BARCELLONA P. G., UNA COSTOLA DELL'INCHIESTA 'TSUNAMI': Accusa di concorso in corruzione per il sindaco di Terme Vigliatore Bartolo Cipriano e il maresciallo della Guardia di finanza, Santi Pino rinviati a giudizio. Assunzione di parenti e rivelazioni fatali. Ma incombe la prescrizione

15 marzo 2012 Cronaca di Messina

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A distanza di ben sette anni uno dei tronconi più significativi dell’inchiesta giudiziaria “Tsunami”, avviata nel 2005 dai carabinieri della Compagnia di Barcellona e originata dall’ispezione prefettizia che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune di Terme Vigliatore, ha prodotto il rinvio a giudizio del sindaco Bartolo Cipriano (nela foto) e di un maresciallo della Guardia di finanza, Santi Pino, all’epoca comandante della Sezione di polizia giudiziaria della Procura di Barcellona. I due indagati, così come ha disposto ieri il gup Anna Adamo su richiesta del pm Francesco Massara, dovranno rispondere in Tribunale del reato di corruzione in concorso e per questo saranno processati il prossimo primo giugno. Inizialmente ad indagare per il reato di corruzione il sindaco Bartolo Cipriano e il maresciallo in pensione Santi Pino, è stato il sostituto procuratore di Reggio Calabria Federico Perrone Capano che nel marzo del 2008 ricevette l’informativa che fu trasmessa a Reggio Calabria dal sostituto procuratore di Barcellona Francesco Massara. Il magistrato di Barcellona, subito dopo il suo insediamento, si ritrovò sul suo tavolo l’informativa redatta dai carabinieri coordinati all’epoca dal maggiore Domenico Cristaldi e ravvisò senza esitazione la competenza nelle indagini della Procura di Reggio Calabria in quanto nell’inchiesta – divenuta di dominio pubblico dopo la morte del prof. Adolfo Parmaliana – venivano indicati nomi di magistrati. Gli esiti dell’indagine “Tsunami” – secondo le risultanze a cui è pervenuta la Procura di Reggio Calabria -, sarebbero stati compromessi dalle presunte rivelazioni che avrebbe fatto il maresciallo della Guardia di finanza, Santi Pino. Infatti, in origine l’inchiesta aperta nei confronti dell’ex maresciallo Pino – a rischio prescrizione perché sono oramai trascorsi ben sette anni dai fatti contestati – era stata aperta per rivelazione di segreto d’ufficio e assunta alla Procura di Reggio nel 2010 con il fascicolo numero 7287 del registro generale. Nel prosieguo la Procura reggina, diretta da dott. Giuseppe Pignatone, affidando l’inchiesta al sostituto Federico Perrone Capano, ha ipotizzato a carico dei due indagati il reato di corruzione e gli atti furono nuovamente trasmessi a Barcellona. Secondo l’ipotesi investigativa che emergerebbe tra l’altro dalle stesse intercettazioni ambientali e telefoniche dell’informativa “Tsunami”, l’ex maresciallo Santi Pino che si volontariamente si è posto in congedo – avrebbe verosimilmente rivelato l’esistenza dell’indagine al sindaco di Terme all’epoca capogruppo della maggioranza consiliare. La presunta rivelazione sarebbe avvenuta mentre al Comune di Terme Vigliatore l’11 aprile del 2005 si era insediata la Commissione prefettizia che aveva il compito di verificare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione dell’ente. La rivelazione dell’esistenza dell’inchiesta giudiziaria parallela all’ispezione sarebbe avvenuta, secondo l’ipotesi accusatoria, in cambio di due diversi posti di lavoro in favore di due congiunti dell’ex maresciallo della Finanza. Il 12 aprile del 2005, infatti, il giorno dopo l’insediamento della Commissione prefettizia, iniziarono le intercettazioni ambientali sull’auto di Cipriano e sul suo telefono. Già il giorno dopo il maresciallo della Finanza avrebbe contattato il sindaco che all’epoca era solo consigliere e sui cui si erano concentrate tutte le attenzioni investigative. I due si incontreranno il successivo 17 aprile. In quell’incontro – secondo la nota informativa Tsunami – il maresciallo, salendo sull’auto avrebbe “allertato” il soggetto monitorato al punto tale da aver altresì determinato un tanto improvviso ed inspiegabile silenzio dell’indagato. Un silenzio che avrebbe finito per compromettere definitivamente l’indagine. I carabinieri successivamente avrebbero documentato, concentrando le indagini anche sul sott’ufficiale della Finanza, i successivi incontri tra i due indagati – avvenuti in un ristorante di Naso – finalizzati alla ricerca di un posto di lavoro in farmacia per uno dei congiunti e di un incarico di informatico al Comune di Terme per un secondo parente del maresciallo. I due imputati, il sindaco Cipriano difeso dagli avv. Giuseppe Lo Presti e Carmelo Cicero e il maresciallo Pino dall’avv. Tommaso Calderone, ieri sono stati rinviati a giudizio con la dichiarazione di contumacia dal gip Anna Adamo in un processo che rischia la prescrizione. LEONARDO ORLANDO – GDS