IL PROCESSO: MAURO ROSTAGNO con la sua tv dava fastidio a molti. Il racconto del pentito Angelo Siino

1 marzo 2012 Mondo News

«Francesco Messina Denaro, parlandomi di Mauro Rostagno, mi disse: «se senti parlare questo giornalista ‘ti arrizzano li carni; è un curnutu”». Lo ha detto il collaboratore di giustizia Angelo Siino ieri nella deposizione in Corte d’assise a Trapani, nell’ambito del processo per l’uccisione del giornalista e sociologo, avvenuta il 26 settembre 1988 a Valderice. Due gli imputati: il boss Vincenzo Virga (mandante) e Vito Mazzara, accusato di essere uno dei killer. Siino ha specificato alla Corte che Francesco Messina Denaro ha lasciato intuire «chiaramente» che sarebbe intervenuto per fermare Rostagno. «Del fatto informai subito Puccio Bulgarella (editore di Rtc, l’emittente dove lavorava Rostagno, ndr) che si mostrò preoccupatissimo», perchè considerando Rostagno “un cane sciolto”, mi disse che non sarebbe stato facile fermarlo. Siino, rispondendo alle domande del pm della Dda di Palermo, Gaetano Paci, ha detto di aver incontrato per la prima volta il boss Vincenzo Virga, in un ristorante di Partinico. «Me lo presentò Salvatore Genovese, un mafioso il cui padre apparteneva alla banda di Giuliano». Il collaboratore ha ricordato che, «per prima cosa Virga mi chiese se io fossi amico di Giuseppe Maurici (oggi presidente dell’Asi di Trapani). Gli risposi di sì. E specificai che conobbi Maurici nel mondo dell’automobilismo, in quanto coltivavamo la stessa passione per le auto. Virga mi disse, secco: “io a chissu (a Maurici, ndr) l’avissi ammazzari, picchì mi mancau di rispettu”». Siino ha riferito che «Maurici, stando a quello che mi disse Virga, voleva acquistare un’impresa senza chiedergli il permesso». Siino ha anche parlato di appalti, ricordando che a Cosa Nostra andava il 2% e ai politici il 5%. Ha deposto poi Caterina Ingrasciotta, vedova Bulgarella, editrice di Rtc, l’emittente televisiva dove lavorava il sociologo assassinato: «Prima e dopo l’uccisione di Rostagno, ho incontrato con mio marito a Palermo e a Roma Angelo Siino. E lui, ricordo che ci disse che c’era chi si lamentava degli editoriali di Rostagno». Una circostanza «che abbiamo comunicato a Mauro, com’è giusto che fosse». La teste ha anche detto che in un incontro tenutosi a Roma, con suo marito e Siino, c’era pure il boss, ora pentito, Giovanni Brusca. «Ma io non lo conoscevo. Soltanto anni dopo, attraverso i giornali, ho capito che quella persona che abbiamo incontrato a Roma fosse Brusca». Il 21 ottobre 2009, la teste disse ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che, oltre a Siino, altri si erano lamentati degli editoriali del giornalista: «molte persone a Trapani ce lo avevano chiesto» di ridimensionare Rostagno. Ieri in aula ha invece detto: “Era un comune sentire, non collegabile a nomi e cognomi specifici. Era un’atmosfera, si sussurrava, e noi lo percepivamo. Forse, allora, mi sono espressa male: mai nessuno esplicitamente mi ha chiesto di ridimensionare la presenza di Mauro Rostagno in tv o addirittura di interrompere i rapporti con lui».