IL DOCUMENTO – Il vicepresidente del Senato, Domenico Nania fa il bis: il testo della seconda interrogazione parlamentare presentata in meno di un mese per difendere l'operato del Comune di Barcellona PG e riservare ad ANTONIO MAZZEO e alle associazioni antimafia gli ennesimi gratuiti attacchi!

5174626756_366bd3a41a

IL BLOGGER ANTONIO MAZZEO- Foto di Enrico Di Giacomo

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02640

Atto n. 3-02640

Pubblicato il 9 febbraio 2012
Seduta n. 673

NANIA – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che:

più volte un noto esponente politico palermitano – raccogliendo le denunce di associazioni che operano sul territorio in nome “dell’Antimafia delle parole” – sollecitava con dichiarazioni e iniziative politiche (a giudizio dell’interrogante accreditando ricostruzioni prese in prestito e del tutto false) l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), per raggiungere l’obiettivo politico dello scioglimento di un’Amministrazione di centrodestra che, dal 7 dicembre 2001 (da quando aveva vinto, per la prima volta, le elezioni per il governo della città), invertiva, con “l’Antimafia dei fatti”, la tendenza delle amministrazioni precedenti a tenere bassa la guardia, rispetto alle infiltrazioni mafiose;

il Movimento politico “Città Aperta”, in una nota pubblicata nel gennaio 2012, rivendicava il merito d’aver presentato gli esposti alla Prefettura di Messina e alla Procura della Repubblica affinché “fosse fatta chiarezza” sull’approvazione del piano regolatore particolareggiato (PRP) in contrada Siena;

il dottor Alecci, Prefetto della Provincia di Messina, in data 9 dicembre 2011, emetteva il provvedimento n. 3794/13.12/Gab (notificato il 12 dicembre 2011, al Segretario comunale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, protocollo n. 50866) con il quale disponeva (in attuazione del decreto ministeriale 24 novembre 2011, n. 17102/128/48(5) Uff. V – Affari territoriali), di esercitare i poteri di Accesso presso gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, giusto art. 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuel) di cui al decreto legislativo n. 267 del 2001, così come sostituito dall’art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94;

come si legge nel provvedimento prefettizio, il dottor Alecci chiedeva e otteneva l’Accesso agli atti, “in considerazione di problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un piano commerciale ed in relazione alla quale risultano avviate indagini da parte dell’Autorità Giudiziaria”;

l’Accesso, chiesto, ottenuto e disposto dal Prefetto, lasciava perplessa l’Amministrazione comunale perché dava credito ad accuse false e propagandistiche di associazioni schierate politicamente, perché prendeva le mosse da un’iniziativa politica ma soprattutto perché poggiava sulle problematicità di una sola procedura, trascurando l’importanza della collaborazione proficua tra Amministrazione, Prefettura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza che, di fatto, e dal 2004 (grazie ai risultati ottenuti tramite il Protocollo di Legalità “Dalla Chiesa”), aveva messo in sicurezza – ormai sono quasi 8 anni – tutti gli atti amministrativi “appetitosi” per le organizzazioni criminali di stampo mafioso;

il Prefetto di Messina avvertiva “la necessità di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata nell’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto” in considerazione “delle problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un Piano commerciale ed in relazione alla quale risultano avviate indagini da parte dell’Autorità giudiziaria”, mentre non l’avvertiva (a parte il Comune di Furnari) in tutti quei Comuni dove si tratta di accertare non “le problematicità di una procedura” ma di constatare l’interessamento, la influenza, la presenza, il collegamento o il condizionamento mafioso su appalti, contratti, forniture, fornitori, servizi, già riscontrati o provati durante processi di mafia celebrati o in corso di svolgimento;

il Prefetto di Messina, nonostante Comune e Prefettura, da circa 8 anni, collaborino costantemente tramite i Protocolli di Legalità, nonostante la Prefettura controlli preventivamente, contestualmente, successivamente e proficuamente il 100 per cento di quegli atti amministrativi che, per contenuto economico e rilievo patrimoniale, possono suscitare l’interesse delle organizzazioni di stampo mafioso, e nonostante “la bonifica” realizzata, in 11 anni, dall’Amministrazione di centrodestra, avvertiva la necessità di accedere a tutti gli atti amministrativi (appalti, contratti e servizi, di cui al provvedimento prefettizio) dei diversi settori gestionali del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per verificare le “problematicità” di una sola procedura e per individuare gli elementi concreti, univoci e rilevanti tramite cui motivare l’eventuale provvedimento di scioglimento del consiglio comunale (ex art 143), e dai quali desumere, “la stretta consequenzialità” tra collegamenti o condizionamenti (di “chi”, tra gli appartenenti alla criminalità organizzata, “con chi e come”, tra gli amministratori o gli amministrativi) e atti amministrativi, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi, o da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale o il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, o di causare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica; ignorando che l’amministrazione comunale aveva speso oltre 100 milioni di euro (ottenuti, tra il 2001 e il 2006, dalla Regione, dallo Stato e dalla Comunità europea), attraverso gare pubbliche, procedure negoziate e provvedimenti urgenti e indifferibili in materia di lavori pubblici e servizi, senza che le imprese in odore di mafia fossero riuscite “a catturarli” o perché hanno pensato bene di non partecipare per evitare di essere identificate, o perché sono state individuate ed escluse dal Gruppo Interforze della Prefettura in sede di verifica preventiva sulla documentazione o perché sono state escluse dal responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, dopo le informazioni ricevute dalla Prefettura; e ignorando che il prefetto dottor La Rosa (quanto agli elementi concreti, univoci e rilevanti dai quali dovrebbero emergere, attraverso l’accesso, i collegamenti diretti o indiretti tra criminalità organizzata di tipo mafioso e amministratori di cui all’art. 77 del Tuel), già nell’ottobre del 2006 (occupandosi dell’accesso 2006 sugli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto) inviava (per conto dell’Ufficio V del Ministero dell’interno, Direzione Affari territoriali) una lettera (citata negli atti di sindacato ispettivo dell’interrogante, presentati al Senato della Republica il 23 gennaio 2007) al Prefetto di Messina, dottor Scammacca (che aveva richiesto lo scioglimento del consiglio comunale), nella quale precisava che per lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi del 143 del Tuel, era necessaria l’esistenza di “una stretta consequenzialità” tra “fattore inquinante” e atti amministrativi, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere (o) il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale (o) il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, (ovvero) un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “condannato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “imputato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “indagato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “intercettato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, nonostante Vincenza Bisognano (sorella del noto pentito di mafia Carmelo), si augurasse, nel 2007, durante le elezioni comunali, in una frase intercettata nel corso di una discussione con il tecnico del Comune di Mazzarà S. Andrea, tale Franco Perdichizzi (come pubblicato in un servizio a pag. 23, del settimanale “Centonove”, del 18 aprile 2008), “che il primo cittadino di Barcellona, Candeloro Nania, ricandidato, prenda una batosta elettorale”;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove (dal 7 dicembre 2001 e nonostante la mole notevole di lavori pubblici) nessun amministratore è stato intercettato, imputato, processato e condannato (con riferimenti ad atti amministrativi) non solo per reati di natura mafiosa ma neanche per concussione;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove un candidato-sindaco (come il dottor Candeloro Nania) consegnava, nel 2007, alla Compagnia dei Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto (nella persona del suo Capitano, Domenico Menna), i nomi dei candidati di 6 liste a sostegno della propria candidatura per verificare il pericolo di infiltrazioni mafiose;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove un sindaco (come il dottor Candeloro Nania), se apprende notizie prima sconosciute su frequentazioni “discutibili”, su parentele “chiacchierate” o su indagini in corso per reati patrimoniali che riguardano qualcuno dei suoi Assessori, o lo invita a dimettersi o lo “dimette”;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove sia negli atti processuali, sia nelle intercettazioni non v’è mai stato alcun riferimento anche a un solo atto riguardante lavori pubblici, contratti, servizi, forniture, fornitori e appalti;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, che abbia stipulato 3 Protocolli di Legalità;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove (grazie all’azione politica degli amministratori locali e ai Protocolli di Legalità) si è realizzata una sinergia che ha messo in sicurezza tutti gli atti amministrativi sui quali le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono solite puntare gli occhi (appalti, lavori pubblici, forniture, servizi);

