MESSINA, DIARIO SEMISERIO DAL CONGRESSO PDL: '"Danny De Vito" e le formiche amazzoniche' di Lucio 'Amico

5 marzo 2012 Cronaca di Messina

Scilipoti è come Celentano a Sanremo. Il suo “show” al Congresso è il più atteso e il più temuto. Reduce da un viaggio in Brasile e sopravvissuto alla voracità delle formiche amazzoniche, con il suo incedere alla Danny De Vito e qualche sosia in sala (straordinaria la somiglianza con l’imprenditore Ricciardello, titolare della ditta che sta costruendo lo svincolo di Giostra), sale sul palco e si tuffa nell’abbraccio con Nanni e Peppino. Lontanissimi i tempi di Antonio Di Pietro (allora per Scilipoti An e Forza Italia erano quasi “il male assoluto”), ha ancora appuntata sul petto la “medaglia” dei Responsabili, di chi si onora tutt’oggi di “aver salvato” il governo Berlusconi (peccato che, poi, i “tecnici” guidati da “super-Mario” siano arrivati lo stesso…) e vuol far parte a pieno titolo del Coordinamento dei coordinamenti di tutto il Centrodestra, quello che dovrà decidere candidati e poltrone alle prossime Amministrative. Nel chiuso del teatro tenda, Pippo Capurro, capogruppo comunale del Pdl, assiste all’assise dietro i suoi occhiali scuri a prova di iettatura. Michele Bisignano, assessore al Programma del presidente Ricevuto, si tiene la testa con la mano mentre parla Scilipoti. Gianfranco Scoglio, assessore allo Sviluppo economico, seduto accanto all’ex presidente del consiglio comunale Filippo Livio, commenta la “mania” di Buzzanca di “twittare” (ormai tutto passa da “facebook” e “twitter”, come conferma la gestione dell’emergenza idrica della settimana appena trascorsa): «A me quella dei social network sembra come una droga, meno male che ne sono immune». La sala grida e applaude quando Buzzanca lancia i siluri nei confronti della “corazzata Potemkin” guidata dallo zar di tutte le Sicilie Raffaele Lombardo. Elvira Amata, assessore comunale all’Ambiente, elegante come sempre, sembra un po’ in disagio: dopo tanti anni di militanza nella casa “pidiellina”, ora è ospite (anche lei ha aderito a “Grande Sud” del tandem Micciché-Stagno) ma dichiara di sottoscrivere «riga per riga» il discorso del sindaco-coordinatore. E poi, toh! chi si rivede, c’è anche Luigi Ragno, il candidato-sindaco “tradito” dal suo partito nel 2005 (all’epoca in cui vinse Francantonio Genovese) ma che signorilmente non ha mai alzato la voce, non ha mai detto una parola fuori dalle righe e guarda da osservatore esterno alle vicende messinesi. Si aggirano in sala sindaci e assessori, i più agitati sono quelli dei comuni dove tra solo due mesi si andrà a votare: da Santa Teresa a Lipari e Barcellona. Gli aderenti a “Giovane Italia” distribuiscono copie e lanciano appelli per salvare il glorioso “Secolo”, «l’unico vero giornale della destra». Intanto, s’ode l’eco della polemica tra Buzzanca e D’Alia: pomo della discordia la presidenza dell’Autorità portuale. Il primo, dal palco, se la prende con il senatore per aver definito «inadeguate» le candidature inserite nelle terne proposte dagli enti locali. «Nessuno si può consentire di insultare persone indicate proprio per la loro competenza e professionalità», così il sindaco avalla la scelta del ministro Passera di aver indicato Ferlisi e difende gli altri contendenti in lizza (Samiani e Leonardi). Ma D’Alia rincara la dose: «La scelta del sindaco sul nome del prossimo presidente dell’Autorità portuale è totalmente in linea con la sua inefficace azione di governo; pertanto, inadeguato è l’aspirante presidente, come è inadeguato chi lo ha designato». E Buzzanca si dice “sbalordito”: «Come fa a dire certe cose? Se l’azione di governo è inefficace, deve prendersela anche con se stesso, visto che il suo partito è in giunta e il vicesindaco è dell’Udc. Temo che D’Alia non conosca il significato delle parole: dire “inadeguato” a chi ha un curriculum di tutto rispetto, a mio avviso, può presentare anche estremi di querela». LUCIO D’AMICO – GDS