L'ALTA POLITICA… – 'MOVIMENTI' TRA I CONSIGLIERI AL COMUNE DI MESSINA: Saglimbeni torna al "vecchio amore" Pd. Caliò lascia il Pid e va col gruppo Picciolo

6 marzo 2012 Cronaca di Messina

Le grandi manovre sono già iniziate. La nuova stagione elettorale è alle porte. Le Amministrative di maggio, in ben 43 comuni della provincia (tra cui Barcellona e Lipari), sono ormai il presente, mentre regionali e politiche del prossimo anno non sono poi così lontane. E allora “il salto della quaglia” – peraltro nell’anno delle Olimpiadi di Londra – è disciplina che rischia di avere tantissimi iscritti. Chi conosce la politica sa che chi ha governato per una legislatura difficilmente la volta successiva esce trionfatore dalle urne e allora c’è da riposizionarsi al più presto. Perché il rischio concreto è di restare fuori dalla stanza dei bottoni, dove qualcosa la elargiscono a tutti. Mero interesse di bottega? Lapalissiano. Da tempo politica e coerenza non vanno a braccetto. L’esempio viene dall’alto. A cominciare dalla stucchevole polemica degli ultimi giorni tra il senatore Udc, Giampiero D’Alia, e il sindaco e alleato Giuseppe Buzzanca. Reo quest’ultimo di aver indicato il comandante dei vigili urbani, Calogero Ferlisi, alla presidenza dell’Autorità portuale. «La scelta del sindaco sul nome del prossimo presidente dell’Autorità portuale è totalmente in linea con la sua inefficace azione di governo – ha tuonato nei giorni scorsi il senatore centrista – pertanto, inadeguato è l’aspirante presidente, come è inadeguato chi lo ha designato». Una contraddizione in termini visto che Buzzanca (l’inadeguato di oggi) era stato indicato come candidato a sindaco proprio da D’Alia. Come precisato dallo stesso primo cittadino: «Se l’azione di governo è inefficace, deve prendersela anche con se stesso, visto che il suo partito è in giunta – ha replicato Buzzanca –. Temo che D’Alia non conosca il significato delle parole».
Prove generali di addio? Una scena già vista, anche questa. Chi invece ha ormai detto addio al suo partito, ovvero il Popolo delle libertà, è Paolo Saglimbeni. Socialista da sempre, storico consigliere comunali ha deciso di lasciare il gruppo Corona, dopo i guai giudiziari del parlamentare regionale e la recente svolta del Pdl sulle posizioni di Buzzanca. E quello di Saglimbeni sarà un ritorno al passato, visto che sta per approdare al Partito democratico (nella cui lista è stato eletto proprio in questa legislatura) dopo l’accordo trovato con il suo leader Francantonio Genovese. Come dire andata e ritorno con biglietto unico nello spazio di quattro anni. Saglimbeni non conferma né smentisce: «È vero mi sto guardando attorno – dice – ma è chiaro che la svolta presa dal Pdl non mi interessa. Sono sempre stato socialista, a oggi intravedo nell’area Letta del Pd il mio sbocco naturale». Poi sorride e conclude: «Ma non c’è ancora nulla di deciso». In realtà è tutto già fatto. Così come è già realtà l’approdo di Tanino Caliò al gruppo consiliare che fa capo al deputato regionale del Pd, Giuseppe Picciolo. Caliò, già discreta “esperienza” nei cambi di casacca (in origine era “Margherita”, poi Udc, quindi il Pid di Romano), aveva manifestato da tempo insofferenza verso il suo partito. Da qui la decisione di avvicinarsi al gruppo consiliare che può contare su Nicola Barbalace, Giorgio Caprì e Daniele Zuccarello e che a breve si arricchirà di un quinto elemento. Una “squadra” attualmente nel Pd ma molto vicina alle posizioni del presidente della Regione, Raffaele Lombardo. E che sta “ballando” da sola già a Barcellona Pozzo di Gotto dove sotto la spinta di Picciolo e Barbalace appoggia un candidato (Santino Calderone) che non è quello del Pd. Futuro fuori dai democratici? Probabile, quasi certo. Sempre nel centrosinistra, ma con lo sguardo rivolto al riformismo dei socialisti e all’autonomia di Lombardo. MAURO CUCE’ – GDS