Arrestati tre funzionari del Comune di Messina ed un imprenditore. L’accusa è di concorso in disastro doloso e smaltimento illecito di rifiuti. L'inchiesta principale riguarda venti indagati. TUTTI I NOMI

Francesco AJELLO, Angelo CAMINITI e Letterio RODILOSSO sono i tre funzionari del Comune di Messina arrestati, nella serata di ieri, dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, in collaborazione con quelli delle Stazioni di Montalbano Elicona e Furnari e della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto. Insieme ai tre funzionari è stato tratto in arresto anche un imprenditore di Caronia (ME), Antonino LAMONICA, della ditta “LAMONICA GIUSEPPE SRL” con sede a Caronia, che si occupa tra l’altro di lavori edili, lavori di igiene ambientale e lavori inerenti la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti alternative. Per tutti e quattro l’accusa è di concorso nei reati di disastro doloso, distruzione e deturpamento di bellezze naturali e smaltimento illecito di rifiuti in territorio in cui vige lo stato di emergenza nello specifico settore, commessi presso il secondo modulo della ex discarica r.s.u. sita nella Contrada Formaggiara del Comune di Tripi (ME). L’intervento dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catania, scattato nella mattinata di ieri presso la discarica in fase post mortem sita nella Contrada Formaggiara del Comune di Tripi (ME), si inquadra nell’ambito di una più ampia attività d’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, Dott. Salvatore DE LUCA e diretta dai Sostituti Procuratori Dott. Francesco MASSARA, Dott. Giorgio NICOLA e Dott. Fabio SOZIO. L’indagine riguarda ipotesi di reato di disastro colposo e omissione di atti d’ufficio a carico di diversi funzionari pubblici ed amministratori di società operanti nella gestione dei rifiuti della citata discarica, a seguito di ripetuti episodi di perdita di percolato dal modulo secondario dell’impianto gestito dal Comune di Messina. I Carabinieri del NOE, nel corso dell’attività di accesso disposto dai magistrati della Procura barcellonese, notavano che nell’area del modulo secondario della discarica, ove sono in corso lavori di somma urgenza commissionati dal Comune di Messina per la messa in sicurezza del sito, si stava realizzando uno sversamento di acque frammiste a percolato di discarica nel sottostante torrente Tallarita. In particolare, secondo quanto accertato dai militari del Nucleo altamente specializzato dell’Arma, la ditta incaricata dei suddetti lavori di messa in sicurezza stava realizzando, mediante l’utilizzo di un mezzo d’opera, un canale di scolo attraverso il quale il percolato affiorato dal fondo della discarica, un tempo utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Messina, veniva convogliato in un pozzetto di raccolta delle acque meteoriche che recapitava direttamente nell’alveo del vicino torrente Tallarita. Sul posto, i Carabinieri hanno effettuato rilievi fotografici anche con il supporto di un velivolo del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania, mentre il personale tecnico della Struttura Territoriale di Messina dell’ARPA Sicilia, subito intervenuto a richiesta dei Carabinieri del NOE, ha effettuato numerosi campionamenti lungo il percorso creato per lo smaltimento del percolato e nel tratto di torrente immediatamente a valle rispetto al punto dove è stata accertata l’immissione dello stesso nel citato corso d’acqua.


MESSINA: Arrestati tre funzionari e un imprenditore. I carabinieri del Noe hanno fermato Francesco Ajello, Angelo Caminiti, Letterio Rodilosso e il geom. Antonio Lamonica di Caronia.

