LETTERATURA: Stefano D'Arrigo e il capolavoro annunciato. Ecco una lettera inedita dello scrittore invitato a presentare a Messina l'"Horcynus Orca"

10 Febbraio 2012 Culture

Mi sono soffermato spesso, in vari articoli su questo giornale, sulla mia amicizia con D’Arrigo. Qui vorrei ricordare il modo abbastanza singolare in cui nacque, nel marzo del 1975, subito dopo l’uscita dell'”Horcynus”. Il “capolavoro annunciato”, come si ricorderà, divise il mondo letterario. Tanti lo definirono immediatamente un classico, altri, invece, nel criticarne la smisuratezza, si affannarono a pescare, qui e là, momenti di stanchezza, aporie, incongruità, oscurità. Io seguii con attenzione il dibattito critico sull’opera, non condividendo i rilievi mossi al libro, che mi suscitarono insofferenza per la superficialità dei giudizi, amarezza per la evidente tendenziosità, indignazione. Soprattutto verso l'”Espresso”, che lo stroncò, con acrimonia, sufficienza, senza argomentazioni, né un’analisi ragionata. Scrissi un pezzo, proprio sulla “Gazzetta del Sud”, dal titolo significativo: Horcynus e i saprofiti, che era un attacco violento, mirato, contro i suoi detrattori, primo fra tutti il critico del settimanale in questione. Concludevo con un paradosso, del quale peraltro ero profondamente convinto, e cioè che il libro non fosse per nulla lungo, anzi finisse troppo presto. In effetti, il cambio di passo delle ultime duecento pagine, una sorta di epilogo à la maniére de Joyce (il famoso ‘monologo interiore’ finale dell’Ulisse), mi lasciava insoddisfatto. Avrei preferito navigare ancora fra le onde maestose del libro. D’Arrigo ebbe modo di leggere l’articolo e lo apprezzò. Ma il mio nome non gli diceva nulla. Si convinse che il pezzo fosse di Pugliatti, il quale si sarebbe nascosto dietro uno. pseudonimo. Non saprei dire perché, forse per gli accenni che facevo alle qualità musicali del linguaggio dell’Horcynus, o, più semplicemente, perché sperava che Pugliatti, per il quale egli, come quasi tutti i messinesi, nutriva una sconfinata ammirazione, si interessasse al romanzo. D’Arrigo mandò perciò un suo amico, un magistrato, a svelare il mistero di chi si celasse dietro il mio nome. L’indagine fu, naturalmente, breve e facile. L’improvvisato investigatore appurò subito che io. esistevo, e vivevo a Messina, dove, oltre che dirigere un ufficio pubblico, facevo il regista (col benemerito “Teatro Struttura”). Mi venne a trovare, e mi rivelò il motivo della sua visita, aggiungendo che D’Arrigo desiderava conoscermi. Alla prima occasione, andai a trovare Stefano a Roma. Da allora nacque una vera, profonda amicizia, che durò fino alla sua morte. Con frequenti incontri, scambi di lettere, biglietti, telegrammi, ma anche con lunghi silenzi. Eravamo entrambi due persone inclini alla solitudine e, quando il rapporto tendeva a diventare troppo coinvolgente, quasi per un tacito accordo, ci ritiravamo, pur restando, comunque, inalterato il sentimento di fondo. Una delle iniziative che presi, subito dopo aver incontrato D’Arrigo, fu quella di organizzare una sua celebrazione a Messina, convincendo il Sindaco a dargli la cittadinanza onoraria (anche se considerato sempre messinese, in effetti era nato ad Alì, un paese vicino). Chiesi naturalmente a Stefano la sua disponibilità. Mi rispose con questa lettera:
Roma 8 sett. 1975. Caro dottor Familiari, io non me ne ricordavo più, io che non ho più memoria: mia moglie però, ora che Lei me ne ha scritto, ricorda benissimo che per la verità Antonio mi parlò del Suo progetto riguardo all’Horcynus e al ‘Codice siciliano’, e me ne parlò col calore e la simpatia che lui (come tutti i “bellissimi” La Rocca, del resto – era il magistrato incaricato di svelare il. “mistero” dell’autore dell’articolo) manifesta per le persone di cui condivide le idee e le opere. Se colpa c’è, dunque, (ma di colpa, ovviamente, non si potrebbe in ogni caso parlare per Antonio) questa è solo mia: mia o come dire, della mia memoria che da tempo, da anni ormai, è tale, che non posso proprio contarci più. Questo per dirle, per pregarla di scusarmi, venendo ora, nei particolari, alla Sua graditissima lettera. E posso dirle che è di mio gradimento che sia presentato a Messina l’Horcynus: per me, è da dire, è una grande, vera gioia. Quanto alla forma della presentazione, preferisco naturalmente quella ‘culturale’, lasciando libero Lei (che sta sul posto, “legato”, vedo, all’Assessorato) di decidere come ritiene. Riguardo poi alla mia presenza a Messina per quell’occasione, può immaginare come ne sarei felice, felicemente curioso di assistere alla “prima”, percosidire, dell’Horcynus. Oggi come oggi, però, non sono in grado di dirle quando potrei essere a Messina, per il fatto che sono stato invitato negli Stati Uniti e in Svezia, io con mia moglie, in un periodo di mia scelta, ma non ho ancora deciso nulla. Sono passati mesi però dall’invito e ormai dovrei proprio decidermi. Ma, a parte me, a parte cioè la mia possibilità di essere a Messina in un periodo piuttosto che in un altro, Lei intanto, relativamente ai programmi del Suo Teatro, non avrebbe in mente un periodo a Suo giudizio più conveniente, o più auspicabile di un altro, da farmi conoscere? Gliene sarei sinceramente grato. Io, da parte mia, Le farò sapere quello che avrò deciso circa il mio viaggio negli Stati Uniti e/o in Svezia. Per il momento, La ringrazio, davvero commosso, per il Suo interesse, passato e futuro, all’Horcynus, e assieme ai miei più vivi complimenti, a Lei, ai Suoi attori (e anche alla Signora Paola Gullì Pugliatti che ha scritto l’ammirevole presentazione) per Le Baccanti, La prego di gradire i saluti e gli auguri più cari dal Suo Stefano D’Arrigo. Il convegno sull’Horcynus si tenne a Messina il 15 e 16 maggio dell’anno successivo, con la partecipazione di Walter Pedullà, che tenne una prolusione dal titolo Il ‘Leviatano’ di Stefano D’Arrigo, di Claudio Marabini (Dal Codice all’Horcynus), e di Orazio Costa, che presentò e lesse, con una straordinaria capacità interpretativa, due capitoli del romanzo (il dialogo fra ‘Ndria Cambria e Ciccina Circè, e quello di ‘Ndria col padre). Rocco Familiari – GAZZETTADELSUD