VILLA SAN GIOVANNI: "Tutto Truffa", ma solo per gente… navigata. Promotore dell'organizzazione, con collegamenti e complicità a Genova e Rimini, sarebbe Mario Bueti

4 marzo 2012 Mondo News

VILLA SAN GIOVANNI – “Tutto truffa” è l’operazione che nella mattinata di ieri ha portato all’arresto di nove persone (una risulta ancora irreperibile) dedite in associazione a truffe, sostituzione di persona, materiale falsificazione di documenti marittimi, imbarchi dietro compensi in denaro. Le manette sono scattate ai polsi di Mario Bueti, cinquantasette anni, del fratello Rosario, cinquantanove; di Ivan Stefano Gaetano Paladino, trentatré anni; Giovanni Papalia, trentadue; ed ancora del cinquantatreenne Gaetano Saccà, del trentacinquenne Salvatore Demetrio Orlando, del cinquantottenne Placido Magenta; del quarantaseienne Giuseppe Branca ed infine del quarantottenne Maurizio Lo Duca. Irreperibile soltanto Francesco Marcellino. L’operazione ha visto impegnati gli uomini del Commissariato di Polizia di Stato di Villa San Giovanni e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, rispettivamente coordinati dai dirigenti Gregorio Marchese e Gennaro Seneraro, che hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria dottoressa Cinzia Barillà. Un’ordinanza che arriva a conclusione di una lunga indagine (denominata “Tutto Truffa” in memoria del celebre film di Totò “Totò truffa”!) che ha preso il via nel 2007 e che è stata seguita e diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica dottoressa Gabriella Cama. A corroborare le intuizioni degli inquirenti numerose intercettazioni telefoniche, acquisizioni documentali e testimonianze, che hanno permesso di ricostruire l’organigramma dell’associazione, il cui ruolo di spicco è da ascriversi al villese Mario Bueti. «Un’associazione criminale gerarchicamente strutturata – scrivono gli inquirenti – caratterizzata dalla molteplice proclività criminale del Bueti Mario, che ha assunto il ruolo di promotore, gestore e coordinatore dei sodali all’organizzazione, con contatti anche nelle città di Genova e Rimini». Era a Genova, infatti, che Mario Bueti, ottenendo favori da dipendenti della locale Capitaneria di porto (verso cui elargiva donazioni varie) riusciva a procacciare a giovani senza alcuna qualifica lavorativa corrispondente alle mansioni affidate facili imbarchi. A beneficiarne alcuni sodali, ma anche estranei all’associazione: giovani e famiglie presi dal bisogno di lavorare che in cambio versavano al Bueti compensi in denaro. Significativo per gli inquirenti è stato il sequestro all’interno del laboratorio di elettrodomestici del fratello del Bueti, Rosario, di materiale chiaramente destinato a realizzare truffe nel settore della navigazione. Truffe che avevano bisogno di un ulteriore elemento: per poter ottenere l’iscrizione presso la capitaneria di porto di Genova era indispensabile la domiciliazione in Liguria. Detto fatto: Ivan Paladino (tra gli arrestati), ma anche altri giovani, venivano fittiziamente domiciliati presso un indirizzo di fantasia della città di Genova, riferibile ad un parente del Paladino (anche lui villese), indirizzo che tra l’altro veniva utilizzato, in modo ricorrente, per il recapito di cospicue somme di denaro tramite vaglia online da beneficiari-vittime. Ad agevolare le attività dell’organizzazione i “proventi” che derivavano dai compensi pagati dai privati che cercavano di collocarsi nel mercato del lavoro, ma anche l’attività sindacale svolta da Mario Bueti nel settore della navigazione che gli facilitava i contatti con funzionari pubblici operanti in quell’ambiente. Il Bueti cercava anche di dare una parvenza di credibilità al suo operato, attraverso diverse “iniziative”, sempre coadiuvato da Ivan Stefano Gaetano Paladino: iniziative per lo più finalizzate alla falsa abilitazione dei privati per il successivo ottenimento del libretto di navigazione, funzionale per il relativo imbarco. Ovviamente dietro pagamento di cospicue somme di denaro. Ma le indagini hanno anche svelato dell’altro: l’organizzazione era abitualmente dedita a truffe, che venivano realizzate attraverso l’apertura di conti correnti bancari allo scopo di ottenere assegni, carte di credito, altri servizi e facilitazioni bancarie. Gli arrestati sono anche accusati di sostituzione di persona finalizzata all’apertura di conti correnti; materiale falsificazione di documenti marittimi volti a far ottenere l’idoneità fisica per i successivi imbarchi; falsificazione di bollettini di pagamento postali con la contraffazione di pagamenti in danno delle società Enel e Telecom. Molti di questi documenti sono stati rinvenuti e sequestrati nel corso delle numerose perquisizioni domiciliari anche nei confronti dei membri della presunta organizzazione: questi, infatti, erano esperti nell’utilizzo della strumentazione informatica, soprattutto grazie alle conoscenze e all’esperienza di Francesco Marino. Il campo d’azione dell’organizzazione si espandeva anche nel settore finanziario con la falsificazione di buste paga e sostituzione di persone, al fine di poter accendere conti correnti presso la Banca Mediolanum di Reggio Calabria, avvalendosi della complicità di un promotore finanziario dello stesso istituto di credito, Salvatore Demetrio Orlando. Anche alcuni membri dell’organizzazione, come Francesco Marcellino, infatti, avevano aperto un conto corrente presso la Mediolanum, garantendo in tal modo vitalità all’associazione, che utilizzava anche carte di credito della Fineco Bank Spa, ottenute mediante esibizioni di documenti riconducibili a false identità. Giusy Caminiti – GDS

Il ruolo di 4 arrestati.
Francesco Marcellino avrebbe fornito un costante apporto al sodalizio nelle più svariate circostanze, in particolare tenendo i contatti con Francesco Marino al quale recapitava i documenti da falsificare e con Giovanni Papalia, cui offriva denaro per il compimento delle attività delittuose. Giovanni Papalia, impiegato presso il sindacato Cisal di Reggio Calabria, avrebbe fornito all’associazione copie di buste paga necessarie per la successiva attività di contraffazione per la quale era un esperto. Gaetano Saccà in seno all’organizzazione aveva anche il compito della contraffazione materiale di documenti di vario tipo, materiale rinvenuto nel corso di perquisizione domiciliare. Lo stesso ha fornito i dati relativi alla società Actives srl con sede legale in Villa San Giovanni. Placido Magenta avrebbe offerto supporto all’associazione mettendo a disposizione, per la realizzazione di buste paga da utilizzare per le aperture di conti correnti o finanziamenti, a nome di ignari, i dati relativi alla Società surgelati San Roberto srl, risultata inesistente.