Al centro di tutto c’è il disastro ambientale della discarica di contrada Formaggiara a Tripi, soprattutto il cosiddetto “secondo modulo”. E dopo l’inchiesta della Procura di Barcellona chiusa un mese addietro, che vede indagate venti persone, mercoledì la clamorosa svolta s’è avuta con un blitz sul luogo dei carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico di Catania, che su delega dei sostituti Francesco Massara e Giorgio Nicola hanno arrestato “in flagranza di reato” tre funzionari del Comune di Messina e un imprenditore di Caronia, con le accuse di concorso in disastro doloso, distruzione e deturpamento di bellezze naturali e smaltimento illecito di rifiuti in territorio in cui vige lo stato di emergenza. Un blitz cui hanno preso parte anche i carabinieri delle Stazioni di Montalbano Elicona e Furnari, nonché quelli della Compagnia di Barcellona. Si tratta dell’ingegnere Francesco Ajello, 53 anni, dirigente dello staff di Protezione civile e capo del dipartimento Sicurezza sui luoghi di lavoro del Comune di Messina, nonché rup del procedimento per i lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza della discarica; dell’architetto Angelo Caminiti, 45 anni, istruttore tecnico in servizio al dipartimento Sanità, ambiente, tutela pubblica e privata incolumità del Comune di Messina, progettista e direttore dei lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza della discarica; del geometra Letterio Rodilosso, 42 anni, istruttore tecnico al dipartimento Espropriazioni del Comune di Messina, componente del gruppo di lavoro quale progettista e direttore dei citati lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza della discarica; infine del geometra Antonino Lamonica, 45 anni, dipendente della ditta “Lamonica Giuseppe Srl” con sede a Caronia, che si occupa tra l’altro di lavori edili, d’igiene ambientale e realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti alternative. I quattro dopo l’arresto di mercoledì sera sono stati contestualmente convocati ieri pomeriggio alla Procura di Barcellona dal sostituto Fabio Sozio per procedere a un accertamento tecnico non ripetibile. In parole povere sono iniziate, e sono proseguite fino a tarda sera, le operazioni per l’esame dei campioni di liquido che il Noe ha prelevato mercoledì nel sito di smaltimento con i tecnici di Messina dell’Arpa Sicilia. E si sono presentati ovviamente con i loro legali di fiducia, gli avvocati Giovanni Caroé, Salvatore Versaci, Antonello Scordo, Alessandro Pruiti e Filippo Cangemi. L’intervento dei carabinieri del Noe è scattato dopo ripetuti episodi di perdita di percolato dal modulo secondario dell’impianto, che è gestito dal Comune di Messina. E i militari nel corso della cosiddetta “attività di accesso” disposta dalla Procura barcellonese mercoledì hanno notato che nell’area del modulo secondario della discarica, dove sono in corso lavori di somma urgenza commissionati dal Comune di Messina per la messa in sicurezza, si stava realizzando uno sversamento di acque frammiste a percolato di discarica nel vicino torrente Tallarita. Ecco perché tecnicamente è scattato “l’arresto in flagranza”, perché si ipotizza che il reato era in fase di realizzazione. In concreto la ditta incaricata dei lavori di messa in sicurezza stava realizzando, con un trattore, un canale di scolo attraverso il quale il percolato veniva convogliato in un pozzetto di raccolta delle acque meteoriche che s’immetteva direttamente nell’alveo del torrente Tallarita. NUCCIO ANSELMO – GDS

La vicenda.
Tre funzionari del Comune di Messina e un imprenditore di Caronia sono stati arrestati dai carabinieri nell’ex discarica di Rsu di Contrada Formaggiara a Tripi per concorso in disastro doloso e smaltimento illecito di rifiuti. Si tratta dell’ingegnere Francesco Ajello, dell’architetto Angelo Caminiti, del geometra Letterio Rodilosso e del geometra Antonino Lamonica, dipendente della ditta “Lamonica Giuseppe Srl” di Caronia. Secondo i carabinieri si stava realizzando uno sversamento di acque frammiste a percolato di discarica nel vicino torrente Tallarita.

L’inchiesta principale riguarda venti indagati.
