SICILIA: L'on. Cateno De Luca accusa magistrati giornalisti e politici regionali

6 marzo 2012 Cronaca di Messina

FIUMEDINISI – Il leader di “Sicilia Vera, Cateno De Luca, a ruota libera in piazza San Pietro l’altro ieri sera, a Fiumedinisi, per “relazionare” sulla vicenda giudiziaria che lo scorso giugno sfociò con il suo arresto. Ha parlato ininterrottamente per due ore e 40 minuti. Alla fine del comizio è crollato per un malessere. È sbiancato in viso e per alcuni minuti è rimasto sdraiato su una sedia con una coperta addosso. Visitato da un medico, sono state escluse complicanze. Le condizioni del deputato regionale non destano, comunque, nessuna preoccuapazione anche se gli è stato consigliato di sottoporsi ad alcuni approfondimenti clinici. Durante il comizio-fiume, presenti circa 200 persone molte delle quali provenienti dai paesi vicini, De Luca ha raccontato minuziosamente e con toni forti, la sua storia giudiziaria sciorinando una serie di nomi e cognomi di magistrati della Procura messinese, di organi inquirenti, politici regionali e locali, testimoni e di suoi accusatori. Ha parlato di trame politiche per costruire l’impianto accusatorio che lo ha messo nei guai. E ieri mattina ha inviato al procuratore capo della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte, «due corposi memoriali che riguardano alcune omissioni degli organi inquirenti» e che verranno «dettagliati ed ampliati nelle prossime denunce» che saranno presentate dai suoi difensori, avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi. «Finalmente – ha aggiunto De Luca – abbiamo completato le nostre attività investigative che hanno confermato i nostri immediati sospetti: si è infatti appalesata una cricca – ha rimarcato – che aveva varie finalità: estorsiva-politica-calunniatoria e che ha operato per distruggermi in tutte le mie molteplici attività, compresa quella della Fenapi (Federazione nazionale piccoli imprenditori)». Il leader di “Sicilia Vera” ha sottolineato che «prima di depositare le denunce riguardanti alcuni profili delle attività degli organi inquirenti, vogliamo renderci conto se il procuratore Guido Lo Forte era a conoscenza, o meno, di certe vicende oppure se il ‘caso De Luca”, sia stato lasciato nelle sole mani del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro». Cateno De Luca, nella qualità di sindaco di Fiumedinisi, era stato arrestato l’estate scorsa, assieme ad altri tre, per vicende riguardanti l’aprovazione e l’esecuzione del programma innovativo in ambito urbano denominato “Contratto di Quartiere II’ – Vivi Fiumedinisì. De Luca, 39 anni, dopo qualche giorno che era finito ai domiciliari, si era dimesso da primo ed attualmente il Comune di Fiumedinisi, dove si andrà a votare il prossimo maggio, è retto da un commissario straordinario, Michelangelo Lo Monaco, nominato dalla Regione. Cateno De Luca è accusato di tentata concussione e falso in atto pubblico, che avrebbe messo in atto nel 2007, 2008 e 2009. Il reato di tentata concussione sarebbe stato commesso per indurre i proprietari di alcune aree a cedere i terreni di loro proprietà per consentire alla società Mabel, di cui è amministratore il fratello del deputato, Tindaro, l’esecuzione dei lavori di costruzione di 16 alloggi. I reati di falso attengono all’approvazione del progetto in variante per i lavori di realizzazione da parte della Dioniso, società della quale è amministratore unico l’on. De Luca, e l’approvazione degli interventi di ripristino delle difese spondali del torrente Fiumedinisi, le cui modifiche rispetto alle iniziali previsioni sembrano essere state attuate per incrementare il valore commerciale di alcune zone ricadenti nel progetto e riconducibili alla Dioniso srl. Il Gip, inoltre, aveva disposto il sequestro preventivo di un immobile destinato a centro benessere della Dioniso e dei muri realizzati nel fiume Nisi. Umberto Gaberscek – GDS