MESSINA: L'imprenditore Carlo Borella condannato a 2 anni per aver favorito un'associazione mafiosa. A giudizio D'Amico e Calabrese

14 marzo 2012 Cronaca di Messina

BORELLA

L’imprenditore Carlo Borella (nella foto), ex presidente dell’Associazione costruttori di Messina, è stato condannato a due anni di reclusione per favoreggiamento aggravato di associazione mafiosa. Il gup Giovanni De Marco, sempre con il rito abbreviato, ha inflitto quattro anni e mezzo al pentito catanese Alfio Giuseppe Castro senza concedergli alcun beneficio per la collaborazione. Il giudice ha rinviato a giudizio il geometra della Demoter Biagio Raffa, il boss dei “Mazzarroti” Tindaro Calabrese e della famiglia di Barcellona Carmelo D’Amico. Dovranno comparire davanti ai giudici del Tribunale di Barcellona il prossimo 24 maggio. Si conclude così il primo atto dell’operazione “Sistema 2” sulle estorsioni imposte da Cosa Nostra agli imprenditori che si aggiudicavano appalti pubblici nel barcellonese. Le indagini scattarono grazie alle dichiarazioni di Giacomo Venuto, un imprenditore edile costretto a pagare il pizzo. Fu lui a svelare il vero e proprio sistema delle tangenti che i padrini di Cosa Nostra imponevano agli imprenditori che vincevano gare di appalti pubblici nella zona. Immediatamente venivano contattati dagli emissari del clan che li costringevano a versare la cosiddetta “messa a posto”. Ad esempio D’Amico e Calabrese, secondo l’accusa, imposero il pizzo all’impresa di Venuto, la “Mediterranea Costruzioni”, impegnata nei lavori di realizzazione del centro commerciale di Milazzo. Il titolare versava al clan 10.000 euro a Natale, Pasqua e Ferragosto. D’Amico avrebbe costretto a pagare tangenti anche la Demoter di Carlo Borella che stava realizzando opere di metanizzazione a S. Lucia del Mela. Per nascondere le prove dell’estorsione D’Amico chiese ad un altro imprenditore di rilasciargli una fattura di 20 mila euro per il “nolo a freddo” dei mezzi. Borella è passato dal ruolo di vittima a quello di imputato perché nel corso dell’interrogatori, condotti dagli investigatori della Mobile, negò di aver versato il pizzo a Cosa Nostra. Per il favoreggiamento dei boss D’Amico, Calabrese e Castro è ora imputato anche il geometra Biagio Raffa al quale viene contestata l’emissione di false fatturazioni per 20 mila euro.

