MESSINA: La mafia del cemento e le estorsioni. Chiesti 2 anni e mezzo per l' ex presidente dell'Ance Carlo Borella. L'imprenditore ha scelto il giudizio abbreviato. Domani la sentenza

13 marzo 2012 Cronaca di Messina

Domani sarà sentenza. Per adesso ci sono le richieste dell’accusa e la lunga udienza preliminare di ieri mattina davanti al gup Giovanni De Marco. E ieri il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera ha chiesto in abbreviato la condanna a due anni e mezzo per l’imprenditore edile ed ex presidente dell’Ance Carlo Borella, all’epoca dei fatti titolare dell’impresa Demoter, nell’ambito del processo “Sistema 2”, un’indagine della Squadra Mobile. Borella è accusato di favoreggiamento aggravato all’associazione mafiosa perché durante la fase delle indagini preliminari, nel corso di un interrogatorio non rivelò agli investigatori di aver versato il pizzo alle cosche barcellonesi. Sempre nello stesso processo è imputato anche il collaboratore di giustizia acese Alfio Giuseppe Castro, ritenuto uomo di fiducia del gruppo Santapaola nei rapporti con i clan di Barcellona Pozzo di Gotto. Per lui il pm Verzera ha chiesto la condanna a tre anni e sei mesi, più duemila euro di multa, con la concessione delle attenuanti generiche e di quella prevista per i collaboratori di giustizia. Sempre ieri mattina Verzera ha poi ribadito le richieste di rinvio a giudizio per il “reggente” della cosca dei barcellonesi, Carmelo D’Amico e per il geometra dell’impresa Demoter Biagio Raffa. È stata, invece, stralciata la posizione di Tindaro Calabrese, il boss dei Mazzarroti che ier mattina non era in aula perché impegnato nel processo “Vivaio”. Dopo gli interventi difensivi degli avvocati Alberto Gullino e Franco Pizzuto per Borella, Maria Barbera per Castro, e di Ugo Colonna per la parte civile, l’imprenditore Giacomo Venuto, l’udienza è stata aggiornata a domani mattina, quando il gup De Marco emetterà la sentenza per Borella e Castro, che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, e deciderà sulle richieste di rinvio a giudizio per Raffa e D’Amico, quindi riunificherà la posizione di Calabrese. Al noto imprenditore Borella la Distrettuale antimafia contesta l’accusa di favoreggiamento aggravato all’associazione mafiosa per aver negato di aver pagato il “pizzo” ai boss di Barcellona dopo l’aggiudicazione di un appalto per la metanizzazione in contrada Inardo del comune di S. Lucia del Mela. Il geometra della “Demoter” Biagio Raffa avrebbe invece emesso false fatturazioni per 20 mila euro per operazioni inesistenti di “nolo a freddo” di mezzi d’opera, e con quest’escamotage avrebbe cercato di “mascherare” il pagamento della tangente imposta dalla mafia. Ad accusare l’imprenditore Borella e gli altri indagati dell’inchiesta è stato l’imprenditore Giacomo Venuto della “Mediterranea Costruzioni s.r.l.” il quale – dopo aver accettato di versare il “pizzo” al reggente della famiglia mafiosa barcellonese Carmelo D’Amico (10 mila euro a Natale, Pasqua e Ferragosto) per ottenere un subappalto nel ciclo del cemento per il parcheggio del centro commerciale Parco Corolla –, ha deciso di collaborare con la giustizia raccontando il sistema delle estorsioni sugli appalti. Per l’imprenditore-pentito acese Alfio Giuseppe Castro e per i boss D’Amico e Calabrese l’accusa ipotizzata dalla Distrettuale antimafia è di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo il suo racconto, Venuto sarebbe stato costretto ad effettuare forniture di materiale bituminoso per la realizzazione di un parcheggio all’interno di un centro commerciale, il Parco Corolla di Milazzo appunto, con il “sovrapprezzo” da destinare alla mafia di 30 mila euro, da pagare in tre rate. NUCCIO ANSELMO – GDS

L’impresa Bonatti: mai pagato il “pizzo” per il metanodotto.
Riceviamo e pubblichiamo: «Bonatti s.p.a. si vede nuovamente costretta a smentire quanto apparso sul Vostro giornale, questa volta in data 8 marzo scorso in un articolo a firma Nuccio Anselmo, laddove si riportano ancora una volta supposizioni pesantemente diffamatorie circa presunti versamenti di denaro effettuati da Bonatti s.p.a. a favore di esponenti della criminalità organizzata di Barcellona Pozzo di Gotto. Poiché, come già segnalatovi espressamente con telefax del 4 luglio 2011 in occasione di una vostra precedente pubblicazione del medesimo tenore, tali fantasiose notizie ledono gravemente l’immagine della nostra impresa, ribadiamo la diffida a riportare nuovamente tali illazioni infondate sollecitandovi a diffondere sul vostro giornale la nostra decisa smentita: “In relazione a quanto asserito nell’articolo a firma Nuccio Anselmo nell’edizione dell’8 marzo scorso del vostro quotidiano, Bonatti s.p.a. ribadisce fermamente di non aver mai, e si sottolinea mai, consegnato, né direttamente, né indirettamente somme di denaro o altre utilità ai soggetti indicati nell’articolo medesimo o ad altri esponenti della criminalità organizzata locale. I lavori di posa del metanodotto della tratta Montalbano Elicona-Messina sono stati svolti con la massima regolarità e senza alcuna interferenza esterna. Bonatti s.p.a. pertanto diffida formalmente chiunque a diffondere tali illazioni assolutamente prive di fondamento e si riserva di agire in ogni sede competente per il risarcimento del danno arrecato alla sua immagine”».
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L’articolo in questione rendeva conto dell’atto, ostensibile, di chiusura delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p., siglato da quattro sostituti procuratori della Dda di Messina, in cui al capo d’imputazione n. 7, formulato a carico sig. Tindaro Calabrese, rubricato come estorsione aggravata dall’art. 7 l. 203/1991, si legge testualmente tra l’altro: «… costringeva i responsabili della ditta Bonatti Spa, impegnata nella realizzazione del metanodotto, tratto Montalbano Elicona-Messina a “promettere” il pagamento della somma complessiva di circa 1.800.000 euro, di cui circa 450.000 euro venivano effettivamente consegnati… in Barcellona P. di G., Mazzarrà S. Andrea, Montalbano e località limitrofe, nel 2006-2007 circa». Senza entrare nel merito della veridicità dell’assunto accusatorio, il che ovviamente non compete allo scrivente, si rileva che l’impresa Bonatti Spa risulta come parte offesa nel procedimento penale instauratosi. È evidente quindi che, come è consolidato costume di questo giornale e di questo cronista in un settore così delicato e pregnante come quello della cronaca giudiziaria, alla base dell’articolo in questione non ci sono «supposizioni» o «fantasiose notizie», ma circostanze riportate in un atto giudiziario notificato alle parti.(n.a.)