MESSINA, MAFIA: La droga e l'arsenale di Mangialupi. Il gip decide dieci rinvii a giudizio. Tra gli altri Letterio Campagna e alcuni suoi familiari. Stralciato Trovato

9 marzo 2012 Cronaca di Messina

Tutti a giudizio, si farà il processo, inizierà il 20 giugno prossimo davanti alla seconda sezione penale del Tribunale. L’unica eccezione è rappresentata dal malore del boss di Mangialupi Nino Trovato, che ancora una volta si sarebbe sentito male in aula, per lui se ne riparlerà oggi visto che la sua posizione è stata stralciata. Ecco l’udienza preliminare di ieri mattina davanti al gup Maria Teresa Arena per l’operazione antimafia e antidroga “Murazzo”, l’indagine della Squadra Mobile gestita dai sostituti della Dda Giuseppe Verzera e Fabrizio Monaco che ha dato un duro colpo alle grandi riserve di armi e droga del gruppo mafioso di Mangialupi. Sono quindi complessivamente dieci, tra boss e fiancheggiatori per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga ed armi legato al clan del rione Mangialupi, le persone rinviate a giudizio ieri dal gup Arena, così come aveva richiesto il pm Giuseppe Verzera, che rappresentava l’accusa. Considerato lo stralcio deciso dal gup per Nino Trovato, ieri sono stati rinviati a giudizio Letterio Campagna, la moglie Maria Passari ed i figli Giovanni, Roberto e Consolato, ritenuti custodi di armi e droga. E poi ancora Antonio Campagna, i fratelli Maria e Giuseppe Sturniolo, Rocco Rao e il catanese Sebastiano Minutola. Tutti, eccetto il catanese Minutola (è accusato d’aver effettuato una cessione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente nei confronti di tre soggetti catanesi non identificati) rispondevano a vario titolo di associazione di stampo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di sostanza stupefacente, a Messina e in un arco temporale compreso tra il dicembre 2009 ed il giugno 2010; c’è poi il capitolo di accuse dedicato alla detenzione illegale e porto d’armi e munizioni anche da guerra, vale a dire l’arsenale veramente imponente scoperto dalla polizia nel gennaio dello scorso anno in contrada Murazzo, a San Filippo Superiore.
Il 23 gennaio 2010 nella villa “Desirè” della famiglia Campagna, in contrada Murazzo, nel villaggio di S. Filippo Superiore, la Squadra Mobile sequestrò kalashnikov, mitragliatori, fucili, detonatori, munizioni da guerra e ben sei chili di cocaina. Letterio Campagna, arrestato insieme ai due figli, si assunse la responsabilità di armi e droga sotterrate nel suo terreno, ma le cimici piazzate dalla polizia consentirono di accertare i ruoli di moglie e figli e di sequestrare il 10 aprile altri due chili di cocaina nascosti sempre nel casolare di San Filippo. Tra i tanti retroscena dell’inchiesta, che emersero il giorno degli arresti, lo scorso aprile, ci fu anche un curioso episodio captato dagli investigatori con le microspie durante le indagini, il giorno di Pasquetta del 2010, nel casolare di contrada Murazzo a San Filippo, come scrisse il gip Walter Ignazitto nella sua ordinanza di custodia cautelare. Attraverso le captazioni ambientali effettuate al carcere di Gazzi quando Letterio Campagna nel corso dei tradizionali colloqui impartiva ordini a moglie e figli su armi e droga da custodire e smistare, gli investigatori della Squadra Mobile svelarono un singolare piano. Pochi giorni prima del lunedì dell’Angelo, Campagna aveva consigliato di fare una “puntatina” in contrada Murazze. In realtà, dietro il paravento di una tranquilla giornata all’aria aperta, quel giorno venne realizzata una sapiente «operazione di occultamento della sostanza stupefacente», della parte di droga che nel corso del primo ingente sequestro non era stata rinvenuta dai poliziotti. Ma pochi giorni dopo la Mobile trovò tutto.(n.a.)