Non più tardi di un mese in questa ennesima storia di rifiuti e discariche due sostituti della Procura di Barcellona, Francesco Massara e Giorgio Nicola, avevano inviato un atto di conclusione delle indagini preliminari controfirmato dal capo dell’ufficio, il procuratore Salvatore De Luca, a venti persone. Si trattava di tecnici, geologi, funzionari comunali, imprenditori che in qualche modo avevano avuto a che fare in passato con il sito di smaltimento: Gisella Galante, di Patti; Giovanni Fornaia, di Enna; Francesco Ajello, di Messina; Valerio Cigala, di Barcellona; Vincenzo Carditello, di Messina; Antonino Miloro, di Messina; Antonino Conti, originario del Varesino; Giuseppe Aveni, di Tripi; Giuseppe Carmelo Sottile, di Messina; Orazio Nicosia, di Messina; Domenica Lauria, di Matera; Marilena Maccora, di Patti; Alessandro Visalli, di Messina; Vincenzo Schiera, di Palermo; Michele Rotella, di Barcellona; Alfonso Schepisi, di San Piero Patti; Fortunato Lipari, di Tripi; Giovanni Randazzo, di Palermo; Roberto Viani, di S. Agata Militello; Salvatore Antonino Favosi, di Roccalumera. Tutta l’inchiesta ruota essenzialmente intorno a due ipotesi di reato ben precise per quel che riguarda le contestazioni accusatorie, vale a dire per un verso il disastro ambientale legato alla realizzazione del secondo modulo della discarica, e in questo caso si tratta del profilo più importante, e per altro verso l’omissione di atti d’ufficio che si sarebbe concretizzata secondo la procura barcellonese a livello di controllo amministrativo una volta realizzato tutto. Il disastro ambientale viene contestato a Galante, Fornaia, Ajello, Cigala, Carditello, Miloro, Conti, Nicosia, Lauria, Maccora, Visalli, Schiera, Schepisi, Lipari, Randazzo, Viani, Favosi e Rotella, per fatti che secondo i magistrati si sono verificati sino al novembre dello scorso anno ma con condotte che sono ancora in corso (ecco il blitz di ieri dei carabinieri del Noe di Catania). L’altro profilo, quello dell’omissione di atti d’ufficio, in sostanza il non aver vigilato con il reato ambientale in corso, viene invece contestato a due sindaci di Tripi, l’ex primo cittadino Sottile (la contestazione è fino al 24 aprile del 2009), e all’attuale, Giuseppe Aveni, e anche ai funzionari Francesco Ajello e Vincenzo Schiera. La contestazione del disastro ambientale per la discarica di Tripi è piuttosto complessa poiché entrano in gioco i singoli ruoli ricoperti dagli indagati nella vicenda, tra Messina e Tripi, e sin dal lontano 2003. Ecco alcuni profili-chiave. Schepisi e Lipari entrano in gioco come redattori del progetto definitivo, Carditello come redattore del progetto esecutivo, Randazzo e Viani come sottoscrittori della relazione geologica, Cigala in qualità di Rup, cioé responsabile unico del progetto; questo team di professionisti avrebbe progettato e realizzato il secondo modulo della discarica violando la normativa ambientale del 1984, sostanzialmente non scegliendo l’area adatta, non valutando la falda presente, non prevedendo un sistema di impermeabilizzazione della vasca di raccolta del percolato, non prevedendo l’azione dei forti venti della zona (sono solo alcune delle prescrizioni tecniche che secondo l’accusa non sarebbero state rispettate). Favosi entra in gioco invece come tecnico collaudatore. Nicosia è indagato come legale rappresentante della ditta Giano Ambiente s.r.l., l’imprenditore Rotella in qualità di esecutore materiale delle opere.(n.a.)

Rifiuti smaltiti a 900 metri sul livello del mare: contro le prescrizioni.
