SICILIA: Archiviazione per il governatore Raffaele Lombardo. Il gip vuole chiarimenti. Salvi: giusto fare accertamenti ma la nostra richiesta rimane

2 marzo 2012 Mondo News

Il Gip Luigi Barone ha aggiornato al 12 marzo l’udienza camerale sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica di Catania nei confronti del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, parlamentare nazionale del Mpa, indagati per concorso esterno all’associazione mafiosa, chiedendo alla Procura e ai difensori di chiarire alcuni punti contenuti nella richiesta di archiviazione. Il giudice ha chiesto in particolare di chiarire alcuni aspetti riguardanti la caratterizzazione di presunti rapporti, nel periodo elettorale, tra l’onorevole Raffaele Lombardo ed esponenti della cosche mafiose. La posizione di Raffaele e Angelo Lombardo è stata stralciata dall’inchiesta Iblis nata da indagini di carabinieri del Ros su presunti rapporti tra mafia, affari e politica. Per i fratelli Lombardo la Procura ha invece disposto la citazione a giudizio per reato elettorale dal giudice monocratico di Catania, davanti al quale il processo è già cominciato. «A me sembra molto rilevante il dato di fatto in sè: gli accertamenti che sono stati fatti hanno consentito di provare il punto di fatto, almeno secondo la prospettazione della Procura, che vi è stato questo accordo. La qualificazione è un fatto al limite, piuttosto complesso e speriamo che la decisione finale sia quella giusta», ha affermato il procuratore della Repubblica a Catania Giovanni Salvi, commentando la richiesta del gip Luigi Barone che ha sollecitato la Procura a chiarire alcune punti contenuti nella richiesta di archiviazione nei confronti del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, parlamentare nazionale del Mpa, indagati per concorso esterno all’associazione mafiosa. «Ci è stato chiesto – ha spiegato Salvi – di approfondire la parte concernente la qualificazione di carattere mafioso dei contatti, che abbiamo accertato, che vi sono stati nel periodo elettorale tra l’onorevole Raffaele Lombardo ed esponenti della cosca mafiosa». «Noi abbiamo preso una posizione, aspettiamo con serenità la decisione del giudice e faremo tutto quello che è necessario per accertare fino in fondo questi fatti. Certamente – ha aggiunto Salvi – rimane la richiesta di archiviazione. Il processo non ha mai un momento finale perchè possono anche intervenire elementi nuovi, possono esserci diverse valutazioni, le contestazioni possono essere anche modificate in corso di udienza. Non c’era una “deadline” per questa Procura». «Ho totale fiducia in quello che è stato fatto – ha concluso il procuratore – e attendo con serenità la decisione del giudice. È una decisione difficile perchè, al di là delle polemiche, è difficile, anche sulla base delle sentenze delle sezioni unite, della famosa sentenza Mannino, trovare il discrimine della qualificazione di questi fatti». «L’approfondimento chiesto è di carattere giuridico: si tratta di capire in che misura il contatto, qualora ci fosse stato, acquisisce le caratteristiche della concretezza del patto che può dar luogo al concorso esterno», ha affermato, a sua volta, Lo ha detto l’avvocato Guido Ziccone, legale di Raffaele Lombardo. «Per noi – ha proseguito Ziccone – la sentenza Mannino è molto chiara sul punto e si è espressa in modo tale da dover escludere a mio avviso questo patto nel caso Lombardo». «Il giudice – ha concluso il legale – vuol capire meglio, vuole che noi scendiamo più approfonditamente sull’argomento, cosa che noi faremo. Riesamineremo con molta attenzione questo punto e con il contributo dell’oralità del dibattimento, ci auguriamo che il 12 marzo la vicenda si possa chiudere definitivamente». Intanto la Procura ha notificato un avviso di conclusione indagini a quattro persone coinvolte nel filone dell’inchiesta Iblis relativo al voto di scambio per il quale sono a giudizio Lombardo e suo fratello Angelo L’avviso è stato recapitato al capomafia Vincenzo Aiello, considerato “reggente” della cosca Santapaola e uomo di collegamento con cosa nostra palermitana, al presunto boss di Ramacca Rosario Di Dio, al geologo Giovanni Barbagallo e al pentito Gaetano D’Aquino, ex esponente della cosca Cappello. da GDS