MESSINA: Ex Degassifica Smeb, finalmente le ruspe? In quarantacinque giorni progetto, in un anno demolizione-bonifica: una liberazione per la città

13 marzo 2012 Cronaca di Messina

Altro che utopie, Messina può svoltare davvero. Sta per essere pubblicato dall’Ente Porto, che la Regione ha mantenuto in vita nel nome della legge mai abrogata sul Punto franco di Messina, la procedura di gara per la progettazione esecutiva, previa demolizione di tutte le cisterne, della bonifica radicale delle aree che furono della degassifica Smeb. Si tratterà di un intervento complesso e specialistico, in quanto prevede prima la demolizione di cinque serbatoi di grandi dimensioni, e di un’infinità di tubazioni e cavi, questi ultimi presumibilmente inquinati dai resti petroliferi, e poi l’analisi del sottosuolo delle stesse cisterne demolite, sino a una profondità di quasi dieci metri, in pratica il livello del mare. Non è una sorpresa ma il mantenimento di un impegno assunto con la città, grazie al finanziamento di un milione di euro stanziato dalla Presidenza della Regione: quello di cancellare, nell’unico modo possibile, in concreto, ogni folle tentazione di riattivare nel pieno centro di Messina, accanto alla Real Cittadella, un impianto di degassificazione. Un industria pesante che era già sufficientemente “insensata” negli anni 70, quando proprio nella Zona falcata, a 500 metri da piazza Cairoli, si pensò a dar vita a un sito industriale petrolifero. Come si ricorderà, dopo lo smaltimento emergenziale degli oli effettuato da Sviluppo Italia Area produttive intorno al 2005, con i carichi spediti via mare in Danimarca, cinque anni dopo la Presidenza della Regione ruppe gli indugi ed aggiudicò una prima gara per la caratterizzazione degli inquinanti dell’area ex Degassifica Smeb. Si trattava delle aree limitrofe alle strutture e alle cisterne. Sono stati allora demoliti due serbatoi: il TK1 e TK2. Adesso però, sulla base di questa prima caratterizzazione, compiuta dall’impresa Ecosud, è direttamente l’Ente Porto, ovvero sia il suo commissario Rosario Madaudo, ad avviare tramite l’architetto Antonio Garufi, quale responsabile del procedimento, il bando per la selezione dei professionisti che dovranno dirigere le demolizioni ed esaminare il sottosuolo. Si prospetta un termine breve, di 45 giorni, per la redazione del progetto esecutivo e uno egualmente confortante, meno di un anno dalla firma del contratto, per la sua attuazione. Certo, fatte le demolizioni, dall’analisi del sottosuolo potrebbero spuntare dati da brivido (si pensi solo se una sola delle cisterne avesse negli anni registrato qualche perdita) e in tal caso sarebbe necessaria un’ulteriore bonifica. Ma per una volta, visto che finalmente si apre uno squarcio nella cappa mummificante della Zona falcata, concediamoci un po’ d’ottimismo. Dove invece il pessimismo resta, è sulla prosecuzione del contenzioso infinito (ieri amministrativo oggi civile) tra gli enti portuali “doppioni”: lo stesso Ente Porto, che esiste per il Punto franco e la gestione di due aree – ex Degassifica e Bacino di carenaggio – e l’Autorità portuale, cui tocca la programmazione e gestione generale. La sovrapposizione tra la Regione – che sentenze amministrative alla mano intende governare le aree per il “Punto franco” e per scopi produttivi – e lo Stato, che ha dovuto bloccare (forse sbagliando) l’intero Piano regolatore del porto, resta una vicenda allucinante. Nessuna riqualificazione globale può attuarsi. Solo in spezzoni isolati, per quanto preziosi. Ma la città vuole molto di più, lo si capisca a Palermo. ALESSANDRO TUMINO – GDS