MESSINA: Tutti i nodi della Camera di Commercio. Il presidente Messina ha pensato alle dimissioni: «Ma un capitano non lascia la nave». Savoja: C'è imbarazzo

28 gennaio 2012 Cronaca di Messina

L’approvazione del nuovo Statuto camerale, con le modifiche imposte dalla legge, è un provvedimento certamente degno di nota, soprattutto per le importanti novità che porta con sè e per il delicato momento storico in cui ciò è avvenuto. Ma tutte le attenzioni, nella seduta di ieri del consiglio della Camera di commercio, erano dedicate ad altro. Al centro della discussione, e non poteva essere altrimenti, ci sono finiti la bufera Confcommercio-Ascom, il reintegro del segretario generale Vincenzo Musmeci dopo la richiesta di pre-pensionamento, le visite degli ispettori regionali, i futuri assetti dell’ente camerale, che nei prossimi mesi sarà chiamato al delicato passaggio del rinnovo delle cariche. In particolare la bufera giudiziaria, che al momento sfiora solo indirettamente la Camera di Commercio, e il successivo polverone sollevatosi su Musmeci, avevano indotto il presidente dell’ente Nino Messina a rassegnare le dimissioni sia da numero uno della Camera sia da presidente della Confcommercio, salvo poi fare un passo indietro perché «un capitano non deve abbandonare la nave che rischia di affondare». Insomma, di Schettino ce n’è uno solo. È necessario fare ricapitolare. Musmeci è finito nel calderone dell’inchiesta Ascom, che coinvolge anche il deputato regionale “sospeso” Roberto Corona, in quanto presidente del Cda della stessa Ascom Finance dal luglio 2009 all’ottobre 2010. Musmeci è indagato per presunta violazione del Testo unico bancario ed emissione di false fidejussioni. Travolto dal ciclone, Musmeci ha deciso, due giorni prima di Natale, «a causa di una insostenibile pressione psicologica causata dai media per fatti estranei all’attività svolta da segretario generale» (parole estrapolate dal parere legale sul suo successivo reintegro), di chiedere di essere collocato in pensione. Il 27 dicembre il presidente Messina ha accolto l’istanza di Musmeci, ma il 19 gennaio scorso l’Inps ha respinto al mittente la richiesta, inducendo lo stesso Messina, come suggerito dall’avvocato Gaetano Sorbello a cui è stato chiesto un parere legale, di reintegrare Musmeci. Il tutto esattamente nel giro di un mese, circostanza che ha provocato la reazione della Cgil («i vertici dell’ente valutino l’opportunità del reintegro nelle funzioni di segretario generale»). Impossibile che ieri non si parlasse di tutto questo, di una serie di circostanze che hanno fatto tornare la Camera di Commercio alla ribalta delle cronache per fatti estranei alla natura dell’ente stesso, come avvenne nell’estate 2010 con l’inchiesta sui concorsi e le assunzioni (in cui lo stesso Musmeci era indagato). Nino Messina, dopo aver ammesso quanto «difficile» sia il momento, ha relazionato sulla visita ispettiva dei funzionari regionali inviati dall’assessorato alle Attività produttive, culminata con la consegna, il 9 gennaio scorso, di una relazione, redatta dallo stesso Messina e dai revisori dei conti, di una relazione «sui fatti che hanno determinato tale visita ispettiva». Sul caso specifico del pensionamento e del successivo reintegro di Musmeci (assente ieri per motivi di salute), «ritengo illuminante il parere espresso dall’avvocato Sorbello a cui ci siamo attenuti nell’assunzione delle relative decisioni. Di quanto avvenuto è stata trasmessa per conoscenza e competenza agli ispettori regionali apposita relazione». Interrompendo la lettura del testo preparato e andando a braccio, con fare accorato, Messina ha voluto ribadire che «sì, sono stati assunti provvedimenti in fretta, ma tutto è stato fatto rispettando gli interessi dell’ente e perché da parte nostra c’è sempre la presunzione d’innocenza». Messina ha chiarito, inoltre, che la stessa posizione di Musmeci nell’ambito dell’inchiesta del 2010 sui concorsi alla Camera di Commercio è stata archiviata, così come tutta l’inchiesta, dal gip Maria Vermiglio, su richiesta del pm Liliana Todaro. Tutto rientrato? Forse. Perché i volti di molti, ieri, dicevano più delle parole. Parole dure sono state pronunciate, invece, dal consigliere camerale Gino Savoja: «Sono contento per l’archiviazione, ma permangono una serie di fatti ancora non risolti positivamente. L’Ascom è una cosa, la Camera di Commercio è un’altra. Ma c’è una situazione di grande imbarazzo per tutti noi. Il nostro segretario generale non è stato rinviato a giudizio ma ha subito una serie di gravi provvedimenti. Mi sento garantista, ma questo non può metterci al riparo dalla preoccupazione. In fretta e furia era stato deliberato il pensionamento del segretario, in fretta e furia è stato chiesto un parere legale e in fretta e furia è stato reintegrato. Tutto questo mi lascia molto perplesso. Ciò che appare all’esterno è che sembra esserci un ente in cui si entra ed esce come si vuole, non al servizio degli interessi generali delle aziende. È innegabile che ci sia stata una compenetrazione profonda tra Camera di Commercio e Confcommercio, del resto hanno lo stesso presidente, e questa vicenda dovrebbe farci riflettere. Si vuole cambiare passo o si vuole continuare come se nulla fosse avvenuto?». Altrettanto accorato è stato l’intervento di Saro La Rosa, presidente dell’Azienda speciale speciale servizi alle imprese: «Ci sono state tante critiche immotivate, ingenerose e gratuite. Non si parla delle tante iniziative adottate da questo ente. Negli anni scorsi si è detto di tutto e di più, oggi la magistratura ha ripristinato la verità. Ed evitiamoci giudizi etici. Se si è garantisti lo si è fino in fondo. Non esiste atto della Camera che abbia a che fare con l’Ascom e dopo la comunicazione dell’Inps era un obbligo reintegrare il segretario generale. Messina si sarebbe dovuto dimettere? E per cosa, per dare la possibilità a Lombardo di nominare il 226esimo commissario?». Sebastiano Caspanello – GDS