MESSINA: Niente truffa, assolte due donne residenti a Spadafora e Torregrotta

21 marzo 2012 Cronaca di Messina

Erano state rinviate a giudizio per esercizio abusivo della professione medica e truffa, ma la presunta falsa dottoressa e la sua segretaria sono state assolte dal giudice monocratico di Patti perché il fatto non sussiste. Coinvolte nel procedimento erano Maria Pino, 48 anni di Torregrotta, e Giuseppa Giannone, 58 anni di Spadafora, difese dagli avvocati Filippo Barbera e Antonino Genovese. Le due imputate erano state denunciate per una curiosa vicenda che risale al 2006 quando avrebbero “attenzionato” un anziano di Falcone affetto da morbo di Alzheimer e la sua famiglia, conosciuti casualmente in un noto bar di Barcellona. Le vittime sostenevano di essere state avvicinate da due donne eleganti e dall’aspetto distinto che si erano presentate come un medico psicoterapeuta specialista in malattie psicosomatiche e l’altra come la sua segretaria. La presunta dottoressa, fornendo anche un bigliettino da visita, prospettava la possibilità di guarire l’anziano grazie a nuove terapie nelle quali si era specializzata. La famiglia, dopo qualche giorno dall’incontro, si era messa in contatto con la dottoressa per chiedere una visita domiciliare a Falcone. Qui il sedicente medico, sempre accompagnato dalla segretaria, sottopose a visita il malato sostenendo di poterlo curare grazie ad una innovativa combinazione terapeutica, ovviamente a pagamento. Non solo, secondo l’accusa visionava anche gli esami clinici criticando pure i farmaci prescritti dai suoi “colleghi”, sostenendo che con le sue cure non sarebbe stato più necessario somministrare dei medicinali. Sempre secondo la denuncia, la moglie del malato convinta dalla soluzione prospettata pagava la visita, concordando nuovi appuntamenti. Successivamente però, dopo averne parlato con i nipoti, cominciava ad insospettirsi anche perché – spiegava – quella dottoressa le era apparsa avida di danaro e per di più, durante la visita domiciliare, aveva preteso pure di mangiare. Temendo di essere stati presi in giro, i familiari del malato si rivolgevano ai carabinieri del luogo che, dopo alcune indagini, identificavano le due donne già sospettate di essere responsabili di altre truffe del genere nella zona ai danni di altrettanti malati. In particolare i militari dell’Arma accertavano che la “dottoressa” non risultava essere iscritta nè all’Ordine dei medici di Messina né a nessun altro d’Italia e acquisirono anche le foto delle due, che furono riconosciute da tutti i familiari del malato. Sembrava quindi un processo dall’esito scontato, ma nel corso del dibattimento le cose non sono risultate così evidenti e i due difensori delle imputate sono riusciti a smontare delle prove fondamentali raccolte contro le loro assistite. Durante il controinterrogatorio, infatti, i testimoni non sono apparsi più tanto sicuri sull’identificazione delle imputate. Nonostante una richiesta di condanna a sette mesi di reclusione invocata dal pm, le due donne sono state assolte dal giudice monocratico Giuseppe Turrisi perché il fatto non sussiste. Santino Franchina – GDS