MESSINA, DOPO LA DENUNCIA DI RENATO ACCORINTI E L'INCHIESTA GIUDIZIARIA: I "libri dimenticati" sono tornati a vivere. Ci sono già gli scaffali pieni, ma è necessario provvedere alla conservazione di quelli danneggiati

22 marzo 2012 Culture

Stanno bene dopo gli anni degli scantinati della storia e della mente? Quasi tutti, il peggio comunque è passato, gli scaffali ordinati e pieni, ieri mattina, al Palacultura “Antonello”, sono una testimonianza abbastanza rassicurante. Siamo andati a fare un giro per vedere lo stato delle cose sul trasferimento del corpus dell’Archivo Storico comunale e della Biblioteca Cannizzaro nella struttura di viale Boccetta, dopo il trasloco “forzato” dagli scantinati della scuola “E. Drago” di via Catania, dove libri, incunaboli e giornali rimasero negletti ad ammuffire per anni. Il dirigente comunale Salvatore De Francesco che ha curato non senza difficoltà e con capacità il clamoroso trasloco, indubbiamente accelerato dalla campagna di stampa all’indomani della protesta pacifica del prof. Renato Accorinti, ieri ha assicurato intanto che le operazioni di trasloco si sono concluse, e comunque si sta lavorando su tutto il materiale che è risultato danneggiato. In un’ala del Palacultura ancora non accessibile al pubblico, sullo stesso piano dove finalmente è stata inaugurata una seppur minima Galleria d’arte moderna con qualche opera di pregio, ci sono già gli alti scaffali pieni zeppi di libri, e tutti in ordine. Lo stanzone è illuminato da grandi vetrate, c’è ancora un po’ di quel classico odore di “pagine chiuse” che emana dai libri quando sono stati a lungo inabissati, ma presto con l’aria e la luce naturale, dovrebbe andar via. Ci ha accompagnato nella visita la nuova responsabile dell’Archivio Storico, Dora Rattazzi, che avrà il compito di vigilare su tutto. Ma la cosa più bella di ieri mattina, al Palacultura, mentre si scartabellava tra “vecchie cose” – c’erano perfino delle meravigliose locandine antiche del teatro Vittorio Emanuele che presto dovrebbero essere esposte -, erano i ragazzi di una scuola cittadina come ospiti attenti. Quei ragazzi che gironzolavano tra i quadri d’autore e le bacheche della splendida mostra “Dal libro antico alle biblioteche in rete”, curata dalla dirigente dell’U.O. XIII beni bibliografici e archivistici della Soprintendenza, Melina Prestipino, erano la strada ritrovata della storia che s’era persa per l’incuria di decenni. E chissà quanti altri ragazzi, finalmente, adesso che il PalAntonello comincia a “funzionare”, che è vivo, potranno guardare tutto questo non soltanto con gli occhi ma con l’anima, potranno consultare libri antichi e riviste per rendersi conto che la loro città ha una storia ricca, bellissima e purtroppo ancora oggi semisconosciuta. L’altra tappa di ieri mattina è stata nei sotterranei del palazzo, dove ancora è custodita buona parte del patrimonio proveniente dalla Biblioteca Cannizzaro. Ci sono pure un paio di casseforti con dei “pezzi” bellissimi, che dovranno – si spera molto presto -, essere catalogati ed esposti per essere poi consultabili da tutti: lettere, telegrammi, cartoline postali, manoscritti autografi del poeta, carteggi provenienti da tutto il mondo, appunti, libri antichi, incunaboli, codici, poesie in originale, dediche originali (una è di Giovanni Pascoli al Canizzaro). C’è di tutto, un po’ impolverato ma salvo. Adesso il lavoro per De Francesco e la Rattazzi non manca. Passerà un po’ di tempo ma il patrimonio dell’Archivio Storico comunale e della Biblioteca “Cannizzaro” sarà accessibile a tutti. Magari messo pure “in rete” per essere consultabile online da ogni parte del mondo. NUCCIO ANSELMO – GDS

L’ex direttrice Campanella aveva lanciato l’allarme già diversi anni addietro.
«Il patrimonio della “Cannizzaro”, dal mese di giugno c.a., è temporaneamente ospitato nei locali interrati della scuola media “Enzo Drago” che, nonostante la ristrutturazione recente, risultano ugualmente inospitali, per umidità ed inadeguatezza: le opere, circa 51.000 antiche – testi pubblicati dal 1500 al 1800 -, e moderne, temporaneamente contenute in scatole di cartone, non adatte a proteggere, presentano già segni evidenti di sofferenza, dovuta all’umidità dei luoghi ed alla polvere, copiosa ed invasiva, nonché soggette all’opera devastante di taluni insetti che proliferano nei luoghi chiusi, quali i contenitori in cartone. Qualora dovesse perdurare la stante situazione, si prevede che, tali opere, in breve tempo, andranno incontro a graduale deterioramento, tanto grave da no poter essere, in futuro, né consultate, né restaurate». È il 7 novembre del 2008. Da giugno s’è compiuto “l’omicidio dei libri dimenticati”, vale a dire lo spostamento dell’intero e preziosissimo patrimonio storico-bibliografico della biblioteca “T. Cannizzaro” e dell’Archivio Storico comunale negli scantinati della scuola media “E. Drago”, in via Catania all’isolato 26/A. L’allora direttrice della biblioteca, Margherita Campanella, prende carta e penna e scrive l’ennesimo accorato appello, il precedente era addirittura, a quanto pare, del 2006, per salvare l’immenso patrimonio che possiede la città, manda la lettera a Palazzo Zanca e chiede un intervento immediato, grida a tutti che quei libri potrebbero rovinarsi. Risultato? Nulla. Parole al vento. Già alcuni anni fa quindi, qualcuno parecchio competente aveva lanciato l’allarme sui rischi che avrebbe comportato trasferire “temporaneamente” libri, riviste, giornali e incunaboli in uno scantinato. Siamo arrivati alla fine del 2011 per vedere realizzato il trasporto di tutto questo materiale al Palacultura “Antonello”, ma i danni del tempo e della non corretta tenuta che paventava la funzionaria si sono realizzati su una parte dei beni custoditi, che adesso avranno bisogno di un restauro conservativo. Solo grazie alla dedizione di parecchi impiegati comunali che hanno “vegliato” sui libri e su tutto il resto negli anni bui dello scantinato di via Catania i danni non sono stati ancora maggiori. La Biblioteca “T. Cannizzaro” – scriveva la Campanella alcuni anni addietro in una delle tante lettere inascoltate sui rischi di degrado -, «è nata per espresso volere del poeta Tommaso Cannizzaro, nostro illustre concittadino, che donò a questo Comune nell’ottobre del 1917, la sua biblioteca, comprendente oltre 9000 opere di argomento vario, una ricca raccolta di giornali d’epoca, un prezioso carteggio, un epistolario – costituito dalla corrispondenza tenuta dallo studioso con le figure più importanti e rappresentative del mondo letterario e scientifico del tempo -, nonché oggetti a lui appartenuti, preziosi cimeli per la città di Messina».(n.a.)

L’inchiesta.
Dopo la presentazione di un esposto da parte del pacifista Renato Accorinti il procuratore aggiunto Ada Merrino su questa vicenda ha aperto un’inchiesta. I carabinieri della Pg hanno sentito già parecchie “persone informate sui fatti”. Il magistrato ipotizza la distruzione di beni di pregio storico-artistico prevista dal Codice dei beni culturali, e l’art. 733 c.p. per il “Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale”.