MESSINA: «La mia prima e ultima crociera» L'incubo vissuto da una messinese. La commerciante Giusy Costa era a bordo assieme ai due giovani figli e a un nipote

29 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Aveva atteso questa vacanza con trepidazione; perché dopo un anno trascorso dietro al bancone della sua bottega di viale Boccetta, lei, la 39enne messinese Giusy Costa, questo periodo di relax se l’era meritato. Una vacanza tanto attesa perché desiderata da parecchio tempo, ma che per i motivi che ci vedono tutti ancorati al tran tran della nostra quotidianità, era sempre sfumata. Eppure stavolta c’erano tutte le condizioni per “staccare” finalmente la spina e godersi un periodo di autentico relax assieme ai suoi adorati figli. I due ragazzi, Cruz appena maggiorenne e Jason di 16 anni, avevano chiesto alla madre di coinvolgere pure il cugino Piero, 15 anni, cui erano particolarmente legati. Richiesta accordata da mamma Giusy che così si è portata al seguito tutti e tre. Partenza da Palermo sulla mitica Concordia: «Era una delle più belle e grandi della compagnia e anche per questo l’avevo scelta», si morde la lingua la signora. E via, il gigante del mare salpa in un’atmosfera elettrica, di grande fibrillazione come una crociera di questo calibro pretende. «Tutto bene – racconta la signora – la nave era magnifica. Ci siamo sistemati nella nostra confortevole cabina per poi subito iniziare a visitare la meravigliosa città galleggiante. E già. Il sogno è durato ben poco. Abbiamo fatto solo una notte e all’indomani sera è cambiata la nostra vita». Nella seconda giornata di navigazione la Concordia ha puntato verso Civitavecchia per imbarcare gli altri ospiti; alla sera, quando ha raggiunto le acque dell’isola del Giglio a bordo si serviva la cena di benvenuto. «Tutti più o meno eleganti, perché era il primo grande momento conviviale. Ricordo che poco prima del tragico botto, in tavola era appena arrivato un prelibato secondo di pesce. Poi d’improvviso quel sordo boato che ci ha lasciati tutti inconsapevolmente impauriti». In quel momento nessuno avrebbe potuto immaginare come sarebbe finita. «Buio e panico hanno preso rapidamente il sopravvento, seppure gli altoparlanti parlassero di problema elettrico. Balle. È scattato il fuggi fuggi, prima verso le cabine poi verso i punti di raccolta. Ci hanno detto di prendere i giubbotti salvagente e andare alle scialuppe. Un caos, mentre la nave iniziava a inclinarsi vistosamente. In quei momenti quasi ti si annebbia la vista per la paura. Sentivo addosso il peso della responsabilità verso i miei figli e verso mio nipote (ho chiamato mia sorella solo quando ho messo piede sulla terra ferma). A un certo punto li ho persi, tutti e tre, per poi ritrovarli in un altro punto della nave. Volevo morire… Non li ho mollati più, tenendoli stretti tutti a me fino alla fine. Grazie a mio figlio Cruz siamo riusciti a guadagnarci, fra i primi, il posto in scialuppa: lui è il più grande d’età, ma ha l’aspetto di un bambino e ci hanno favorito. Insomma, ce l’abbiamo fatta; ma ho perso tutto: duemila euro in contanti, un orologio prezioso, un ipad e un iphone; eppoi vestiti firmati e ben 12 paia di scarpe. Lasciamo perdere. Una cosa è certa: su una nave mai più». Tito Cavaleri – GDS