MESSINA: A giudizio l'ex procuratore aggiunto Siciliano, il rettore Tomasello ed il prof. Tigano

31 gennaio 2012 Cronaca di Messina

tomasello

IL RETTORE TOMASELLO (FOTO DI GIACOMO)

Tre rinvii a giudizio e tre proscioglimenti sono stati decisi oggi pomeriggio dal Gup di Reggio Calabria Francesco Petrone a conclusione dell’udienza preliminare per il cosiddetto “Caso Siciliano”sulla gestione di alcuni fascicoli, condotti in prima persona dall’ex procuratore aggiunto di Messina, Pino Siciliano. Il gup Francesco Petrone ha rinviato a giudizio al 10 maggio prossimo il giudice Pino Siciliano, il Rettore dell’Università di Messina Franco Tomasello e il docente universitario e legale del Comune di Messina, Aldo Tigano. Quest’ultimo è stato prosciolto dall’ipotesi di reato di falso e dovrà rispondere di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Prosciolti da tutti i capi d’imputazione il medico Adolfo De Meo, Francesco Siciliano, avvocato e ricercatore all’Università e figlio dell’ex procuratore aggiunto ed il collega di studio Fabrizio Maimone Ansaldo Patti. Hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato l’ex coordinatore provinciale dell’Udc, Michele Caudo, ed il liquidatore di Impregilo, Domenico Occhipinti, che saranno giudicati il 22 maggio prossimo. Il “caso Siciliano” fu avviato dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e culminò nel 2009 con gli arresti domiciliari inflitti all’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano. L’inchiesta toccò poi l’Università, il Policlinico e l’Ufficio urbanistica del Comune di Messina. Nell’ampio faldone vi erano inserite diverse vicenda. Nella prima la Procura contestò a Siciliano la tentata concussione per la ristrutturazione dell’Hotel Castellamare di Taormina. Un altro capo d’imputazione, cioè un’altra tentata concussione, riguarda il magistrato Siciliano, Occhipinti e Caudo per la vicenda Impregilo-Comune di Taormina, che per diversi anni hanno avuto un contenzioso di natura civilistica. Poi vi è il caso di concussione che riguarda sempre Siciliano per la destinazione urbanistica dell’area in cui si trovava lo stabilimento dei Molini Gazzi. E infine l’ultima ipotesi che riguarda l’ex procuratore aggiunto, ancora concussione, e riguarda le Zps, le zone a protezione speciale, al Comune di Messina. C’è poi un’ altra vicenda che vede coinvolto l’ex procuratore aggiunto, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento poiché attraverso il comune amico Michele Caudo avrebbe segnalato all’allora dirigente dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio Minutoli, che era in corso un’indagine sul suo conto e che era sottoposto a intercettazione telefonica. E c’è ancora il caso dell’ex direttore generale del Policlinico Caratozzolo che nel 2006 ebbe un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello. Caratozzolo alla fine fu allontanato. Per questa vicenda furono indagati Siciliano, il rettore Tomasello e il prof. Tigano, per rivelazione di segreti d’ufficio.

Caso Siciliano, tre rinvii a giudizio.
Erano le sei del pomeriggio, ieri, quando al Cedir di Reggio Calabria è stato messo un primo punto fermo processuale sul caso dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano e delle altre sette persone coinvolte nell’inchiesta, che erano imputate, a vario titolo, per concussione, rilevazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, abuso, falso e truffa. La decisione del gup Petrone a conclusione dell’udienza preliminare è stata parecchio complessa rispetto al quadro accusatorio iniziale. Ecco il dettaglio. Il giudice ha deciso il rinvio a giudizio per l’ex magistrato Siciliano (per sette capi d’imputazione), per il rettore dell’Università di Messina Franco Tomasello e per il prof. Aldo Tigano (entrambi per lo stesso e unico capo d’imputazione, rivelazione di segreto d’ufficio in concorso con l’ex magistrato messinese). E per questo troncone d’inchiesta, il principale, l’inizio del processo è stato fissato al prossimo 10 maggio. Il gup Petrone ha poi prosciolto dall’accusa di falso in atto pubblico il prof. Tigano e il medico Adolfo De Meo (per quest’ultimo si tratta dell’unico capo d’imputazione contestato sin dall’inizio), con la formula «perché il fatto non sussiste», e ancora ha prosciolto dall’accusa di truffa il figlio dell’ex magistrato, l’avvocato e ricercatore universitario Francesco Siciliano, e l’allora socio di studio, l’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti, sempre con la formula «perché il fatto non sussiste». Per il dott. De Meo e per gli avvocati Francesco Siciliano e Fabrizio Maimone Ansaldo Patti si tratta quindi di proscioglimenti totali dalle accuse contestate inizialmente: secondo il gup quindi il dott. De Meo non siglò alcun certificato medico compiacente al prof. Tigano per consentirgli di non partecipare ad una commissione d’esame; Siciliano e Maimone non truffarono l’ateneo peloritano facendo percepire al Siciliano lo stipendio di ricercatore universitario, il primo esercitando la professione forense e il secondo come socio “occulto” di studio per non fare figurare il primo. Con il rinvio a giudizio a carico del rettore Tomasello e del prof. Tigano, in concorso con l’ex magistrato Siciliano, rimane invece in piedi per i due docenti universitari solo l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio legata al caso Caratozzolo, l’ex dg del Policlinico che nel 2006 fu al centro di un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello, fino ad arrivare alla sua defenestrazione. Secondo l’accusa l’ex magistrato avrebbe rivelato ai due docenti alcuni particolari degli accertamenti d’indagine sulla vicenda. Per questa parte non era più prevista da tempo, dopo l’archiviazione, la corruzione a carico del rettore e dell’ex magistrato, contestata nella prima fase dell’inchiesta. Sono infine sette i capi d’imputazione per i quali è stato rinviato a giudizio l’ex magistrato Pino Siciliano, così come aveva richiesto all’udienza scorsa il pm Rocco Cosentino, per un’inchiesta gestita all’epoca personalmente dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi, con l’apporto della Squadra Mobile di Messina. Altra tappa processuale ancora in piedi quella per i due riti abbreviati ottenuti dall’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo e dall’ex liquidatore della Impregilo, Domenico Occhipinti, che compariranno davanti al gup di Reggio Calabria il prossimo 22 maggio. NUCCIO ANSELMO – GDS