MESSINA: Chiesto il giudizio per la maestra manesca. L'insegnante a dicembre fu denunciata e sospesa per «aver picchiato e strattonato i piccoli di una classe». I racconti: «… lei però alza le mani»

7 marzo 2012 Cronaca di Messina

Il sostituto procuratore Camillo Falvo ha chiesto il rinvio a giudizio dell’insegnante L.A., 63 anni, in servizio al plesso didattico “Luigi Boer” di via Palermo (pubblichiamo soltanto le sue iniziali per tutelare i minori), che è accusata di avere ripetutamente insultato e picchiato i suoi alunni. L’insegnante era stata sospesa per due mesi nel dicembre scorso a seguito di un’indagine scattata dopo le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini. La polizia con una telecamera nascosta aveva ripreso l’insegnante documentando che le denunce dei genitori erano vere. E nel dicembre scorso il sostituto procuratore Camillo Falvo aveva chiesto una misura più grave per la docente, gli arresti domiciliari, ma il gip De Marco aveva deciso diversamente, applicando la cosiddetta misura interdittiva della sospensione dalle funzioni per due mesi. La donna, che è assistita dagli avvocati Aldo Ferraro e Manuela Antonuccio, deve rispondere del reato di maltrattamenti verso fanciulli previsto dall’art. 572 del Codice penale, con un capo d’imputazione emblematico: «perché, nella sua qualità di insegnante di…, minacciandoli con una “bacchetta con i chiodi”, insultandoli con epiteti quali “pecorone, deficiente, mongolo, handicappato, cretino, etc…” nonché tenendo tutta una serie di atteggiamenti aggressivi e violenti quali prenderli a sberle in volto e sulla testa, tirarli per le orecchie e per i capelli, strattonarli e sbatterli ai banchi o al muro, colpirli in faccia con i quaderni, cagionava agli alunni della… della scuola elementare L. Boer, minori a lei affidati per ragioni di istruzione, sofferenze fisiche e morali, tali da render loro la vita scolastica impossibile». I fatti contestati iniziarono nel 2010 e andarono avanti sino al 18 novembre 2011. E secondo la ricostruzione che effettuò il pool di investigatori della polizia, coordinato dal funzionario Rosalba Stramandino, i maltrattamenti iniziarono sin dalla prima elementare. Fu l’esposto di un gruppo di genitori, allarmati per alcune dichiarazioni dei bambini a casa, mezze frasi equivoche ma preoccupanti, presentato ad aprile del 2011, a far scattare l’inchiesta del sostituto Camillo Falvo. Lì cominciò un’attività di ascolto dei piccoli, tutti di 7 anni, da parte degli investigatori e degli assistenti sociali, poi il magistrato decise una mossa particolare per fare ancor di più chiarezza: fece collocare dalla Squadra Mobile alcune telecamere nascoste all’interno della classe. E i fotogrammi una volta acquisiti non lasciarono spazio a dubbi, lo scrisse in maniera chiara lo stesso gip De Marco nel suo provvedimento sospensivo: «… le accuse formulate nei confronti dell’indagata, benché quest’ultima in sede di interrogatorio abbia negato gli addebiti, hanno trovato definitiva e puntuale conferma grazie alle videoriprese effettuate all’interno dell’aula in cui quest’ultima esercita l’attività didattica. In proposito gli inquirenti provvedevano a collocare due telecamere all’interno della classe, in maniera tale da riprendere la cattedra e le prime due file dei banchi». Di recente sulla vicenda s’è pronunciato il Tribunale del Riesame, per il profilo che riguarda le esigenze cautelari, ed ha accolto l’appello proposto dal sostituto Camillo Falvo contro l’ordinanza del gip De Marco che si limitava a sospendere dalle funzioni l’insegnante per due mesi invece di mandarla ai domiciliari, come aveva chiesto la Procura. La docente è comunque libera, e l’esecuzione dell’ordinanza è stata sospesa in attesa che sulla vicenda si pronunci la Corte di Cassazione. Secondo i giudici del Riesame esiste comunque il pericolo di reiterazione del reato. NUCCIO ANSELMO – GDS


I racconti: «… lei però alza le mani».

L’attività di indagine è arricchita dalle testimonianze dei bimbi, tutti di sette anni, che hanno descritto i comportamenti dell’insegnante e la loro paura nel recarsi in classe per affrontare la lunga giornata con la docente. Ci sono dunque anche le dichiarazioni dei bambini, e sono la parte più triste dell’intera vicenda. Eccone solo alcuni stralci: «… lei però alza le mani, non possiamo neanche parlare nell’ora di merenda… ci prende dalle braccia e ci porta al muro e ci sbatte al muro… mi ha sbattuto la testa al muro… mi ha preso a colpi di quaderno in faccia… la maestra si è avvicinata e mi ha dato due schiaffi bam bam… in prima avevamo un riccio e ci pungeva… ai miei compagni alcune volte li prende e gli dà moffe, belle forti e dice che è una carezza, ma sono belle forti… in prima elementare prendeva e ci fischiava forte nell’orecchio con il fischietto, faceva male». Il gip De Marco nel provvedimento ha poi passato in rassegna tutti i filmati raccolti dal sostituto Falvo, e passo dopo passo racconta cosa si vede in quelle immagini. E poi conclude: «Le risultanze investigative sopra descritte non lasciano adito a dubbi in ordine alla sussistenza del fatto contestato. In particolare, come confermato dalle videoriprese, può ragionevolmente affermarsi che l’indagata sia adusa all’utilizzo di metodi violenti, sia moralmente che fisicamente, del tutto esulanti dagli strumenti leciti di insegnamento e correzione. Si evince, in particolare, che l’indagata è avvezza a schiaffeggiare gli alunni, a strattonarli, oltre che a sottoporli a punizioni corporali o, comunque, umilianti, sebbene certamente non gravissimi».