MESSINA: Il 'capo dei capi' Rosario Cattafi per tre ore davanti ai carabinieri del Ros. È indagato dalla Dda di Messina per associazione mafiosa. Avrebbe anche presentato un esposto per calunnia. Per l'on. Sonia Alfano (Idv), "La Procura di Messina tratta con i guanti il 'terzo livello' della mafia barcellonese"

Erano le tre e mezza di un pomeriggio di sole quando “il capo dei capi” è entrato nella caserma della Compagnia dei carabinieri di Barcellona, erano le sette di sera passate quando è uscito. L’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi che alcuni collaboratori di giustizia indicano come il “vertice assoluto” della famiglia mafiosa barcellonese, nel pomeriggio di ieri è stato interrogato da due ufficiali dei carabinieri del Ros di Messina per oltre tre ore nell’ambito di un’inchiesta che lo riguarda, gestita dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, e che lo vede indagato per “416 bis”, vale a dire associazione mafiosa. Un interrogatorio letteralmente “blindato” che i militari del Ros hanno effettuato a Barcellona proprio su delega dei due magistrati della Distrettuale antimafia, e che lo ha visto accompagnato dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Giovambattista Freni e Giuseppe Carrabba. Non si tratterebbe del primo e lungo “faccia a faccia” tra Cattafi e i carabinieri del Ros, in questi mesi ci sarebbero stati altri interrogatori effettuati in gran segreto sempre alla Compagnia carabinieri di Barcellona dal Ros, per un’inchiesta che praticamente corre parallela al “nucleo forte” di indagini che il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e i suoi sostituti della Dda stanno gestendo sulla geografia mafiosa barcellonese in questi mesi, all’indomani dei clamorosi pentimenti del boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano e del “reggente” Santo Gullo. Bisognano e Gullo hanno delineato sia durante le indagini sia in alcune deposizioni in aula, nei processi già iniziati dopo questa nuova stagione processuale che s’è aperta, un quadro molto dettagliato dell’intero organigramma della famiglia mafiosa barcellonese. Bisognano nel corso di una sua lunga deposizione in aula al processo “Vivaio”, nel luglio dello scorso anno, affermò per esempio che al vertice c’è l’avvocato barcellonese Rosario Cattafi, e «dopo Cattafi e Gullotti», a capo dell’organizzazione ci sono «Giovanni Rao, Salvatore Ofria, Salvatore “Sem” Di Salvo e Filippo Barresi». Sempre nel luglio scorso Bisognano raccontò in aula che «… Cattafi, mi aveva convocato prima del mio ultimo arresto avvenuto per l’operazione Sistema, perché doveva consegnarmi un messaggio inviatomi dal carcere da Aldo Ercolano (nipote del boss Nitto Santapaola. n.d.r.). Non ci riuscì perché io fui nel frattempo arrestato». Di un messaggio di Aldo Ercolano, intercettato dagli inquirenti, si parla anche negli atti dell’operazione “Torrente”. Cattafi dal canto suo ha sempre contestato queste affermazioni e in passato avrebbe presentato anche alla Procura di Messina un esposto in cui accuserebbe alcuni collaboratori di giustizia di averlo calunniato, sia sul piano generale sia su alcuni episodi specifici, raccontati dai pentiti nel corso delle indagini e anche delle udienze che da alcuni mesi sono iniziate sulla famiglia mafiosa barcellonese. Nel marzo dello scorso anno l’avvocato Cattafi ha subito un sequestro di beni del valore stimato di 7 milioni di euro deciso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina presieduta dal giudice Bruno Sagone. Un sequestro che è stato richiesto del procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e dal sostituto procuratore della Dda Vito Di Giorgio, e che ha visto un’indagine del Gico, il braccio investigativo-economico della Guardia di Finanza. Il provvedimento ha riguardato la società “Di Beca Sas di Corica Ferdinanda & C.”, da decenni la cassaforte economica della famiglia Cattafi, il punto nevralgico di tutte le operazioni, poi quattro beni immobili (tra questi c’è il terreno in contrada Piscopato a Barcellona della grande operazione del centro commerciale), quattro auto, una moto di grossa cilindrata, infine conti correnti e titoli. Sulla vicenda del parco commerciale di Barcellona c’è attualmente in corso un’ispezione prefettizia in corso al Comune tirrenico. NUCCIO ANSELMO – GDS

