CATANZARO: Inchiesta Why Not, assolti anche Macrì e Morabito

23 marzo 2012 Mondo News

Decine d’indagati eccellenti, un vero e proprio scontro fra due Procure, la causa indiretta del crollo dell’allora Governo Prodi. E ancora le sanzioni del Csm, un mare di udienze e polemiche tuttora in corso, mille rivoli d’indagine che continuano a scorrere. Dell’inchiesta Why Not si è scritto e parlato tanto, come si certamente si continuerà a fare anche nei prossimi mesi. In questi giorni, però, si è consumato un passaggio che resterà scolpito negli atti giudiziari: le assoluzioni degli indagati già decise dalla Corte d’Appello sono diventate definitive, considerato che la Procura generale di Catanzaro ha deciso di non impugnare alcunché in Corte di Cassazione. Escono dall’inchiesta da assoluti innocenti, dunque, altri nove indagati. Per loro si tratta di un passaggio estremamente importante, che giunge al termine di un lunghissimo e complicato iter giudiziario. Nell’edizione di ieri abbiamo citato l’ex assessore regionale Gianfranco Luzzo, i dirigenti regionali Tommaso Loiero, Franco Nicola Cumino, Pasquale Anastasi e Giuseppe Fragomeni, la manager Enza Bruno Bossio e l’ex presidente della Regione Giuseppe Chiaravalloti tra coloro i quali hanno “incassato” l’assoluzione definitiva. A questi nomi vanno aggiunti anche Pietro Macrì e Vincenzo Gianluca Morabito, che nel giornale di ieri abbiamo erroneamente riportato fra i condannati. I due, con i quali ci scusiamo per la nostra inesattezza, assistiti entrambi dall’avvocato Enzo Gennaro, sono stati infatti assolti dalla Corte d’Appello che ha accolto le ragioni del ricorso presentato a suo tempo dalla difesa. Macrì, che abbiamo sentito ieri telefonicamente, ha sottolineato di aver sempre riposto piena fiducia nella Magistratura, la quale – alla fine comunque di un lungo iter giudiziario – lo ha scagionato da ogni accusa: «Ho atteso con serenità l’esito del giudizio, nell’assoluta certezza della piena legalità del mio operato». Dalla Corte d’Appello, l’attenzione si sposta adesso alla Cassazione. I condannati in secondo grado, infatti, stanno notificando proprio in questi giorni i ricorsi contro la sentenza letta in aula lo scorso 27 gennaio (le motivazioni sono state depositate qualche settimana dopo). Il primo a rivolgersi alla Suprema Corte è stato Giuseppe Antonio Maria Lillo, che in secondo grado è stato condannato anche per l’accusa di associazione a delinquere – assieme all’imprenditore Antonio Saladino – contestazione caduta per tutti davanti al giudice dell’udienza preliminare al termine degli abbreviati, il 2 marzo 2010. Fra l’altro il difensore di Lillo, l’avv. Francesco Gambardella, contesta la presunta incompatibilità di uno dei giudici che componevano il collegio. Giuseppe Lo Re – GDS