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove è stato attivato su tutti gli atti amministrativi in base ad articoli di carattere politico e non in base alle relazioni annuali, sul controllo del territorio e degli enti locali, redatte da Questura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove è stato attivato su tutti gli atti amministrativi per le presunte “problematicità” procedurali di una sola delibera sulla quale l’indagine penale in corso poteva bastare per dire se, sul PRP Dibeca sas, esistono prove che suffragano il sospetto di un inquinamento mafioso;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo su tutti gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, sia perché non ha mai contestato – come avrebbero dovuto e potuto fare – all’Amministrazione in carica dal 13 maggio 2007 al novembre 2011, nulla di sospetto, rispetto a eventuali infiltrazioni mafiose, ex art. 135 del Tuel; sia perché non ha mai contestato – come avrebbero dovuto e potuto fare – all’Amministrazione in carica dal 13 maggio 2007 al novembre 2011, l’omissione o il ritardo nell’adozione di atti obbligatori, ex art. 136 del Tuel;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia, come Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’Amministrazione comunale, grazie ai Protocolli di Legalità, collabora istituzionalmente e stabilmente con la Prefettura di Messina, invia tutti gli atti rilevanti nei quali potrebbe annidarsi il pericolo dell’infiltrazione mafiosa;

l’Amministrazione Nania, dal 7 dicembre 2001 (da quando per la prima volta – nella storia della città – amministra il centrodestra), adottava, uno dopo l’altro, tutti i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza gli atti amministrativi dal pericolo d’infiltrazioni mafiose e renderli impermeabili ai tentativi d’inquinamento;

un assessore e i consiglieri comunali citati, per motivi diversi, nella relazione d’Accesso 2006 (Andrea Aragona, Giuseppe Cannata, Sergio Calderone e Maurizio Marchetta), non erano ricandidati nelle amministrative del 2007;

nelle elezioni comunali del 13 maggio 2007, erano ben 20 i consiglieri comunali eletti per la prima volta;

l’Amministrazione comunale, il 24 ottobre 2011 approvava, con delibera della Giunta n. 282 (dopo aver individuato con le Forze dell’Ordine i principali siti sensibili nei quali installare gli impianti di videosorveglianza), il progetto presentato alla Prefettura di Messina sulle richieste di finanziamento di cui al programma operativo nazionale – PON FESR “Sicurezza per lo sviluppo” – Obiettivo Convergenza 2007-2013, Obiettivo Operativo 1.1., e che nelle more, l’Amministrazione comunale provvedeva di sua iniziativa a installare la video sorveglianza in diverse aree del territorio;

l’Amministrazione comunale, da quando è in carica il centrodestra, si costituiva sempre parte civile nei processi di mafia;

l’Amministrazione comunale chiedeva al Prefetto, con nota del 13 ottobre 2008 (n. di prot. 377/Gab), la realizzazione di uno sportello per la promozione sul territorio di un’associazione antiracket e antiusura ed ha collaborato costantemente con le associazioni antiracket alle quali ha messo a disposizione anche locali comunali per la loro attività;

la sinergia realizzatasi tra le Autorità competenti portava all’individuazione di un certo numero di dipendenti contro i quali l’Amministrazione si è costituita parte civile perché si allontanavano senza giustificato motivo dal posto di lavoro;

la bonifica amministrativa portata avanti dall’Amministrazione comunale, in sinergia con la Prefettura, era confermata dalla circostanza che, come si rileva dai resoconti giudiziari della stampa locale, nei procedimenti penali in corso contro la criminalità mafiosa della fascia tirrenica (e in quelli precedenti, su fatti a cominciare dal 7 dicembre 2001) non è emerso mai nulla che riguardi, da almeno 10 anni, la presenza inquinante della stessa nei lavori pubblici, forniture, contratti e servizi che ricadono nella città di Barcellona Pozzo di Gotto e che riguardino atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto;

dato quanto sopra e poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico Ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto poteva fare a meno di richiederlo, giacché (trattandosi, com’è scritto nel provvedimento prefettizio del 9 dicembre 2011, di “problematicità” rilevate in una sola procedura, trattandosi di un’Amministrazione nelle richiamate condizioni ottimali e trattandosi di una Amministrazione con la quale, grazie al Protocollo di Legalità “Dalla Chiesa”, la collaborazione prefettizia è sempre stata proficua e intensa) disponeva della facoltà di ordinare e avviare – ai sensi dello stesso articolo 143, comma 2 – gli “accertamenti” opportuni (ma diversi da quelli che si promuovono di norma con l’Accesso) per chiarire, con una lettura attenta, e in contraddittorio (tra Prefettura di Messina e Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto), l’inesistenza delle “problematicità” di cui al provvedimento prefettizio, per smentire le accuse interessate e infondate dettate da ragioni politiche e per sbugiardare le affermazioni di cui all’iniziativa dell’esponente politico palermitano e dei suoi suggeritori locali;

invece, il prefetto di Messina – dando credito ad articoli ed esposti palesemente infondati, sottovalutando l’importanza di una collaborazione ultrasettennale nel controllo degli atti che possono suscitare l’interesse delle organizzazioni di stampo mafioso e ignorando i meriti di un’Amministrazione che aveva bonificato il Comune dalle infiltrazioni mafiose in materia di appalti, contratti, forniture, fornitori, servizi – chiedeva l’Accesso e, di fatto, penalizzava l’immagine di un’Amministrazione che doveva essere additata come esempio e portata sugli scudi sia per l’inversione di tendenza rispetto alle Amministrazioni precedenti (sulle quali – per farsi un’idea – basterebbe leggere i nomi delle ditte che beneficiarono, tra il 1994 e il 2000, delle “famigerate” determine e ordinanze sindacali con le quali il Sindaco frazionava i lavori da eseguire e, con somma urgenza, sperperava, senza una sola gara pubblica, circa 10 miliardi di vecchie lire), sia per la realizzazione – come i fatti e i documenti dimostrano – di un argine insormontabile contro l’infiltrazione mafiosa attraverso i Protocolli di Legalità con la Prefettura, sia per l’importanza strategica della svolta impressa alla direzione di marcia dell’apparato burocratico per liberare appalti, contratti e servizi dei diversi settori amministrativi dal pericolo del condizionamento mafioso;

in merito al PRP GDM SpA-DIBECA Sas, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

il teorema che vede coinvolti il citato politico palermitano, oltre all’associazione Atria e al giornalista Mazzeo, sul quale il medesimo politico ha architettato un’iniziativa del gennaio 2010 contro l’Ufficio tecnico, la Ceuc (Commissione edilizia-urbanistica comunale) e il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, è a giudizio dell’interrogante inventato di sana pianta e basato su dati del tutto inesistenti in fatto e in diritto;

