MESSINA: Triscele, la vertenza si sposta in Prefettura. I sindacati: «Scarsa volontà da parte dell'azienda». Faranda: «Noi e loro vittime della burocrazia»

21 marzo 2012 Cronaca di Messina

Da un lato i lavoratori che non vogliono perdere il loro posto dopo anni e anni di sacrifici e di patemi, dall’altro la famiglia Faranda che prima di prendere impegni concreti vuole certezze. In mezzo la città che rischia di veder sparire una delle sue storiche aziende, l’ennesima; un marchio quello della Birra Triscele oggi e della Birra Messina ieri, che più volte è stato sul passo di essere cancellato per poi essere salvato sempre in extremis. Inevitabile che la vertenza si sposti presto sui tavoli del prefetto Francesco Alecci a cui si sono rivolti i sindacati ieri, dopo l’esito negativo dell’incontro all’Ufficio provinciale di lunedì. La vicenda è nota da tempo. I 42 lavoratori della Birra Triscele sono in cassa integrazione da mesi, a seguito della crisi che ha investito l’azienda. La famiglia Faranda lo scorso anno aveva annunciato la volontà di continuare l’impresa, delocalizzando però la fabbrica. È stata dunque ipotizzato il trasferimento dall’attuale sito di via Uberto Bonino, dopo aver incassato i soldi della vendita del terreno, dove dovrebbero sorgere alcuni complessi residenziali. E proprio per questo ha chiesto, sulla base peraltro di una sentenza del Tar, al Comune il cambio di destinazione d’uso delle aree. Approvazione arrivata lo scorso 16 novembre da parte del Consiglio comunale, ma a dire il vero dopo parecchi mesi di attesa (tanto che non erano mancate le tensioni in aula anche con i lavoratori). La delibera del cambio di destinazione d’uso che, però, è ancora in pubblicazione, con tutto ciò che ne consegue (è soggetta a osservazioni e comunque dovrà essere trasmessa a Palermo). E così la famiglia Faranda ha ritenuto di non dover presentare il nuovo piano industriale, in mancanza di certezze, nonostante alla scadenza della cassa integrazione manchino solo due mesi. Ieri mattina sono riprese le manifestazioni dei lavoratori della Triscele, proprio davanti alla sede dello stabilimento. La protesta ha avuto il sostegno della Fai Cisl, della Flai Cgil e della Uila Uil. «Le motivazioni che hanno portato l’azienda nella trattativa a non presentare il Piano industriale, ritenuto fondamentale per poter prorogare la Cassa integrazione straordinaria ai 42 lavoratori – sostengono i sindacati – sono gravi e hanno, unitamente alla richiesta dell’avvio della procedura di mobilità che presuppone il licenziamento dei lavoratori, dimostrato la scarsa volontà di voler seriamente riprendere l’attività produttiva».
«Nell’avvio della vertenza Triscele nel marzo 2011, la proposta presentata dall’azienda di delocalizzazione del sito produttivi veniva considerata dal sindacato credibile e soprattutto l’ipotesi di un nuovo stabilimento dotato di una tecnologia impiantistica avanzata rispondeva alla logica positiva di poter stare meglio sul mercato sia in termini di qualità che di quantità del prodotto immesso – spiegano Giovanni Mastroeni segretario generale Flai Cgil, Calogero Cipriano segretario generale della Fai Cisl e Salvatore Orlando segretario generale della Uila Uil -. All’interno di tale percorso la Cassa integrazione straordinaria per crisi conquistata con l’iniziativa dei lavoratori e della durata di 12 mesi (1-06-2011 / 30-05-2012) doveva servire all’azienda per predisporre il Piano industriale legato alla delocalizzazione da loro richiesta. La risposta forte attraverso un Piano di mobilitazione mirato alla sensibilizzazione delle istituzioni, della prefettura e dell’opinione pubblica resta il percorso privilegiato per l’individuazione di possibili soluzioni nella delicata vertenza, compreso l’ipotesi così come già è stato in passato, del subentro di una diversa proprietà nella guida dell’azienda – osservano i tre dirigenti sindacali –. Tale possibilità che verrà presentata dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali nel corso degli incontri che si terranno nei prossimi giorni nelle sedi istituzionali, nasce dalle valutazioni sulla positiva penetrazione del marchio Triscele che oltre a puntare sulla qualità del prodotto e sull’elevata professionalità dei lavoratori era riuscito, seppur in tempi brevi, a ritagliarsi una fetta importante di mercato». Secca la risposta dell’amministratore delegato della Birra Triscele, Francesco Faranda. «Confermo la mia volontà e quella della mia famiglia di continuare l’impresa – ha detto ieri pomeriggio – ma non posso non constatare i tanti ostacoli della burocrazia, di cui siamo vittima sia noi che i lavoratori. Basti pensare che la delibera di cambio di destinazione d’uso è stata approvata dal Consiglio comunale lo scorso 16 novembre, ma ancora oggi è in pubblicazione a distanza di ben quattro mesi. Poi dovrà andare a Palermo. Come possiamo presentare un piano industriale se non ci sono ancora certezze su quelle aree? Ripeterò queste cose anche al prefetto: ho già detto ai lavoratori che saranno tutti di nuovo alle nostre dipendenze una volta che delocalizzeremo l’area, ma fino ad allora il passaggio della mobilità mi sembra inevitabile». Risposte che non sono andate bene alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori che oggi proseguiranno la protesta, sempre a partire dalle 9, in attesa dell’incontro con il prefetto Alecci che potrebbe tenersi domani. MAURO CUCE’ – GDS