Il personaggio.
L’avvocato Rosario Pio Cattafi, barcellonese, é nato nel 1952. Di lui dice tutto il famoso rapporto del Gico della Guardia di Finanza che fu alla base della misura di prevenzione personale decisa dal 2000 al 2005, ma ci sono suoi riferimenti precisi anche in molti altri atti giudiziari e amministrativi, in cui viene «ritenuto ai vertici dell’organizzazione mafiosa barcellonese». Proprio in quel provvedimento del 2000 si dava conto della sua assidua frequentazione con don “Ciccino” Rugolo, il boss per lungo tempo in primo piano nella mafia barcellonese, ucciso nel febbraio del 1987, suocero di Gullotti. Nella relazione ispettiva sulle infiltrazioni criminali e mafiose a Barcellona che risale al 2006 si legge che «di assoluto rilievo sono i rapporti prolungati nel tempo che vedono legato Rosario Cattafi al boss catanese Benedetto “Nitto” Santapaola ed a soggetti appartenenti alla cosca mafiosa di quest’ultimo… numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano Angelo Epaminonda e Maurizio Avola, hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono».


MAFIA, SONIA ALFANO (IDV): “LA PROCURA DI MESSINA TRATTA CON I GUANTI IL TERZO LIVELLO DELLA MAFIA BARCELLONESE”.

PALERMO, 02 MAR. – “Ancora una volta la Procura di Messina riserva i modi più ‘gentili’ ai vertici della mafia barcellonese. Non si spiega in altro modo quanto propagandato stamattina dalla Gazzetta del Sud, con la firma di Nuccio Anselmo, fin dal richiamo in prima pagina: ‘L’avvocato Cattafi interrogato dai militari del Ros per tre ore – Barcellona – E’ indagato per mafia’. ‘L’avvocato’ è il pluripregiudicato Rosario Pio Cattafi, capo supremo della mafia barcellonese, già destinatario di misura di prevenzione personale e al momento sottoposto a sequestro di beni per la sua pericolosità sociale. Secondo il quotidiano messinese l’interrogatorio svoltosi ieri su delega della D.d.a. di Messina è l’ennesimo ‘incontro’ fra Cattafi e il R.o.s. di Messina. In tutti gli altri distretti giudiziari d’Italia gli indagati per mafia vengono arrestati e solo dopo interrogati. Per Cattafi, invece, l’ufficio diretto da Guido Lo Forte ha utilizzato l’inedita procedura, come a voler riconoscere a Cattafi una sorta di riguardo istituzionale. Mi chiedo quale sia la ragione, salvo dover pensare che Cattafi si sia pentito e stia vuotando il sacco, e che quindi a breve ci saranno gli arresti di due magistrati, di esponenti dei servizi segreti e di altri rappresentanti istituzionali”. E’ quanto afferma, in una nota, l’eurodeputata di IdV Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe assassinato a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio del 1993, commentando la notizia rivelata dal quotidiano messinese secondo cui Rosario Pio Cattafi, indicato quale “vertice assoluto” della mafia barcellonese da diversi collaboratori di giustizia di tutta Italia, sarebbe stato di recente sentito più volte dai Carabinieri del Ros nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per associazione mafiosa. “Si rimane sconcertati – ha concluso l’on. Alfano – ad apprendere che la Procura di Messina ha delegato l’interrogatorio del pericolosissimo boss, legato a doppio filo al capomafia catanese Benedetto Santapaola e ai servizi segreti, a quello stesso R.o.s. che subito dopo l’assassinio di mio padre protesse la latitanza di Santapaola nel barcellonese. Non rimane altro da dire che da oggi ogni ulteriore giorno di libertà del capomafia barcellonese Cattafi è da ascrivere all’omissione o al ritardo della Procura guidata dal dr. Lo Forte”.