COSENZA: Quattro storie dimenticate di immigrazione, violenza. I numerosi stranieri che arrivano per cercare lavoro, oltre a sopravvivere in condizioni drammatiche, sono spesso protagonisti di episodi cruenti e morte

31 gennaio 2012 Mondo News

La Sibaritide è terra di immigrazione, soprattutto irregolare. Si parla molto degli stranieri che arrivano in quest’angolo di Calabria per lavorare in agricoltura, anzitutto nella raccolta degli agrumi, guadagnando poche decine di euro e sopravvivendo al limite della decenza in alloggi di fortuna, sfruttati da caporali e imprenditori senza scrupoli. Non si parla altrettanto, però, del legame sempre più stretto tra immigrazione e violenza che proprio tra Sibaritide e Pollino ha registrato molti, troppi episodi negli ultimi anni. Storie di uomini e donne vittime di omicidi opera di connazionali o comunque compagni di sventura, se non uccisi da mani ancora oggi ignote. È ancora senza soluzione, a esempio, il giallo della donna il cui cadavere è stato trovato il 16 dicembre 2010 nascosto sotto la sabbia di località Casoni, tra Marina e Laghi di Sibari. Era seminuda e aveva la testa sfondata da un corpo contundente. Era stata uccisa altrove e poi abbandonata sulla spiaggia della località costiera, lontano da occhi indiscreti.
Ha portato tre persone in carcere quali presunti responsabili la violenta esecuzione di Angelov Krasimir, il bracciante agricolo bulgari di 33 anni trovato morto a ottobre 2010 in una stradina del villaggio turistico Marina di Sibari. Una perla del turismo calabrese che d’inverno si svuota di turisti e riempie di immigrati cui imprenditori voraci e proprietari delusi fissato le villette. Krasimir, secondo la procura di Castrovillari, è stato colpito dopo una cena tre connazionali anche loro nella Sibaritide per lavorare in agricoltura. Gli è costato la vita un appezzamento pesante sulla fidanzata d’uno dei commensali.
Nell’aprile dell’anno passato l’ennesimo racconto di morte… straniera. Un manovale romeno è spirato dopo atroci sofferenze a causa delle ferite e lesioni interne provocate da una caduta del balcone della casa in cui viveva nel centro storico di Cassano. Gli inquirenti hanno chiuso il fascicolo come un incidente, ma sono molti i dubbi rimasti senza risposta. Ha un responsabile ma resta un episodio cruento come pochi altri l’omicidio del romeno Adrian Anghel massacrato a colpi di accetta lo scorso novembre in una casa popolare di Castrovillari da Francesco Carmine Oliveto. Il giovane ucciso, giunto in Italia per cercare fortuna, viveva di espedienti ed è stato ferito a morte una manciata di giorni dopo essere uscito dal carcere. E non vanno dimenticati i numerosi stranieri vittime d’incidenti stradali poiché investiti da auto che non s’accorgono di loro mentre camminano o pedalano lungo le arterie della zona, magari verso o di ritorno dal lavoro. Domenico Marino – GDS