LE NOSTRE FOTO, IL RACCONTO DEL DALLA 'MESSINESE' A CASA SERENA: ADDIO E GRAZIE GRANDE POETA. E' INIZIATO IL TUO SECONDO TEMPO… 'Tu mi hai detto "chiudi gli occhi e riposa" e io adesso chiudo gli occhi…'

1 marzo 2012 Culture

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FOTOGRAFIE DI ENRICO DI GIACOMO

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LUCIO DALLA A CASA SERENA NEL GENNAIO 2010 – FOTO: DI GIACOMO


Lucio “vecchietto” a Casa Serena. L’allegria contagiosa: «Non smettiamo mai di sperare in qualcosa d’inatteso».

«Anch’io sono anziano e ne sono orgoglioso». Era venuto per far visita agli ospiti di Casa Serena, per far trascorrere loro un pomeriggio d’allegria e invece è stato lui a ringraziare i “vecchietti”, stringendo la mano a ciascuno, abbracciando le signore più arzille, dando buffetti e pacche sulle spalle. Lucio Dalla da Messina è passato più volte, in fondo era di casa in Sicilia, aveva allestito “rifugi” non solo sulle pendici dell’Etna, ma anche a Taormina e alle Isole Eolie. Amava questa terra «alla follia», come disse un giorno guardando il panorama della baia di Giardini Naxos. Ma quel sabato pomeriggio del 9 gennaio 2010 resterà negli annali delle cronache cittadine, perché l’incontro tra il cantautore bolognese e la comunità di Casa Serena è stato tra le pagine più belle, allegre, positive e vitali degli ultimi anni. «Il mio essere qui – citiamo un passaggio del suo discorso, riportato nell’articolo a firma di Elisabetta Reale – è un ritrovarsi tra amici. Vi invito a cogliere ogni cosa di bello che la vita, in ogni sua stagione, ha da offrirvi, con allegria e con un sorriso, vi esorto ad apprezzare quello che avete, non smettendo mai di sperare in qualcosa di inatteso». Non poteva mancare il momento musicale e Lucio ha fatto cantare tutti gli anziani di Casa Serena con la sua “4 Marzo 1943”, con l’hit sempreverde, conosciuto dai novantenni e dai ragazzini, «Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare, parlava un’altra lingua, però sapeva amare… E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino…». Atmosfera magica, “trasportata” poi al Teatro dove in serata Dalla ha sciorinato il suo repertorio, accompagnato dall’Orchestra del Vittorio Emanuele, con una girandola di canzoni una più bella dell’altra, da “Piazza Grande” a “Balla balla ballerino”, dalla meravigliosa “Anna e Marco” all’inno alla vita racchiuso nella poesia di “Futura”. Lucio Dalla si era esibito anche altre volte in riva allo Stretto. Sarebbe dovuto venire con Francesco De Gregori ma il tour di “Banana Republic”, nel 1979, si fermò a Reggio Calabria. Ricordiamo, però, la calda serata del 30 agosto 1985 quando in un “Celeste” stracolmo offrì due ore di grande spettacolo, accompagnato dagli “Stadio”. Particolarmente emozionanti, nel ricordo di chi era presente in quell’occasione, alcune canzoni che forse oggi non sono tra le più conosciute dell’artista emiliano: “Tango”, “La sera dei miracoli”, “Quale allegria” e la splendida “Stella di mare” cantata come “bis” in omaggio a Messina e al suo Stretto. Nell’estate organizzata dall’associazione “Azzurra” di Gino Mazzullo, Dalla fece il suo ritorno in città, con un concerto applauditissimo in Fiera. Era l’alba degli Anni Novanta e proprio in quell’occasione Lucio si confermò un impareggiabile talent scout, lanciando per la prima volta un cantante allora del tutto sconosciuto, Samuele Bersani. Quindi le tre serate del gennaio 2010 organizzate dall’Ente Teatro. Inutile citare i tanti concerti nel magico scenario del Teatro Greco di Taormina. Il Dalla cantautore e raffinato musicista è già nella storia culturale e musicale del Paese, ma il Lucio “anziano” che gioca e ride con i suoi “colleghi” di Casa Serena è un ricordo tutto nostro. Lo custodiamo gelosamente. LUCIO D’AMICO – GDS


IL RICORDO DI MELO FRENI: Quella casa ai piedi dell’Etna vicino a Battiato.

