L'INCHIESTA SUI LAVORI DEL LUNGOMARE DI TORREGROTTA: La Procura di Messina ipotizza il reato di falso. Indagati tre tecnici del Comune tirrenico

17 marzo 2012 Cronaca di Messina

L’indagine adesso è chiusa e sono sempre tre gli indagati dell’inchiesta aperta nel maggio dello scorso anno dal sostituto procuratore Camillo Falvo sui lavori di rifacimento del lungomare di Scala Torregrotta. Si tratta di tecnici comunali di Torregrotta. Sono il geometra Domenico De Luca, dell’Ufficio tecnico, Pietro Nastasi, dell’Area tecnica territorio e ambiente, e infine il geometra Antonio Marchetta, sempre dipendente dell’Ufficio tecnico. Tutti e tre gli indagati sono assistiti dall’avvocato Pasquale Gazzara. Nell’atto di chiusura delle indagini preliminari il magistrato contesta a tutti e tre il falso del pubblico ufficiale. Si tratta in sostanza dei tre tecnici a suo tempo incaricati dall’amministrazione comunale della progettazione per la riqualificazione del lungomare Livatino, e secondo l’accusa i tecnici avrebbero redatto atti falsi attestanti l’esistenza delle prescritte autorizzazioni e dei pareri degli enti competenti (Capitaneria di porto e Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali), procedendo in tal modo alla realizzazione di un manufatto, costituito da un marciapiede di rialzo della lunghezza di 177 metri e della larghezza di 7 metri circa, arredato con panchine ed alberi di palma. Nel maggio scorso il pm Falvo dispose il sequestro dell’intero lungomare Livatino nel coso dell’inchiesta, ma pochi giorni dopo il gip Giovanni De Marco dispose il dissequestro, sostanzialmente alla mancanza di esigenze cautelari. «Allo stato – scrisse il gip –, ed a quanto emerge dalla documentazione fotografica, non esiste in atto alcuna possibile prosecuzione dell’intervento edilizio illecito», ed ancora che «… trattasi di area destinata alla fruizione pubblica». Il gip De Marco invece per il profilo delle accuse arogmentò che «… emergono indizi dei reati ipotizzati, come del resto sostanzialmente ammesso, quanto meno in parte, nella memoria difensiva», poiché «… l’opera sarebbe stata realizzata dal Comune di Torregrotta quanto meno in assenza dell’autorizzazione degli enti proprietari del demanio marittimo e verosimilmente della Soprintendenza», ed ancora «… emergono profili di dubbio in ordine al certificato di regolare esecuzione dell’opera». Altro profilo: «… allo stesso modo emergono indizi di reato con riferimento all’aspetto della proprietà dell’area oggetto dell’intervento, sebbene dubbia possa apparire la qualificazione di area privata in relazione all’ubicazione dell’intervento, quale si desume dalla documentazione fotografica, che pare ricadere più in area del demanio marittimo naturale».(n.a.)