il richiamato teorema – secondo cui l’Ufficio tecnico, la Ceuc e il Consiglio comunale sarebbero stati condizionati (nell’ambito delle proprie competenze) “dalla discesa in campo della famiglia Cattafi” e, di conseguenza, avrebbero applicato “due pesi e due misure” nella stessa procedura e nello stesso PRP, ritardando, con scuse burocratiche e ostruzionismi vari, e alla fine bocciando, nell’un caso, il PRP-GDM SpA, per sfiancare la società calabrese e indurla a desistere dalla proposta (come poi, in effetti, avverrà, ma per ragioni ben diverse) sul “Parco degli orrori” (così lo definisce il predetto politico), accelerando, non si capisce se con accortezza o superficialità, e alla fine approvando, nell’altro caso, il PRP-Dibeca Sas, per favorire la società della famiglia Cattafi (intestata alla madre, Di Benedetto Nicoletta, alla sorella, Cettina e al figlio, Alessandro, dell’avvocato Rosario, definito dal richiamato politico “pluripregiudicato locale”), e agevolarla nella conclusione di un affaire megagalattico (che il giornalista Antonio Mazzeo quantificava in 250 milioni di euro) – è smentito dalla normativa, dagli atti, dalla procedura, dai risultati e dai fatti;

una richiesta di Accesso giustificata con la necessità di verificare l’eventuale inquinamento mafioso di tutti gli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per le “problematicità” di una procedura che riguarda solo la delibera n. 59 del 16 novembre 2009 (sulla quale l’Autorità giudiziaria sta procedendo e sulla quale – se, e in quanto, esistono – la Procura avrà la possibilità di individuare precise responsabilità penali), già appare “strana” a 5 mesi dal rinnovo di un Consiglio comunale, dove il Sindaco uscente, avendo completato due mandati, non è ricandidabile;

come scritto nel provvedimento prefettizio, il dottor Alecci avvertiva la necessità “di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata” su tutta l’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per le problematicità emerse nella procedura di un solo atto amministrativo: in particolare “sulla localizzazione” di ciò che il Prefetto (nel suo provvedimento del 9 dicembre 2011) definisce “un Piano Commerciale” sul quale è in corso un’indagine dell’Autorità giudiziaria, ma che, in effetti, è il PRP col quale un soggetto-proponente (nel caso di specie la GDM SpA/Dibeca Sas) espone all’Amministrazione comunale il suo Progetto-Unitario (corredato da un piano planivolumetrico e dalla descrizione delle opere di urbanizzazione secondaria) sulle aree D3.2 ricadenti nel Parco commerciale della città del Longano;

il Parco commerciale della città del Longano, istituito ai sensi della legge regionale 22 dicembre 1999, n. 28, non è un centro commerciale qualunque, ma un complesso di più strutture di vendita medie o grandi dotate di infrastrutture comuni e integrate da edifici per attività paracommerciali, ricreative e complementari che soddisfano le esigenze di sviluppo dei residenti e delle popolazioni dell’hinterland;

la realizzazione del Parco commerciale si snoda, fondamentalmente, in due fasi: una normativa e previsionale, l’altra costruttiva e commerciale, disciplinate in modo diverso dalle norme giuridiche, dalle prescrizioni del piano regolatore generale (PRG), dalle norme tecniche di attuazione (NTA) e dalle prescrizioni urbanistiche del settore commerciale (PUSC) – norme tecniche di attuazione commerciale (NTAC);

la fase uno inizia con la proposta di un PRP da parte di un soggetto-proponente (pubblico o privato) che sia proprietario o possessore legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale e che presenti un progetto-unitario (un PRP) ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 4, comma 1, ultimo punto, delle NTAC;

la fase due inizia – una volta adottato il PRP sul Parco commerciale dal Consiglio comunale – con la presentazione di un progetto-norma da parte di chiunque vi abbia interesse (ai sensi dell’art. 17 delle NTA), che possieda le necessarie autorizzazioni e concessioni (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 15, ultimo comma, delle NTA) e che avvii (se non è proprietario e se non trova un accordo sul prezzo dei terreni col proprietario) la procedura d’esproprio consentita dalla dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza decisa con la delibera con la quale il Consiglio comunale adotta il PRP;

nella fase uno (ossia nella fase della presentazione della proposta PRP, dell’istruttoria, della formulazione del parere della Ceuc e dell’eventuale delibera consiliare di adozione, se corredata dei pareri favorevoli), la procedura per l’approvazione inizia con l’Ufficio tecnico e la Ceuc che (secondo le previsioni normative del PRG, le NTA e le PUSC-NTAC), istruendo il PRP richiesto dal soggetto-proponente, valuta se le previsioni normative e urbanistiche sono conformi alle disposizioni in vigore e alla destinazione dei terreni D3.2; e termina con l’adozione della delibera consiliare che verifica l’interesse pubblico alla realizzazione del PRP sul Parco Commerciale previsto nel PRG, lo approva e gli conferisce, ai fini dell’esproprio, il rango di un atto di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza (ai sensi dell’art. 15, ultimo comma, delle NTA);

nella fase uno, la normativa in vigore rende ininfluente, irrilevante e indifferente, per l’Amministrazione comunale, l’identità del soggetto-proponente: giacché il PRP è una semplice proposta planivolumetrica e urbanistica che la Ceuc, alla luce della normativa in vigore, accoglie se, e in quanto, è conforme sia alle previsioni normative e urbanistiche regionali, del PRG, delle PUSC-NTAC, delle NTA sia all’interesse pubblico che il Comune attribuisce alla realizzazione del Parco commerciale; giacché il PRP, ai sensi e per gli effetti delle norme del PRG, delle PUSC-NTAC e delle NTA, può essere proposto da chiunque abbia la proprietà o il possesso legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale; giacché il PRP, proposto da chiunque abbia la proprietà o il possesso legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale, deve esporre e proporre l’accoglimento di un progetto-unitario sull’estensione di tutto il Parco commerciale; giacché il PRP – una volta riconosciuto dalla Ceuc e dall’Ufficio tecnico conforme alle previsioni normative e urbanistiche dell’area D3.2; una volta ricevuto il parere favorevole del Genio civile e una volta riconosciuto d’interesse pubblico dal Consiglio, norma tutti i terreni dei proprietari che ricadono dentro il Parco Commerciale (e, dunque, se fosse stato proposto da altri, anche sui terreni di proprietà Dibeca Sas); giacché non è il PRP approvato che determina la valutazione o la rivalutazione dei terreni ricadenti dentro il Parco commerciale, ma la destinazione urbanistica D3.2 assegnata alle aree di contrada Siena dal nuovo PRG; giacché non è il PRP approvato, né la delibera con la quale una Giunta è tenuta annualmente a determinare o rideterminare gli oneri di urbanizzazione secondaria a metro quadro (ai sensi e per gli effetti della legge n. 10 del 1977 e della sentenza della Corte costituzionale n. 348 del 2007) che definisce il prezzo di vendita e di acquisto del terreno (già rivalutato dalla destinazione urbanistica-commerciale D3.2 di cui al nuovo PRG) ma la libera contrattazione tra le parti private; giacché, a riprova di quanto sopra, la Dibeca Sas e la GDM SpA avevano concordato già nel loro compromesso del marzo 2005, prima ancora dell’approvazione del PRP, il valore del terreno in euro 60 al metro quadro; giacché il PRP, chiunque sia il soggetto-proponente, una volta che la Ceuc esprime il parere favorevole e il Consiglio comunale approva la delibera di adozione, esce dalla sua disponibilità, diventa di pubblica utilità ed entra a costo zero nella disponibilità di chiunque vi abbia interesse;

nella fase due (quella che inizia con la presentazione dei progetti-norma), non solo i proprietari, ma chiunque vi abbia interesse (e dunque sia i proprietari dei terreni che ricadono nel PRP sul Parco e sia coloro che non hanno terreni dentro il Parco) possono presentare un progetto-norma (purché abbiano le necessarie autorizzazioni per l’esercizio delle attività commerciali previste per le aree destinate a D3.2) e – una volta approvato – possono accendere la procedura che porta all’esproprio dei terreni (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 15, ultimo comma, delle NTA), e al rilascio delle necessarie concessioni per avviare le opere edilizie funzionali all’esercizio dell’attività commerciale;

