite di esercizio». In realtà «si ha la sensazione di una manovra auto-protettiva che attraverso la liquidazione dell’ormai ingombrante Atm tenta di dare il clamoroso colpo di spugna che salverebbe tutti, tranne i lavoratori. L’interruzione di pubblico servizio non si concretizza solo quando qualche lavoratore “indisciplinato” posiziona un cassonetto all’ingresso dell’azienda, il vero illecito va ricercato nell’inesistente parco macchine composto da pochi mezzi vetusti che spesso vanno in servizio oltre i limiti della sicurezza; l’interruzione del servizio va imputata a coloro che pretendono le prestazioni lavorative senza essere nelle condizioni di erogare i corrispettivi stipendi! A quale datore di lavoro sarebbe consentito di mantenere la produzione senza pagare il costo del lavoro?». L’Orsa conclude comunicando al dott. Alecci «che attualmente i lavoratori Atm attendono il pagamento della tredicesima mensilità e degli stipendi relativi a dicembre e gennaio, le notizie di merito che giungono dal Comune e dalla Regione non sono confortanti e i lavoratori hanno esaurito da tempo i risparmi e le forme alternative». Anche da qui la richiesta di un intervento prefettizio che a tutela dell’ordine pubblico convochi Regione, Comune, azienda e sindacati per la ricerca delle soluzioni.(fr.ce.)