Con Lucio Dalla eravamo molto amici. Era facile, come capo redattore delle rubriche culturali del TG1 per molti anni, che li conoscessi un po’ tutti i personaggi e i protagonisti della cultura e dello spettacolo, e non soltanto quelli italiani. Ma soltanto con alcuni di essi si stabiliva quel feeling per cui l’incontro, la conoscenza e la frequentazione, si trasformavano in occasione di amicizia, di simpatia, di stima. Uno di questi casi fu, appunto, con Lucio, che ancora abitava in vicolo Mariscotti, a Bologna, dove era cresciuto con sua madre, che faceva la bidella. Mi diede la più grande dimostrazione di affetto quando gli chiesi se veniva a partecipare per me, senza una lira di compenso, ad una “Serata della musica” dedicata al ricordo di mio padre. Eravamo a Milo, sulle falde dell’Etna, dove aveva trasformato una stalla in un elegante piede a terra, per avere una casa vicino a quella di Franco Battiato e dove ci tornava molte spesso. Non se lo fece dire due volte, anzi ne fu pure contento. Era il 1994 e da tre anni organizzavo in agosto tre serate musicali a Castroreale, sulla scorta della mia quasi ventennale presenza attiva al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Vi intervenivano nomi e formazioni tra i più famosi del mondo artistico italiano, quali Franco Battiato, Franco Mannino, l’Orchestra di Musica leggera della RAI, gli “Armonici” di Palermo, il “Quartetto Nazionale della Fisarmonica” di Castelfidardo, Francesco Manara primo violino del Teatro alla Scala di Milano, una volta anche il “Quartetto di musica antica” del Conservatorio di Parigi, e così via per nomi e nomi sempre ad altissimo livello. Madrina del piccolo-grande festival era Micol Fontana, famosta stilista che vestiva nel mondo dive e regine. E tutti vi intervenivano gratuitamente, per amicizia e simpatia. In questo contesto si inquadra la presenza di Lucio a Castroreale, dove fu anche contento di incontrare i figli di Giovannino Guareschi, altro mito emiliano, che erano venuti da Busseto con tanto di furgone pieno di cimeli, compreso il “guzzino”, per celebrare i cinquant’anni dell’uscita del primo film di “Don Camillo”. C’è di più: per venirci, lui che amava tanto il mare, si fece accompagnare in barca a Milazzo da suoi amici che veleggiavano verso le Eolie, di cui era davvero innamorato. Ma il particolare curioso, durante la serata, fu lo scherzo che tese a Pietro Ballo, gran tenore di vaglia, al quale chiese di cantare in duetto “Caruso” ; ebbene, impostò la canzone su un tono così alto che ad un certo momento il lirico non poté più seguirlo. Finì tra gli applausi ed una simpatica risata generale, poi ciascuno dei due cantò il suo “Caruso” ed in tante occasioni, dopo, quest’episodio lo ricordava in allegria. «Oh, quelle ulive salate !» Della cena di quella sera ricordava sempre le ulive salate. «Quando ritorneremo a Castroreale? Quando un giorno gli dissi, eravamo nel teatro greco di Taormina, che quelle “serate della musica” non si sarebbero fatte più perché a Castroreale (nonostante la gratuità) non le volevano, fu molto esplicito nella risposta che mi diede. «Va bene, tu me lo dici, ma io non ci credo». Era un fervido credente Lucio Dalla e chissà dove è andato a cantare. Qui sappiamo che è legge della vita: ogni inizio ha una fine, si nasce e si muore. Addio vecchio amico! MELO FRENI