stando così le cose, una cosa è se una persona ritenuta socialmente pericolosa o una società formata da suoi parenti stretti persegue un affare attraverso la compra-vendita di un terreno acquistato con euro la cui provenienza è lecita, altra cosa è l’esercizio di un’attività edilizia o commerciale per la quale la normativa antimafia richiede alcuni requisiti fondamentali e soprattutto il possesso del certificato antimafia;

stando così le cose, siccome il progetto-norma (ex art. 17 delle NTA e 15 delle NTAC, penultimo comma) prevede “unità edilizie autonome realizzate o da realizzarsi in tempi diversi (…) medie e/o grandi (…) per l’attività di vendita al dettaglio, attività para commerciali, ricreative (…) e altri servizi complementari quali modesti strutture ricettive alberghiere (…)”, può ottenere una concessione edilizia (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 della legge n. 55 del 1990) e può ottenere una autorizzazione comunale all’esercizio dell’attività commerciale solo se allega alla richiesta il certificato antimafia (come da documenti scannerizzati e dalla nota della Prefettura di Messina, 21 gennaio 2012, dove è riportata la dicitura che “ai sensi delle vigenti disposizioni antimafia, non sussistono cause di divieto al rilascio”;

stando così le cose, la Dibeca Sas, nella fase due (quella con carattere edificatorio e commerciale che si apre con la presentazione dei progetti-norma), non poteva avvantaggiarsi del PRP (indipendentemente dal soggetto-proponente: la GDM SpA, la Dibeca Sas, eccetera), giacché la Prefettura – collegandola all’avvocato Rosario Cattafi – avrebbe negato il rilascio del certificato antimafia che la società (o i suoi titolari) avrebbe dovuto depositare per ottenere le licenze, le concessioni e le autorizzazioni necessarie;

stando così le cose, tra i protagonisti “del triangolo” Oratorio Salesiano/GDM SpA/Dibeca Sas: “il primo affaire” – com’è di tutta evidenza – l’ha fatto l’Oratorio Salesiano che, “dimenticandosi” degli scopi benefici per i quali i terreni in contrada Siena gli erano stati lasciati in eredità, li ha venduti (nell’aprile del 2005) alla Dibeca Sas, per 840.000 euro senza che c’entri niente l’adozione del PRP (approvato nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi, tale da alterare); “il secondo affaire” – com’è di tutta evidenza – l’ha fatto la Dibeca Sas, acquistando (nell’aprile del 2005) i terreni di contrada Siena per 840.000 euro, senza scucirli dalle proprie tasche, girando all’Oratorio Salesiano gli assegni circolari ricevuti (quale caparra confirmatoria) dalla GDM SpA, senza che c’entri nulla l’adozione del PRP, avvenuta nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi; “il terzo affaire” – com’è di tutta evidenza – lo avrebbe fatto la Dibeca Sas, se la GDM non avesse abbandonato il suo PRP (sul quale la Ceuc aveva espresso parere favorevole il 3 giugno 2008) e se fosse riuscita a vendere i terreni in contrada Siena (“qual cosina” in meno dei 250 milioni di euro, “sparate” da Antonio Mazzeo) al buon prezzo (concordato con la GDM SpA, nel marzo del 2005) di 60 euro al metro quadro. In questo caso, infatti, avrebbe intascato 2.400.000 euro e dunque avrebbe guadagnato (detratto l’acconto di 840.000 euro) 1.560.000 euro, senza che c’entri nulla l’adozione del PRP (avvenuta nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi); “il quarto affaire” – com’è di tutta evidenza – l’avrebbe fatto la legalità e la trasparenza amministrativa, in quanto, se fosse vero il richiamato teorema, l’Ufficio tecnico e la Ceuc, nel 2008, boicottando il PRP-GDM SpA e rifiutandogli il parere favorevole (cosa peraltro falsa), non hanno avvantaggiato l’unica chance della Dibeca Sas di vendere alla società calabrese (che si era obbligata con la promessa di acquisto del marzo 2005), a 60 euro al metro quadro i terreni acquistati dall’Oratorio Salesiasno a 20 euro al metro quadro, (senza che c’entri nulla una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi);

alla luce di quanto sopra, appare ancora più inverosimile come mai la Prefettura – anziché chiedere alla Giunta Nania gli eventuali chiarimenti che potevano diradare ogni perplessità – abbia disposto l’Accesso su tutti gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, “alla ricerca della pagliuzza”, pur sapendo, per cognizione diretta, che l’Amministrazione comunale aveva messo in sicurezza “la trave” (ossia gli atti amministrativi che la Prefettura riceve e verifica, ai sensi del Protocollo di Legalità e delle clausole contrattuali imposte dal Comune alle ditte, la cui portata economica – oltre 100 milioni di euro – avrebbe interessato certamente le organizzazioni di stampo mafioso);

il 12 gennaio 2012, la Commissione d’Accesso iniziava i controlli sui circa 550.000 atti amministrativi prodotti dal Comune di Barcellona Pozzo di Gotto tra il 2007 e il 2012 per verificare la sussistenza o meno di quegli elementi concreti, univoci e rilevanti dai quali possa rilevarsi la stretta consequenzialità tra fattori inquinanti (gli appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso), soggetti di cui all’art. 77 del Tuel (amministratori e amministrativi) e atti dei diversi settori gestionali, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi (ex art. 143 del Tuel);

nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, i settori della gestione amministrativa, di cui parla il provvedimento prefettizio, sono 9 e in ordine: Affari istituzionali; Servizi sociali Politiche culturali e giovanili; Servizi demografici; Servizi Finanziari e Risorse Umane; Attività produttive, Sport, Turismo e Spettacolo, Sistemi di comunicazione, CED; Gestione Edilizia Pubblica, Programmazione urbanistica ed edilizia privata; Gestione del Territorio e Ambiente; Polizia Municipale;

l’ordinamento degli enti locali ormai dispone e impone una netta separazione (trasfusa anche nella modifica dell’art. 143 del Tuel, introdotta dalla legge 15 luglio 2009, n. 94) tra compiti di direzione politica (che spettano al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale) e compiti di gestione amministrativa (che ricadono nell’autonomia dei settori comunali);

in virtù dell’applicazione del principio di autonomia nella gestione degli Uffici, i dirigenti hanno i più ampi poteri nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse finanziarie e umane dell’Ente;

su appalti, contratti e servizi, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel, tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

nel 2006 il Ministro dell’interno accoglieva la richiesta di Accesso agli atti, formulata dal Prefetto di Messina, che si svolgeva puntualmente nel luglio dello stesso anno;

il Prefetto di Messina, nel 2006, chiedeva lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, nonostante una Relazione commissariale che lo stesso Dicastero, con nota dell’ottobre 2006 (inviata alla Prefettura di Messina), riteneva lacunosa sull’indispensabile sussistenza della “stretta consequenzialità” tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e “il fattore inquinante” (come da atto di sindacato ispettivo 4-01106, presentato dall’interrogante il 23 gennaio 2007);

le note di chiarimento 2006/2007 (consegnate il 10 gennaio 2012 alla Commissione d’Accesso), dimostravano l’assoluta correttezza e l’assenza di qualunque inquinamento mafioso nell’attività amministrativa da quando, il 7 dicembre 2001, s’insediava la prima Amministrazione di centrodestra nella città di Barcellona Pozzo di Gotto;

la Relazione dell’Accesso 2006 si occupava delle procedure seguite dal Comune di Barcellona in materia di opere pubbliche, appalti, trattative private, somme urgenze, albi di fiducia, contratti, servizi, forniture, incorrendo in numerose sviste che l’Amministrazione comunale rilevava distintamente nelle note difensive, del 10 ottobre 2006;

le note difensive e le note aggiuntive dell’8 gennaio 2007, inviate al Ministro, al Prefetto di Messina e agli Organi competenti del Ministero dell’interno (riprese in due atti di sindacato ispettivo presentati dall’interrogante, il 23 gennaio 2007 e consegnati ai Commissari d’Accesso il 10 gennaio 2012), evidenziavano le sviste clamorose, gli errori di valutazione e i travisamenti contenuti nella Relazione commissariale 2006 (pubblicata, chissà come, per ampi stralci sul settimanale “Centonove”);

