PATTI (MESSINA), L'OPERAZIONE ANTIMAFIA 'STORIA': Condannati solo per le minacce. Un anno a Messina e Calabrese, 9 mesi a Giuseppe Marziano, assolto Mario Marziano

23 marzo 2012 Cronaca di Messina

PATTI – Quando la giustizia funziona in piena efficienza i processi si concludono in un mese. È quanto accaduto al tribunale di Patti dove sono stati necessari meno di trenta giorni per emettere la sentenza nei confronti di quattro imputati coinvolti in una tranche dell’operazione “Storia” condotta dalla Dda di Messina. Un processo che ha dimostrato la competenza e tutta la professionalità del presidente del Collegio ciudicante, dottoressa Pina Lazzara e dei giudici a latere Onofrio Laudadio e Giuseppa Scolaro, che hanno dato un giusto impulso al procedimento che vedeva quattro persone accusate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Si tratta dei fratelli Giuseppe e Mario Marziano di Librizzi, di Francesco Carmelo Messina di Castroreale e Gaetano Calabrese di San Piero Patti. Il Tribunale li ha dichiarati tutti non punibili in relazione al reato di tentata estorsione per intervenuta desistenza, ma li ha riconosciuti colpevoli del reato di minaccia in concorso, condannando Messina e Calabrese a un anno di reclusione e Giuseppe Marziano a nove mesi. Assolto invece per non aver commesso il fatto Mario Marziano. La sentenza, arrivata nella tarda serata, dopo due ore di camera di consiglio, è stata accolta con una certa soddisfazione dal folto pubblico presente in aula. Esce, infatti, fortemente ridimensionato il quadro accusatorio che aveva portato il pm della Dda, Giuseppe Verzera, a chiedere condanne molto più pesanti: 6 anni per Messina, 4 per Calabrese, 3 anni e 10 mesi per Giuseppe Marziano e 3 anni per Mario Marziano. Inoltre il Collegio ha concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena a Calabrese e dichiarato la perdita di efficacia della misura cautelare nei confronti di tutti gli imputati. Prima della sentenza si erano tenute le arringhe dei difensori Tommaso Calderone, Sebastiano Campanella, Nino Todaro, Fabrizio Formica, Giuseppe Tortora e Daniele Levanti che avevano chiesto tutti l’assoluzione dei propri assistiti con varie e articolate argomentazioni tendenti a dimostrare l’inesistenza dell’aggravante del metodo mafioso e a demolire la consistenza delle accuse mosse in ordine alla tentata estorsione. I quattro dovevano rispondere di fatti accaduti nella primavera del 2009 quando, secondo l’accusa, avrebbero minacciato il titolare di un bar di Patti per costringerlo a versare 16.000 euro a Calabrese, in precedenza dipendente dello stesso locale. A conclusione delle indagini condotte dalla Polizia di Patti, la Procura Distrettuale nell’ottobre del 2010 chiese ed ottenne l’arresto dei quattro per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il solo Mario Marziano era stato rimesso in libertà due settimane fa per decisione dello stesso tribunale.
L’operazione “Storia” riguardava inizialmente solo lo spaccio di droga e smantellò un’organizzazione che si riforniva a Palermo e a Messina. Più di cinquanta cessioni di droga furono documentate dalla polizia di Patti grazie anche all’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali che documentavano una frenetica attività di spaccio in favore di giovani residenti nella zona di Patti e posta in essere prevalentemente in ore serali ed in talune occasioni anche al domicilio dei clienti. Le indagini condotte dal locale commissariato con la collaborazione della Squadra Mobile di Messina erano state avviate a Patti nell’aprile 2009 ed erano proseguite per circa un anno smantellando l’organizzazione di due gruppi che si contendevano il “mercato” tra Gioiosa Marea e Patti. Tutti gli aspetti che riguardavano la droga si erano già conclusi davanti al gup nell’ottobre scorso con quattro patteggiamenti e 7 assoluzioni.
Resta aperta invece la questione della certificazione medica che aveva portato al rinvio a giudizio per truffa e falso del dottore Giuseppe Forzano e dello stesso Calabrese. Per quest’ultimi reati, dopo l’annullamento del rinvio a giudizio di Forzano e la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Patti, ripartirà un nuovo procedimento nei confronti del medico e dello stesso Calabrese. Santino Franchina – GDS