Il dopo Portella Arena si chiama Tripi. L’avventurosa impresa avviata dal Comune di Messina per smaltire i rifiuti “fuori porta” sulle montagne di contrada Formaggiara di Tripi, a ben 900 metri sul livello del mare, inizia il 30 maggio del 2002. Quasi dieci anni fa veniva infatti sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Comune di Messina e quello di Tripi. Esattamente il 30 maggio del 2002 la società MessinAmbiente aveva ricevuto la gestione della discarica di Tripi e il relativo risanamento ambientale a saturazione dell’impianto, nonché il trasporto e il conferimento di rifiuti provenienti dalla città dello Stretto. Al protocollo d’intesa è allegato anche un verbale di consegna della discarica sita in contrada Formaggiara dal quale si evince che le opere di realizzazione dell’impianto di smaltimento furono realizzate dall’impresa Giano Ambiente srl. Poi subentrarono effettivamente per conto della MessinAmbiente altre imprese, come quella dell’imprenditore Michele Rotella. Uno squarcio sulla pericolosità della discarica di contrada Formaggiara e sulla sua gestione “post mortem” l’hanno data i carabinieri del Ros già nell’inchiesta Vivaio grazie alle rivelazioni del geometra marchigiano Enzo Marti, ex direttore della discarica di Mazzarrà e di Tripi che rivelò aspetti inquietanti sulla scelta del sito. Enzo Marti, coinvolto nell’inchiesta Vivaio e già condannato in abbreviato per concorso esterno in associazione mafiosa, fece importanti rivelazioni in relazione all’irregolarità progettuale del sito. Secondo Marti, fatto poi confermato dagli accertamenti successivi esperiti dal Ros, la discarica di contrada Formaggiara di Tripi «è realizzata ad altezza superiore a 600 metri sul livello del mare». Le leggi italiane vieterebbero infatti la realizzazione di discariche a quote superiori ai 600 metri. Quella di Tripi è su un altopiano a quota 900 metri sul livello del mare. Gli stessi carabinieri del Ros hanno documentato che «il regolamento delle discariche, approvato con decreto del commissario delegato per l’emergenza rifiuti e tutela delle acque della Regione Siciliana, numero 150 del 25 luglio 2000 ed allegato al decreto n. 250 del 29 dicembre 2000 della stessa autorità, allorquando si sanciscono le regole guida per la realizzazione delle discariche, prevede che “i siti idonei alla realizzazione di discariche non devono ricadere in aree nelle quali non sussista almeno un franco di 1.50 metri tra il livello di massima escursione della falda e il piano di campagna, ovvero, il piano su cui posano le opere d’impermeabilizzazione artificiale e comunque in quota non superiore a 600 metri sul livello del mare”. Già nasce male la discarica di Tripi. Una illegalità di cui nessuno pare si sia accorto fino adesso. Sono dovuti trascorrere quasi dieci anni dall’entrata in funzione dell’impianto perché qualcosa si muovesse. Illuminante il verbale delle dichiarazioni rese al Ros da Enzo Marti il 29 ottobre 2007 sulla pericolosità del sito scelto per realizzare le discariche a Tripi: «Quando io iniziai il mio servizio in Sicilia, esisteva in quel momento un grosso problema, con risvolti anche giudiziari seguiti dalla Procura di Barcellona: Tripi era diventata estremamente pericolosa sul piano della salute pubblica per via di una grossa perdita di percolato alla base dell’argine, che coinvolgeva le acque del torrente sottostante, con quanto conseguiva sulle attività agricole e di allevamento della zona. A mio giudizio, dal punto di vista tecnico, la soluzione più propria sarebbe stata quella di svuotare completamente la discarica trasferendo i rifiuti abbancati in altro sito e quindi bonificando il sito interessato. Era noto fin dalle origini, che l’allocazione in quel sito di una discarica avrebbe creato problemi mai risolvibili di produzione di percolato salva l’adozione di cautele tecniche speciali drenaggi, utili a scongiurare l’inconveniente. Ricordo che io prospettai all’organo tecnico della Prefettura, all’ing. Carditello e al suo staff, la soluzione di svuotare la discarica di Tripi, onde assicurare una corretta gestione “post mortem” del sito. Il mio suggerimento restò però nei cassetti degli uffici, temo per la ragione che, svuotando la discarica, sarebbero emerse tutte le irregolarità costruttive su cui indagava la Procura di Barcellona, a cominciare dall’altezza i 900 metri sul livello del mare, laddove la normativa regionale consentiva sino a 600 metri; difetto di tutti i presupposti idrogeologici: falda affiorante per tutta la durata dell’anno, terreno non dotato della impermeabilità necessaria per la creazione di una discarica». Circostanze che non erano state appunto tenute in conto. Leonardo Orlando – GDS