una nota ministeriale dell’ottobre 2006, V Dipartimento – affari territoriali (firmata dal Prefetto La Rosa e inviata al Prefetto di Messina) precisava che per lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi del 143 del Tuel, erano indispensabili l’esistenza e la dimostrazione di una stretta consequenzialità, tra collegamenti (o condizionamenti), “fattore inquinante” e atti amministrativi, capace di determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale, o il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica); e che, pertanto, la Commissione d’Accesso doveva precisare e chiarire meglio quanto appariva inesatto e generico;

il Prefetto di Messina, dopo aver raccolto, con un supplemento d’indagine, tutti gli elementi sollecitati dalla nota ministeriale Ufficio V, ritirava la precedente proposta di scioglimento;

il Ministro dell’interno, ricevuti dal Prefetto di Messina i chiarimenti richiesti, archiviava la pratica sullo scioglimento del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, attestando, di fatto, l’inesistenza di condizionamenti (o collegamenti) tra la criminalità organizzata e i soggetti di cui all’art. 77, comma 2, del Tuel;

le organizzazioni criminali di stampo mafioso, per dimostrare la loro capacità di penetrazione e la loro forza sul territorio, cercano di infiltrarsi laddove esistono “affari” e notevoli investimenti di risorse economiche pubbliche, e, proprio per questo, l’amministrazione di centrodestra (diversamente da quella precedente di centro-sinistra), dal 7 dicembre 2001 (e cioè da quando è in carica), metteva in sicurezza dal pericolo dell’infiltrazione mafiosa (ormai sono quasi 8 anni) gli atti che riguardano i flussi di denaro (come gli appalti, le forniture, i servizi…), stipulando (con il concorso del Consiglio comunale – prima città in Provincia di Messina) 3 Protocolli di Legalità, 2 con la Prefettura e uno con la Procura della Repubblica di Barcellona PG Messina (il primo, nel settembre del 2004; il secondo, molto più particolareggiato e stringente – il famoso ed efficace Protocollo “Dalla Chiesa” – con delibera n. 404 del 24 ottobre 2005; il terzo, il 12 gennaio 2010);

la stessa amministrazione invia, costantemente e mensilmente (in ossequio ai Protocolli di Legalità e secondo le direttive prefettizie ricevute) alla Prefettura di Messina, per gli opportuni controlli (come da note del Segretario comunale dalle quali si evince, anche graficamente, il dettaglio specifico delle ditte, degli atti e dei documenti da sottoporre a controllo per verificare la regolarità, la sussistenza e il possesso dei requisiti tecnici, giuridici e morali), sia tutti gli atti ai quali è tenuta per lavori pubblici e forniture di servizi sopra-soglia (oltre 250.000 euro), sia tutti gli atti riguardanti procedure negoziate (cottimi e trattative private) per i quali l’Amministrazione non sarebbe tenuta, perché sotto-soglia (meno di 250.000 euro);

la Prefettura accerta la regolarità degli atti ricevuti dall’Amministrazione comunale, vigila sui lavori, controlla appaltatori, fornitori e forniture di cui ai lavori appaltati e solo dopo, grazie alla conoscenza d’informazioni riservate sugli appartenenti alla criminalità organizzata (che una Giunta e un Consiglio, ovviamente, non possono conoscere), la informa (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2, secondo comma, quinto e sesto rigo, del Protocollo Dalla Chiesa), del pericolo d’infiltrazioni mafiose, affinché assuma i provvedimenti conseguenti;

di conseguenza, nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (da quando amministra il centrodestra e ancor di più, dal 2007) sia gli appalti, i contratti, i servizi, gli appaltatori, i fornitori, le forniture e i cantieri di lavoro su una mole ingente di opere pubbliche di grande rilievo sociale (vedi sopralluogo 8/9 febbraio 2011, sui cantieri di cui al Contratto di quartiere, 2) sia ogni atto per cottimi fiduciari e trattative private sotto-soglia, sono sottoposti – giusti Protocolli di legalità stipulati con la Prefettura e il Ministero dell’interno – ai controlli preventivi, contestuali e successivi degli Organi prefettizi e del Nucleo Interforze;

a riprova di quanto al punto di cui sopra – per i lavori di recupero e riqualificazione ambientale della fascia costiera, aree attrezzate e servizi in località Calderà/Spinesante (oggetto del contratto di appalto rep. N. 5735 del 24 luglio 2007, reg. a Barcellona il 26 luglio 2007 al n. 355, mod. 1 e subappalto autorizzato con determinazione n. 159/2008, reg. gen. N. 379/2008) – la Prefettura di Enna (con nota dell’8 marzo 2008 n. di prot. 11909/I-C, Area I, trasmessa dalla Prefettura di Messina al Comune di Barcellona con nota del I aprile 2008, prot. N. 11359/08/14.2/Gab, notificata il 29 aprile 2008), comunicava all’Amministrazione comunale che sul conto della ditta Ma.Ge.Co Srl “pur non sussistendo, a carico delle persone in oggetto indicate, le cause di divieto, di sospensione e di decadenza previste dall’art. 10 della legge n. 575/65, da accertamenti effettuati, sono emersi elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della ditta Ma.Ge.Co. Srl”;

di conseguenza: a) il responsabile del VII settore, in data 20 maggio 2008, rescindeva il contratto con determina dirigenziale n. 478; b) la Ma.Ge.Co avviava un contenzioso con il Comune e la Prefettura di Enna, prima rivolgendosi al Tar di Catania (che, con propria ordinanza, la n. 1438/08, rigettava la richiesta di “sospensiva”) e poi presentando appello al CGA contro il diniego della sospensiva; c) il Consiglio di giustizia amministrativa (CGA) concedeva la sospensiva con ordinanza del 19 gennaio 2009 n. 138 e rinviava la causa al TARS per il merito; d) i lavori rimanevano sospesi fino al 29 maggio 2009, quando (in esecuzione della sentenza n. 941 del 22 maggio 2009) il Tar di Catania, nel merito, accoglieva il ricorso della Ma.Ge.Co, annullando gli atti e i provvedimenti impugnati, tra cui la certificazione della Prefettura di Enna”; e) l’Amministrazione comunale si costituiva al CGA di Palermo contro la sentenza di merito del TAR e contro la Ma.Ge.Co; f) il CGA di Palermo (con sentenza n. 11 del 4 marzo 2010) definiva il contenzioso accogliendo l’appello della Prefettura di Enna; g) l’Amministrazione comunale, di conseguenza, come da delibera della Giunta n. 170 del 15 aprile 2010, confermava la rescissione dal contratto di appalto e correlati subappalti;

a riprova di quanto al punto 62, la Prefettura di Reggio Calabria (per il servizio di pulizia dei locali comunali oggetto del contratto di appalto rep. N. 5770 del 6 maggio 2008, registrato a Barcellona Pozzo di Gotto il 6 maggio 2008 al n. 61 – Mod I) avvertiva (con nota del 1° luglio 2008 – n. di prot. 42764/2008 – Area I) l’Amministrazione comunale che: “Sull’A.T.I. ‘Azienda Europea Servizi Srl – SO.GE.MA. Srl la complessiva valutazione di tutti gli elementi acquisiti mediante gli accertamenti disposti per il tramite delle Forze di Polizia, induce a ritenere sussistente il pericolo di tentativi di infiltrazione mafiose nell’ambito della società in oggetto, ai sensi dell’art. 10 del DPR 252 del 1998”;

di conseguenza (con determina dirigenziale del 29 luglio 2008, reg. gen. n. 2069) il Dirigente del VII settore decideva di revocare le precedenti determinazioni e di recedere immediatamente dal contratto medesimo;

