Dramma in una abitazione di San Pier Niceto (Messina): Due anni, finisce nell'acqua bollente. E' grave. Il piccolo, ustionato in gran parte del corpo, è ricoverato in terapia intensiva al Cannizzaro di Catania

20 marzo 2012 Cronaca di Messina

Dramma in una abitazione di San Pier Niceto. Un bambino di appena due anni e mezzo è sfuggito per un attimo al controllo dei genitori ed è stato investito in pieno da una grossa quantità di acqua bollente che si trovava all’interno di un pentolone. Il piccolo che chiameremo Antonio ha riportato ustioni gravissime nel 75 per cento del corpo e adesso è ricoverato in condizioni critiche al centro grandi ustioni di Catania. Da tre giorni è in coma farmacologico in una stanzetta sterile del nosocomio etneo; accanto a lui, dietro il vetro, la giovane mamma disperata per quanto accaduto che prega affinchè il figlio possa riaprire gli occhi. Sa che l’attenderà un calvario per ricostruire quelle gravi ferite, ma l’importante è che quello scricciolo possa riappropriarsi della sua vita. Un incidente davvero assurdo quello avvenuto sabato mattina in una abitazione della parte alta di San Pier Niceto, la cui dinamica non è stata ancora chiarita, anche perché la stessa mamma, che si trovava assieme al piccolo, in preda ad un forte comprensibile choc, non avrebbe saputo fornire tutti i particolari. Secondo quanto emerso, il bimbo si trovava in compagnia della donna all’interno del casolare di contrada Cafurci, dove la famiglia vive e si dedica all’allevamento degli animali, alla pastorizia e all’agricoltura ed è solita produrre in proprio formaggi e altre derrate alimentari che poi vende per guadagnarsi da vivere. In quelle ore, come peraltro spesso accadeva, la mamma si stava accingendo a preparare la ricotta e secondo l’antica tradizione ha riempito il pentolone d’acqua per avviare la procedura di produzione casearia. Accanto a lei il piccolo, che viene considerato un bimbo particolarmente vivace e soprattutto curioso. Come sempre la donna avrebbe ammonito il figlioletto a stare lontano da quel pentolone, cercando di tenerlo a bada. Ma l’imprevedibile era in agguato ed è bastato un attimo di mancato controllo che il bambino, forse rimasto solo, avrebbe cercato di scrutare all’interno di quel calderone. La pentola a quanto pare era sistemata in una posizione più alta proprio per evitare rischi. Ed invece Antonio – questo particolare è ancora da approfondire – si sarebbe arrampicato facendo rovesciare forse il contenitore e quindi riversandosi addosso l’acqua bollente. La giovane mamma si è accorta della tragedia quasi subito, notando il piccolo a terra, privo di sensi. Ha compreso quello che era accaduto e in preda alla disperazione ha prima chiamato alcuni familiari che vivono in alcune case vicine, quindi cercato di strappare i vestiti bruciati al bambino. Un gesto istintivo ma improvvido in quanto il calore aveva fatto attaccare la pelle agli indumenti. È scattato l’allarme e dopo pochi minuti il bimbo, in condizioni disperate è stato trasportato all’ospedale di Milazzo. I sanitari del pronto soccorso hanno prestato le prime cure, ma notando che le ustioni di secondo e terzo grado, ricoprivano quasi il 75 per cento del corpo, hanno deciso col supporto degli anestesisti di intubarlo per tentare di stabilizzare i valori. Contestualmente è stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso che è atterrato sulla nuova elipista del nosocomio di villaggio Grazia, ha prelevato il piccolo paziente per trasferirlo a Catania. Da quel momento è iniziata l’angoscia per questi due giovani genitori, che dividevano la loro vita quotidiana tra l’impegno lavorativo e il loro Antonio, unico figlio, due anni e mezzo di vivacità. E ora sperano nel miracolo. I sanitari ovviamente si sono riservati la prognosi e sperano che oltre al grave danno agli arti e alla zona addominale non siano interessati organi interni. Il bimbo è comunque continuamente monitorato. La notizia dell’incidente domestico si è appresa solo nella giornata di domenica a San Pier Niceto quando il parroco, don Gianfranco Centorrino ha invitato i fedeli durante l’omelia a pregare per il piccolo Giuseppe e per i suoi genitori, affinchè in vista della Pasqua di resurrezione possa compiersi il miracolo di restituirlo alla vita e ai suoi genitori. Infatti il casolare dove vive questa famiglia dista circa un chilometro dal centro del paese e quindi viene raggiunto solo da coloro che si recano per acquistare delle carne o altri prodotti caseari. Ben presto però tra tutti i sampietresi è scattata la solidarietà per cercare di portare aiuto o semplice conforto a questa giovane coppia che da tre giorni vive nell’angoscia più assoluta. Giovanni Petrungaro – GDS