UNIVERSITA' DI MESSINA, IL PROCESSO D'APPELLO: Veterinaria, l'accusa chiede la conferma per l'abuso d'ufficio

9 marzo 2012 Cronaca di Messina

L'Università vista dal Tribunale

FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Il “processo delle astensioni”, vale a dire uno dei tronconi del procedimento sulla facoltà di Veterinaria, quello che si è già risolto in primo grado con sette giudizi abbreviati, è quasi alla fine in d’appello. Questo dopo la lunga catena di astensioni per vari motivi di alcuni componenti designati, che lo ha paralizzato per circa un anno e mezzo. Ed è stata una mattinata intensa dopo la paralisi, perché si sono registrati la relazione del componente del collegio presieduto dal giudice Gianclaudio Mango, la collega Maria Angela Nastasi, la requisitoria del sostituto procuratore generale Ada Vitanza, e quindi i primi interventi difensivi. Per capire cosa è successo ieri bisogna tornare indietro, alla sentenza di primo grado, che risale al 19 dicembre del 2008. Quel giorno il gup Micali decise per i giudizi abbreviati del caso Veterinaria d’infliggere un anno di reclusione (pena sospesa) al prof. Raffaele Tommasini, quale consulente legale dell’ateneo, e ai componenti del Consiglio di facoltà di Veterinaria Francesco Naccari, Marisa Masucci e Maria Grazia Pennisi, riconosciuti responsabili di abuso d’ufficio, e per il caso-Lipin di condannare a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa), i ricercatori Mirko Paiardini e Barbara Cervasi, che rispondevano invece di peculato. Ieri il sostituto Pg Vitanza per oltre un’ora ha ricostruito l’intera vicenda e ha ribadito che secondo l’accusa per quel che riguarda la contestazione di abuso d’ufficio l’impianto probatorio è solido, supportato anche dalle intercettazioni. Quindi ha richiesto per i docenti Tommasini, Naccari, Masucci e Pennisi la conferma integrale della condanna di primo grado. Il Pg ha invece argomentato in maniera diversa rispetto al primo grado per l’altra vicenda, quella dei fondi Lipin, spiegando che a suo avviso invece del peculato è prospettabile il profilo giuridico di contestazione dell’abuso d’ufficio; quindi ha richiesto alla Corte d’appello la riqualificazione del reato in abuso d’ufficio, appunto, e una condanna a “soli” 6 mesi di reclusione per Paiardini e Cervasi, rispetto all’anno e quattro mesi del primo grado. Sempre ieri l’avvocato Massimo Rizzo, che assiste il prof. Tommasini, il quale ha tra l’altro rilasciato per mezz’ora dichiarazioni spontanee in aula, ha chiesto una rinnovazione del dibattimento. Questo sulla scorta dell’eventuale deposito di una nuova consulenza di parte, eseguita dal perito Daniele Schinardi, che secondo il difensore arriva a conclusioni opposte rispetto alla superperizia del consulente dell’accusa Gioacchino Genchi, per esempio sulle localizzazioni del prof. Tommasini in determinati giorni attraverso le “celle di aggancio” dei telefonini. Su questa richiesta il collegio s’è riservata la decisione. Ancora ieri si sono registrati gli interventi della parte civile, gli avvocati Giuseppe Carrabba e Maria Falbo, e quelli di alcuni difensori, gli avvocati Pietro Luccisano, Giovani Grasso, Gualtiero Cannavò. Alla prossima udienza, già fissata per il 3 aprile, si registreranno gli ultimi interventi difensivi, degli avvocati Ottavio Stracuzzi e Massimo Rizzo. Poi sarà sentenza. NUCCIO ANSELMO – GDS