da quando è in carica l’Amministrazione Nania, nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, le Ditte che partecipano alle gare per affidamenti diretti, cottimi o provvedimenti d’urgenza, devono essere iscritte all’Albo di fiducia delle ditte, possedere i requisiti tecnico-giuridici e depositare, al momento dell’iscrizione, il certificato camerale con l’annotazione di eventuali carichi pendenti e il certificato antimafia;

nella città del Longano, le procedure negoziate che riguardano anche le ditte di cui all’albo di fiducia, sono sottoposte alle clausole del Protocollo di legalità “Dalla Chiesa” e, di conseguenza, qualora emergano elementi che lascino intravedere il pericolo d’inquinamento mafioso, il dirigente di settore assume i provvedimenti rescissori conseguenti;

le ditte affidatarie di trattative private e cottimi, OLTRE a possedere (per lavori pubblici, forniture, servizi) i richiamati requisiti, devono rispettare le disposizioni sulla tracciabilità dei flussi finanziari E sottoscrivere la clausola contrattuale che subordina la validità della stipula dell’atto al rilascio da parte della prefettura delle prescritte certificazioni antimafia;

di conseguenza, l’assenza del certificato camerale con annotazione antimafia e del rilascio, da parte della prefettura della prescritta certificazione antimafia, determina il venir meno della validità del contratto, dunque la sua inefficacia e, di conseguenza, la decisione comunale di non liquidare le somme per i lavori eventualmente resi;

com’è evidente, le clausole del Protocollo “Dalla Chiesa”, le richiamate contrattuali e la dichiarazione sostitutiva unica resa dalle ditte affidatarie, ai sensi degli artt. 46 e 47 del testo unico delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, rendono impossibile e del tutto inutile (se in qualche caso dovesse verificarsi), l’infiltrazione mafiosa nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto perché (in materia di cottimi fiduciari, trattative private, appalti con asta pubblica, contratti, servizi, forniture, servizi, procedure in tema di lavori pubblici) le ditte inquinate, anche se (per errore) iscritte all’albo di fiducia comunale, senza la prescritta documentazione antimafia, subirebbero, in applicazione delle clausole contrattuali ex art. 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e delle altre di cui a specifici documenti acquisiti agli atti del Senato, la risoluzione del rapporto contrattuale senza ricevere alcun corrispettivo per l’attività svolta;

le ditte per le quali il Sindaco ha firmato ordinanze sono state sempre individuate attraverso l’albo di fiducia delle ditte;

le ditte per le quali il responsabile unico del Procedimento ha firmato le sue ordinanze urgenti sono state sempre individuate attraverso l’albo di fiducia delle ditte;

le procedure sopra descritte (inviando alla Prefettura, in data 27 novembre 2011, e-mail con allegati 3 files per un totale di 82 pagine, contenenti gli elenchi di tutte le ditte ed i mezzi che operavano sul territorio) sono state adottate, durante l’alluvione del 22 novembre 2011, anche per le ditte non iscritte all’albo di fiducia ma che nella particolare situazione di emergenza si sono rese disponibili, con propri mezzi, per lavori di somma urgenza;

di conseguenza, il dirigente di settore non emetterà, alla ditta interessata (sui fondi alluvionali che dovrebbero essere stanziati dal Governo regionale e nazionale) la liquidazione di quanto dovuto, qualora la Prefettura notifichi il sospetto della presenza mafiosa – ai sensi e per gli effetti dei contratti (sottoscritti e acquisiti agli atti del Senato) delle norme di cui al Protocollo di Legalità;

in materia di forniture, lavori e servizi è possibile fare ricorso, in caso di necessità e urgenza, ad affidamenti diretti (sottoscrivendo il contratto di cui al modulo fornito dal Comune);

ricevuta per conoscenza la lettera del 27 aprile 2011 – con la quale il Segretario comunale (con riferimento al Protocollo di Legalità del 12 gennaio 2010, riguardante la demolizione dei fabbricati abusivi, sollecitava i responsabili dell’Ufficio tecnico sulla necessità di accelerare l’iter delle pratiche sulla loro demolizione) il Sindaco Nania, il giorno dopo, invitava il dirigente del VII settore, ingegner Salvatore Bonavita (con lettera 28 aprile 2011, prot. n. 181915) “ad assumere ogni iniziativa utile ad accelerare l’iter istruttorio per l’esecuzione tempestiva dei provvedimenti conseguenti”;

il ritardo nella demolizione degli immobili abusivi non è dovuto all’influenza di alcun fattore inquinante, ma ad alcuni problemi di carattere normativo di cui alla relazione dell’ingegner Orazio Mazzeo, al fatto che l’ingegner Salvatore Bonavita andava in pensione nell’estate del 2011 e alla circostanza che l’ingegner Mazzeo si trova oberato da una serie innumerevole di compiti;

sul progetto di finanza riguardante le lampade votive cimiteriali, deliberato dal commissario straordinario prima del 7 dicembre 2001, è nato un annoso e spinoso contenzioso, come si rileva dalla documentazione allegata;

nel settore ambiente rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

in materia di raccolta rifiuti, il sostituto Procuratore della Repubblica, la dottoressa Raffa, dichiarava – nel novembre 2005 – durante un’audizione della Commissione antimafia della Regione Siciliana, che (dopo decenni di proroghe discutibili e illegittime da parte delle precedenti Amministrazioni) “finalmente” l’Amministrazione in carica aveva avviato le procedure per assegnare il servizio di raccolta attraverso lo svolgimento di una gara pubblica;

la stessa Amministrazione ha messo in sicurezza diverse zone collinari, a rischio frane, nella frazione di Gala, San Paolo, Maloto, Cappuccini, Acquaficara; la chiusura varchi del torrente Idria nel tratto a monte del quartiere Pizzo Castello di Pozzo di Gotto; la ripulitura annuale del letto del torrente Idria, delle saie che attraversano la città e del torrente Longano nei tratti di propria competenza; la realizzazione del depuratore di contrada da Cantoni; la bonifica della discarica Trefinaite (già sequestrata dalla Magistratura e dismessa); il ripascimento di circa 1 chilometro di spiaggia dal tratto antistante il depuratore comunale verso Milazzo;

a fronte della tempestività con la quale l’Amministrazione ha provveduto alla pulizia delle spiagge, “sorprende” la richiesta del 26 gennaio 2012 con la quale i Commissari di Accesso, hanno chiesto gli atti sull’ordinanza n. 70 del 15 giugno 2011 (con la quale il Sindaco ordinava al dirigente del VII settore, ingegner Salvatore Bonavita, di intervenire, con determina, sulla pulizia di circa 5 chilometri di spiaggia, da Cicerata a Cantoni), e sull’esposto a firma Walter Russo in merito al danneggiamento della cosiddetta “duna” di non più di 10 metri lineari;

la predetta “duna”, come da foto, è solo un semplice ammasso di sabbia che si forma e si trasforma in conseguenza delle intemperie marine particolarmente aggressive in quei tratti di spiaggia;

sulla cosiddetta “duna” sono insorti diverbi banali tra abitanti del vicinato e il colmo è stato raggiunto quando un articolista ha favoleggiato di devastazione ambientale sul tratto di spiaggia (come descritto in alcune foto);

la Capitaneria di porto di Milazzo ha vigilato quasi quotidianamente sull’esecuzione dei lavori che hanno interessato circa 5 chilometri di spiaggia e sia la stessa sia i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, intervenuti sui luoghi, non hanno riscontrato nulla di anomalo, non hanno chiesto all’Amministrazione comunale di interrompere i lavori e non hanno elevato alcuna infrazione a carico della ditta che ha eseguito i lavori;

