REGGIO CALABRIA: "Caso Fallara", Bruno Labate patteggia. Dopo aver restituito le somme indebitamente ricevute ha chiesto l'applicazione di 1 anno e 8 mesi di pena

15 marzo 2012 Mondo News

Patteggiamento della pena a 1 anno e 8 mesi per chiudere definitivamente la partita giudiziaria. È la scelta fatta dall’architetto Bruno Labate, imputato di concorso in peculato e truffa nell’ambito del procedimento relativo al “caso Fallara”. Dopo aver venduto l’appartamento di proprietà per completare la restituzione delle somme indebitamente percepite dal Comune di Reggio Calabria per inesistenti consulenze relative a lavori mai eseguiti, il professionista ha proceduto pure al saldo degli interessi maturati. Come atto conclusivo, tramite il suo legale di fiducia, avvocato Pasquale Foti, ha depositato in Procura l’istanza con la richiesta di applicazione della condanna con sospensione della pena. L’iniziativa è stata presa alla vigilia dell’inizio dell’udienza preliminare del procedimento, fissata per oggi al Cedir davanti al gup Daniela Oliva. Prima di ufficializzare la scelta di patteggiare, con un bonifico bancario l’architetto Labate ha messo a disposizione del Comune la somma di 40 mila euro a titolo di rimborso di interessi e rivalutazione delle somme gli erano state accreditate sul suo conto da Orsola Fallara, responsabile del settore Finanze del Comune con la quale il professionista aveva avuto una relazione. Il passo più importante per alleggerire la sua posizione, comunque, Labate l’aveva fatto in gennaio quando aveva consegnato alla Procura un libretto bancario con 532 mila euro. Un’operazione perfezionata con tanto di atto redatto da un notaio a Roma dopo la vendita dell’appartamento del professionista. Lo scandalo che aveva travolto Labate era scoppiato nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione delle casse di Palazzo San Giorgio nel periodo in cui la scena finanziaria era dominata da Orsola Fallara, la dirigente morta suicida nel dicembre del 2010 ingerendo un composto a base di acido muriatico. Il professionista reggino, iscritto nel registro degli indagati, era stato sentito dagli inquirenti su sua richiesta. Aveva spiegato agli inquirenti di aver avuto degli incarichi dalla Fallara e aveva prodotto copia delle delibere d’incarico (poi risultate false) e aveva sostenuto che se fosse emerso che quegli incarichi non erano validi avrebbe restituito tutte le somme. Resosi conto della delicatezza della vicenda, Labate aveva subito cercato di alleggerire la sua posizione restituendo al Comune 160 mila euro come prima tranche dei 700 mila euro che, secondo l’accusa, gli erano stati indebitamente accreditati. L’inchiesta era andata avanti e il professionista si era ritrovato con i conti correnti e la sua abitazione romana sotto sequestro. Per uscire da una situazione alquanto difficile, aveva chiesto il dissequestro del suo patrimonio per poter mettere in vendita l’immobile e avere i soldi per risarcire il Comune. Nell’ambito della stessa inchiesta sono finiti nel registro degli indagati anche il governatore della Calabria ed ex sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, e i revisori dei conti Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero Alessandro De Medici per falso in atto pubblico a causa di irregolarità contabili rilevate nei bilanci comunali approvati negli anni 2008-2010. Proprio nei giorni scorsi la Procura ha notificato agli interessati l’avviso di conclusione indagini. Paolo Toscano – GDS


Una vicenda funestata dal suicidio della dirigente

L’INCHIESTA. Coordinata dal procuratore aggiunto Ottavio Ferlazza e dai sostituti Francesco Tripodi e Sara Ombra, l’attività d’indagine aveva riguardato la gestione delle casse di Palazzo San Giorgio nel periodo in cui la scena finanziaria era dominata da Orsola Fallara.
LO SCANDALO. Era scoppiato quando era venuto fuori che sul conto corrente di Labate erano state accreditate grosse somme su iniziativa della Fallara, responsabile del settore Finanze del Comune, con la quale il professionista aveva avuto una relazione.
IL SUICIDIO. Nel dicembre del 2010 c’era stata la tragica uscita di scena di Orsola Fallara. La donna si era tolta la vita ingerendo un composto a base di acido muriatico.
I VERSAMENTI. L’architetto Labate in due soluzioni ha restituito al Comune circa 700 mila euro e ha anche fatto un ulteriore bonifico di 40 mila euro a titolo di rimborso degli interessi maturati.
IL PATTEGGIAMENTO. Dopo aver restituito tutte le somme, l’imputato ha chiesto l’applicazione della condanna a 1 anno e 8 mesi con sospensione della pena.