DA GAZZETTA DEL SUD: Clan e cemento, a giudizio D’Amico e Calabrese. Due anni all’imprenditore Carlo Borella per favoreggiamento, il gup ha però escluso l’aggravante mafiosa.
Due anni di condanna col rito abbreviato per favoreggiamento, con l’esclusione però del cosiddetto “articolo 7”, vale a dire l’aggravante di aver favorito la mafia. Finisce così il processo per l’imprenditore edile ed ex presidente dell’Ance Carlo Borella, all’epoca dei fatti titolare dell’impresa Demoter, nome noto ed eccellente finito nel calderone processuale della “Sistema 2” sulle commistioni tra imprenditoria e mafia barcellonese. In sostanza durante la fase delle indagini preliminari, nel corso di un interrogatorio, non rivelò agli investigatori di aver versato il “pizzo” alle cosche barcellonesi. La condanna l’ha decisa nella mattinata di ieri il gup Giovanni De Marco, su una richiesta dell’accusa, il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, di due anni e mezzo. E l’accusa aveva invece insistito sulla sussistenza dell’aggravante mafiosa. Il gup De Marco non ha concesso però a Borella la sospensione della pena. Il giudice sempre ieri a conclusione dell’udienza preliminare aperta lunedì scorso ha anche condannato, in abbreviato, il collaboratore di giustizia di Acireale Alfio Giuseppe Castro a 4 anni e 6 mesi, ma non gli ha riconosciuto l’attenuante prevista per i pentiti, così come aveva richiesto l’accusa, che aveva invocato una pena più lieve, 3 anni e 6 mesi. Sono stati invece rinviati a giudizio con il rito ordinario al 24 maggio prossimo davanti al Tribunale di Barcellona, Carmelo D’Amico, esponente di vertice della famiglia mafiosa di Barcellona, Tindaro Calabrese, reggente dei Mazzarroti, e Biagio Raffa, geometra dell’impresa Demoter. Al noto imprenditore Borella la Distrettuale antimafia contestava inizialmente l’accusa di favoreggiamento aggravato all’associazione mafiosa per aver negato di aver pagato il “pizzo” ai boss di Barcellona dopo l’aggiudicazione di un appalto per la metanizzazione in contrada Inardo del comune di S. Lucia del Mela. Il geometra della “Demoter” Biagio Raffa avrebbe invece emesso false fatturazioni per 20 mila euro per operazioni inesistenti di “nolo a freddo” di mezzi d’opera, e con quest’escamotage avrebbe cercato di “mascherare” il pagamento della tangente imposta dalla mafia. Nel corso dell’udienza si sono registrati gli interventi difensivi degli avvocati Alberto Gullino e Franco Pizzuto per Borella, Maria Barbera per Castro, Giuseppe Lo Presti per D’Amico, Tino Celi per Calabrese, Alberto Gullino e Isabella Barone per Raffa, e infine di Ugo Colonna per la parte civile, l’imprenditore Giacomo Venuto. A sua volta l’imprenditore Borella era parte offesa nel procedimento a carico di D’Amico e Calabrese. Il cardine dell’accusa erano le dichiarazioni dell’imprenditore Giacomo Venuto della “Mediterranea Costruzioni s.r.l.” il quale – dopo aver accettato di versare il “pizzo” al reggente della famiglia mafiosa barcellonese Carmelo D’Amico (10 mila euro a Natale, Pasqua e Ferragosto) per ottenere un subappalto nel ciclo del cemento per il parcheggio del centro commerciale Parco Corolla –, ha deciso di collaborare con la giustizia raccontando il sistema delle estorsioni sugli appalti. Per l’imprenditore-pentito acese Alfio Giuseppe Castro e per i boss D’Amico e Calabrese l’accusa ipotizzata dalla Distrettuale antimafia era di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo il suo racconto, Venuto sarebbe stato costretto ad effettuare forniture di materiale bituminoso per la realizzazione di un parcheggio all’interno di un centro commerciale, il Parco Corolla di Milazzo appunto, con il “sovrapprezzo” da destinare alla mafia di 30 mila euro, da pagare in tre rate, Natale, Pasqua e Ferragosto. D’Amico rispondeva pure di un’altra estorsione, dal momento che si sarebbe fatto versare 20 mila euro da un altro imprenditore che stava effettuando lavori pubblici connessi alla metanizzazione nel comprensorio di San Filippo del Mela. Infine, Calabrese e Castro erano collegati a un ulteriore episodio estorsivo avvenuto sempre a Barcellona nel 2007 dove un imprenditore, già vessato in corrispondenza delle festività, era stato obbligato ad effettuare una fornitura di massi frangiflutti per i lavori di ripascimento del litorale di Villafranca Tirrena, offrendoli con uno “sconto” del 50 %: 35 mila euro invece di 70 mila, quindi palesemente sottocosto. NUCCIO ANSELMO – GDS

L’inchiesta.
Nella “Sistema 2” c’è sempre l’hinterland tirrenico come scenario di un giro di tangenti e forniture di cemento imposte dalla mafia, in questo caso Cosa nostra barcellonese, per l’esecuzione di lavori pubblici e privati. È un’indagine degli investigatori della Squadra Mobile che nell’aprile dello scorso anno portò all’arresto del boss Carmelo D’Amico, di Tindaro Calabrese, il capo dei Mazzarroti, e infine dell’imprenditore oggi pentito, Alfio Giuseppe Castro, originario di Acireale. Per tutti l’accusa era di estorsione aggravata dal metodo mafioso (le “mazzette” a Pasqua, Ferragosto e Natale del 2008), i primi due sono indicati quali esponenti di vertice di Cosa nostra sulla fascia tirrenica compresa tra Milazzo e Sant’Agata Militello, il terzo come referente a Barcellona della cosca catanese dei Santapaola. Al centro le dichiarazioni dell’imprenditore di Venetico Giacomo Venuto, divenuto un dichiarante dopo aver pagato in silenzio per anni. Era coinvolto anche l’ex vicepresidente di Confindustria e dell’Ance di Messina, l’imprenditore Carlo Borella, patron della “Demoter”, accusato in origine di favoreggiamento aggravato di un’associazione mafiosa per aver negato di aver pagato ai boss di Barcellona Pozzo di Gotto, legati a Cosa nostra.