il Sindaco, assunte informazioni sul perché e su come si era svolto il diverbio tra abitanti dell’area retrostante la cosiddetta “duna”, precisava con lettera che i fatti erano diversi da com’erano stati descritti sulla stampa locale;

nel settore anagrafe, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

la Commissione d’Accesso (per accertare eventuali condizionamenti del risultato elettorale tramite l’infiltrazione mafiosa e lo spostamento di rilevanti quote di elettori in grado di alterare le scelte di 34.000 elettori: il cosiddetto “modello Furnari”) ha richiesto all’Ufficio elettorale il numero e l’identità degli elettori che hanno trasferito la loro residenza nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, dal 1° marzo al 30 maggio 2007; e di quanti hanno trasferito la propria residenza alla volta di altri Comuni dal 1° giugno 2007 al 31 dicembre 2007;

la Commissione d’Accesso ha potuto constatare che solo una persona, nel marzo 2007, si è trasferita dal Comune di Cologno Monzese a Barcellona PG e poi, nel luglio dello stesso anno, è rientrata nella città lombarda e che solo tre sono le persone che si sono trasferite in altri Comuni ma nel gennaio del 2008;

gli appartenenti alla criminalità organizzata – come risulta all’Autorità giudiziaria e alla Polizia e come la Commissione d’Accesso può accertare controllando il nome di una candidata (sentimentalmente legata a un personaggio condannato recentemente per fatti di mafia) scesa in lista con una formazione ferocemente schierata contro l’Amministrazione comunale – se avessero potuto, avrebbero trasferito quote consistenti di elettori “condizionati” per fare prendere al Sindaco Candeloro Nania quella “batosta” che la sorella del famoso collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano, auspicava nell’intercettazione riportata il 18 aprile 2008, a pag. 23, del settimanale “Centonove”. La Bisognano, testualmente dichiarava (durante una conversazione intercettata, con il tecnico del Comune di Mazzarà S. Andrea, tale Franco Perdichizzi); “Speriamo che il primo cittadino di Barcellona, Candeloro Nania, ricandidato, prenda una batosta elettorale”;

certamente quattro elettori non costituiscono un fattore inquinante per un risultato elettorale che a Barcellona Pozzo di Gotto è stato determinato da 28.000 elettori;

nella legislatura 2007-2012 solo gli Assessori Scolaro Domenico, Bucolo Emanuele, Lizio Rosario e Calderone Santi hanno confermato le loro deleghe;

nel settore personale, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

nel 2005, ha disposto (dopo averla concordata con il Gruppo Interforze) l’installazione nei Palazzi municipali d’impianti di videosorveglianza per rendere più trasparente la vita amministrativa e i contatti tra dipendenti e cittadini;

la Commissione di Accesso (sulla sua richiesta di cui ai punti 4 e 5 della lettera 12 dicembre 2011, prot. n. 51190), può verificare come, nel periodo dicembre 2001 – gennaio 2012, non sia stato bandito alcun concorso e le assunzioni siano avvenute o perché avviate dalle Amministrazioni precedenti (Spinella Maria Concetta e De Pasquale Salvatore), o per procedure selettive con avvisi pubblici (Parisi Maurizio e dottor Marco Crisafulli) e contratto a tempo determinato (trattandosi di figure dirigenziali per le quali vige il principio fiduciario), o per mobilità (Rotella Luigi Mirabile Maria Lina) o per carenze organizzative nell’Ufficio tecnico, e sempre con contratto a tempo determinato, (ingegner Giovanni Maimone e Mazza Giuseppe);

senza concorsi per nuove assunzioni e come effetto della notevole riduzione di personale dovuta ai pensionamenti, l’Amministrazione ha risparmiato, negli anni successivi al 7 dicembre 2001 (tra il 2006 e il 2011), almeno un milione di euro, orientando (pur nelle difficoltà che è facile immaginare per i continui tagli alle risorse pubbliche) virtuosamente ed efficientemente l’organizzazione municipale;

la capacità di risposta della sua macchina burocratica e la sua efficienza organizzativa sono state apprezzate, per unanime riconoscimento da parte delle Autorità civili e religiose, durante la recente alluvione che ha messo in ginocchio la città del Longano;

la stessa Amministrazione ha adottato la “Carta dei servizi sociali” per una puntuale verifica sull’attività degli Uffici municipali e per assicurare un’interlocuzione più aderente alle esigenze dei cittadini bisognosi e meno abbienti che richiedono maggiori cure e attenzioni;

ha utilizzato al meglio le risorse disponibili per rendere la macchina burocratica più efficiente, nonostante manchino professionalità tecniche nel proprio organico;

ha ricevuto, nel 2005, il certificato “Qualità di Sistema” e rilascia, da un anno, la carta d’identità elettronica;

pubblica on line, già dall’anno 2007 (e, dunque, da un anno prima che la pubblicazione diventasse obbligatoria per legge) tutte le delibere, le determine e le ordinanze sindacali, e tutte le delibere del Consiglio comunale;

perfino la precedente Commissione di Accesso non ha rilevato nulla di grave in capo agli impiegati, ai funzionari e ai dirigenti a proposito delle funzioni svolte e ai ruoli dai medesimi ricoperti nell’ambito dell’organizzazione degli Uffici;

5 dei 9 dirigenti che provenivano dalle precedenti Amministrazioni sono andati in quiescenza tra il 2005 e il 2011 (l’ex Comandante dei Vigili urbani, Domenico Fumia, l’ingegner Gaetano Calabrò, l’ingegner Salvatore Bonavita, il dottor Natale D’Amico e il Signor Francesco Imbesi), per cui la struttura burocratica dirigenziale risulta diretta dai 4 dirigenti rimasti e dal segretario comunale;

per quanto riguarda l’attività interna, ha reso l’organizzazione degli Uffici più efficiente e controllata, mediante la puntuale verifica dei carichi di lavoro tramite l’Organismo interno di valutazione (OIV), e per quanto riguarda chi entra e chi esce dalla Casa municipale, tramite l’impianto di videosorveglianza;

la lente d’ingrandimento della verifica quotidiana, con la videosorveglianza, consente la registrazione permanente di chi accede agli Uffici e di ciò che avviene lungo i corridoi municipali (con specifica attenzione gli impiegati, alle presenze e alla verifica del badge d’ingresso e uscita dall’ente);

ha adottato regolamenti che, per il buon funzionamento dell’Ente e per una migliore organizzazione degli Uffici, hanno reso la macchina burocratica più efficiente, efficace, trasparente e tale da permettere ai cittadini di meglio interloquire con gli organismi municipali nell’erogazione dei servizi e nelle pratiche che li interessano (rilascio di autorizzazioni, concessioni, certificazioni e uso dei servizi d’assistenza);

la Giunta comunale, con delibera n. 212 del 7 luglio 2011, sospendeva dal servizio con privazione della retribuzione il dipendente Cambria Francesco, a decorrere dal giorno in cui era stato sottoposto alla misura restrittiva della libertà personale, e cioè il 24 giugno 2011, come si apprendeva nella tarda mattinata. Il provvedimento di sospensione era inviato immediatamente alla Commissione disciplina per l’avvio del relativo procedimento e per l’assunzione dei provvedimenti conseguenti. Il funzionario capo del servizio, dottor Armando Sottile spiegava nella sua del 30 gennaio 2012 e 3 febbraio 2012 che il dipendente Cambria Francesco non poteva essere considerato un assenteista ma un dipendente sottoposto a misura cautelare per reati di natura mafiosa. Il funzionario capo non comunicava la sua assenza al dirigente del settore proprio per questi motivi, diversamente da come avviene nel caso in cui si tratta di un assenteista che non invia alcuna giustificazione. Analoghi provvedimenti di sospensione dal servizio sono stati adottati nel passato nei confronti degli unici tre dipendenti di ruolo sottoposti a misura restrittiva della libertà personale;

in ogni caso, la Commissione d’Accesso non può scaricare specifiche inefficienze evocando “un fattore inquinante” che non esiste e addebitando eventuali disservizi (se e, in quanto, accertati) sulle spalle dell’attuale Amministrazione, giacché, per un verso, il personale interno l’ha ricevuto in dotazione dalle precedenti al 2001 (ed è ancora quello già esaminato nell’Accesso 2006) e per altro verso non può rinnovarlo con nuove e più aggiornate assunzioni;

nel settore contratti e affitti, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

in 11 anni di attività, l’Amministrazione ha assegnato un solo alloggio popolare al primo in graduatoria e perché tutti gli alloggi popolari esistenti in Barcellona PG sono stati assegnati dalle Amministrazioni precedenti al 7 dicembre 2001;

ha avviato tutte le procedure di legge e i decreti ingiuntivi per i canoni maturati e non versati dagli inquilini morosi;

respinge al mittente l’accusa del richiamato politico palermitano (secondo cui il Comune, stipulando un contratto d’affitto con la Dibeca Sas, avrebbe favorito l’avvocato Rosario Cattafi), sia perché non è vero che l’affitto in questione sia l’unico stipulato dall’Amministrazione comunale con privati; sia perché l’immobile di via Operai, n. 72, è stato trasmesso alla madre del Cattafi, Di Benedetto Nicoletta, per successione ereditaria dai genitori; sia perché ciò dimostra inconfutabilmente che l’immobile di via Operai, n. 72, non è di provenienza sospetta o illecita; sia perché l’immobile di via Operai, n. 72, è stato tenuto in affitto dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona e dal Ministero dell’interno per 32 anni (fino al 1992); sia perché il contratto d’affitto in corso è stato ritenuto utile, conveniente e deciso dall’Amministrazione di centrosinistra il 15 giugno 2000, con delibera della Giunta n. 233, per il canone annuo di 54 milioni di lire e con una durata di 6 anni più 6, come per legge; sia perché la delibera comunale sull’immobile di via Operai, n. 72, è stata successivamente (e prima del 7 dicembre 2001), confermata e resa esecutiva dal commissario regionale, dottor Zaccone; sia perché, essendo l’immobile di via Operai, n. 72, di provenienza lecita ed ereditaria ed essendovi alloggiati gli Uffici comunali e la CRI, l’Amministrazione non può procedere motivatamente al recesso anticipato dal contratto;

nel settore ragioneria, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

l’Amministrazione ha estinto, dal 7 dicembre 2001, debiti per circa 14 milioni di euro, ricevuti in eredità dalle Amministrazioni precedenti;

nella consiliatura iniziata il 13 maggio 2007 fino ad oggi, ha speso per gli esperti la somma di 81.735,60 euro lordi, come dire mediamente, 16.000 euro lordi l’anno;

dal 13 maggio 2007 sono state impiegate risorse limitatissime per consulenti e solo su obiettivi specifici di sviluppo;

per gli incarichi tecnici, quando ha potuto, si è servita delle risorse interne, mentre negli altri casi li ha conferiti tenendo conto della normativa in vigore. Più esattamente, quando si è trattato di lavori pubblici per i quali la legge consentiva incarichi fiduciari, il Sindaco provvedeva alla nomina attingendo all’Albo di fiducia; negli altri casi con gara pubblica;

il dottor La Rosa Luigi, con riferimento alla richiesta della Commissione di Accesso sulle generalità dei membri revisori dei conti, non era riconfermato dal Consiglio comunale, giacché, nel frattempo, era stato indagato in un procedimento penale riguardante l’AIAS di Milazzo;

le spese telefoniche, con riferimento alle utenze telefoniche di cui alla richiesta commissariale 19 dicembre 2011, assommano a non oltre 30.000 euro annue, ivi comprese quelle per giudici e Pubblico ministero del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, e perché ha stipulato un contratto con la Tim, con gara celebrata il 3 ottobre 2007, per n. 138 carte Sim, a un costo molto vantaggioso (come da documento già in possesso dei Commissari);

l’importo del traffico telefonico sulle utenze intestate al comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Uffici comunali, Tribunale, Procura, Scuole, Università), rientra dentro i parametri di un Comune di circa 45.000 abitanti e solo per gli Uffici giudiziari si aggira sui 50.000 euro annui;

per verificare il consumo idrico, dopo parecchi anni durante i quali (prima del 7 dicembre 2001) i contatori non erano né controllati né letti, il Sindaco Nania è stato costretto, dopo pochi mesi dalla sua prima elezione, a emanare un’ordinanza per la loro pulitura;

ha acquistato, con diverse gare, circa 2000 contatori, collocandone già oltre 1.500;

ha recuperato, dopo decenni di lassismo e incuria, sfidando l’impopolarità, dal 2002 al 2011, circa 8 milioni di euro per morosità di acqua e circa 7 milioni di euro dall’evasione fiscale su Ici e Tarsu;

monetizzando gli oneri di urbanizzazione, ha programmato una migliore utilizzazione delle risorse erariali per l’eventuale realizzazione di opere pubbliche a tutto vantaggio della comunità cittadina;

monetizzando gli oneri di urbanizzazione, ha programmato servizi più aderenti agli interessi dei cittadini, una più equa ripartizione dei costi sociali e una migliore localizzazione degli stessi servizi;

applicava, già con determina dirigenziale n. 14 dell’11 gennaio 2006, una riduzione del 10 per cento sulle indennità dei propri membri di giunta e di Consiglio;

nonostante abbia sanato l’Ente, risanando debiti, recuperando imposte ed eliminando sprechi, solo per un effetto distorsivo, determinato dai finanziamenti di cui al punto 7 (ricevuti nel 2007 per investimenti), sforava il patto di stabilità, ma faceva ricorso al TAR, eccependo l’illegittimità costituzionale;

visto che l’art. 143 del Tuel prevede lo scioglimento di un Consiglio comunale quando emergano “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”;

visto che come da documento del Ministero dell’interno, a firma del Prefetto La Rosa, inviato nell’ottobre 2006 al Prefetto di Messina, citato nell’atto di sindacato ispettivo 4-01106, per lo scioglimento del Consiglio comunale, ai sensi dell’art. 143 del Tuel, è indispensabile che sussista e si dimostri la stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, (o) grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

tenuto conto che la separazione (trasfusa anche nella modifica, introdotta dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, all’art. 143 del Tuel) tra compiti di direzione politica (che spettano al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale) e compiti di gestione amministrativa, demandati all’autonomia della gestione nei settori comunali, ormai è netta (in applicazione dell’ordinamento degli enti locali);

tenuto conto che, in applicazione del vigente art. 143 (con riferimento all’organizzazione del pubblico impiego), la Commissione di Accesso ha il potere/dovere di verificare se eventuali pregiudizi che derivino da un’ipotetica infiltrazione mafiosa su specifici atti amministrativi riguardino, o ricadano, soltanto su qualcuno dei settori dell’organizzazione burocratica ma non su tutta la macchina amministrativa e sull’Amministrazione in generale dell’Ente (sì da ricondurre a normalità, semmai, la vita amministrativa nel settore ove è stata violata),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di revocare la delega concessa al Prefetto di Messina per l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto; o se non ritenga di invitare la Commissione d’Accesso a trarre le sue conclusioni, dando atto di come, in tema di lavori pubblici, contratti e servizi riguardanti la gestione dei diversi settori amministrativi, grazie alle decisioni e ai comportamenti trasparenti dell’Amministrazione Nania, ai Protocolli di legalità e ai controlli preventivi, contestuali e successivi che sono il risultato della feconda collaborazione istituzionale tra Prefettura e Comune, non si registrino collegamenti o condizionamenti delle organizzazioni criminali sugli organi di cui all’art. 77, comma 2, del Tuel, tali da compromettere o alterare il processo dì formazione della volontà degli organi elettivi, tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità amministrativa, o tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.