Salemi, il comune di Vittorio Sgarbi sciolto per mafia. Assieme a Pagani (Salerno), Gragnano (Napoli), Bova Marina (Reggio Calabria), Platì (Reggio Calabria), Leinì (Torino) e Racalmuto (Agrigento)

23 marzo 2012 Mondo News

Salemi e Racalmuto. Due Comuni siciliani, il primo noto per essere il paese degli esattori Salvo, dell’on. Giammarinaro e in ultimo anche del sindaco Sgarbi, l’altro il paese dello scrittore Leonardo Sciascia. Due Comuni sciolti per inquinamento mafioso. Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri che ha sciolto anche i Comuni di Pagani, in provincia di Salerno, Gragnano, nel Napoletano, Bova marina e Platì in Calabria. Deciso lo scioglimento anche per Leinì, il comune del Torinese, più volte al centro delle indagini per ‘ndrangheta. In Sicilia il commissariamento riguarda la “roccaforte” dell’ex deputato regionale della Dc, Pino Giammarinaro, capo degli andreottiani ai tempi della “balena bianca, e poi molto vicino all’ex governatore Totò Cuffaro. Giammarinaro, uscito assolto da un processo per mafia, ha subito la sorveglianza speciale per 4 anni, circostanza questa che nel tempo non gli ha impedito di accrescere il suo potere politico e anche economico. Rais di Salemi, tre anni addietro chiese al critico d’arte Vittorio Sgarbi di candidarsi a sindaco, e puntualmente il prof. Sgarbi venne eletto e tra i suoi primi atti vi fu quello di “certificare” l’assoluta inesistenza della mafia e “omaggiare” del rispetto politico l’on. Giammarinaro, indicando lui, ma anche altri, come dei perseguitati. Nel frattempo però le indagini sull’on. Giammarinaro portarono alla scoperta di lucrosi affari nel campo della sanità, centri sanitari privati convenzionati a peso d’oro con la sanità pubblica. L’on. Giammarinaro è stato riproposto per la sorveglianza speciale e ha subito un sequestro di beni per oltre 30 milioni di euro, le indagini hanno anche fatto emergere l’estrema disponibilità a lui concessa per “controllare” gli affari del Comune. Sgarbi doveva essere un paravento, dietro le quinte a giostrare ogni cosa gli “uomini” – ma anche le “donne” – dell’on. Giammarinaro. L’operazione che ha portato al sequestro e a fare scoprire questi scenari di commistione è stata condotta da Polizia e Finanza, denominata “Salus Iniqua”. Dopo il blitz la prefettura ha nominato una commissione di accesso agli atti, addirittura il giorno prima che la decisione venisse ufficializzata da Roma, dal Viminale, il sindaco Sgarbi se ne era uscito quasi sostenendo che quella ispezione scaturiva da una sua richiesta. Quando l’ispezione si è conclusa con la proposta di scioglimento per mafia, Sgarbi, dopo avere minacciato querele a destra e a manca, sostenendo l’inesistenza degli addebiti, si è dimesso, andando a incontrare il neo ministro dell’Interno, prefetto Anna Maria Cancellieri che addirittura, secondo quanto riferì Sgarbi, gli avrebbe consigliato di impugnare il provvedimento, scenario inverosimile ma che però non è rimasto smentito dal ministro. Il numero uno del Viminale ha preferito passare all’azione portando oggi in Consiglio dei ministri la proposta di scioglimento degli organi comunali di Salemi per inquinamento mafioso. La relazione è ricca di precisi elementi. Il pool di ispettori, composto da un vice prefetto, un commissario di polizia e un tenente dei carabinieri, ha colto gli elementi dell’inquinamento mafioso dopo avere passato ai raggi x atti e documenti, cogliendo pressioni e influenze, la presenza ingombrante dell’ex parlamentare andreottiano: Giammarinaro avrebbe avuto a sua disposizione assessori, consiglieri, funzionari e dipendenti comunali, gli stessi citati dal Tribunale di Trapani nell’ordinanza “Salus Iniqua”. Ci sono una serie di intercettazioni condotte dai carabinieri, ma anche dalla polizia, in grado di dimostrare che quotidianamente il politico veniva consultato sui problemi politici e del Comune. Ad essere chiamata in causa è stata anche il vice sindaco, Antonella Favuzza: secondo il contenuto dell’ordinanza “Salus Iniqua” “si è sistematicamente confrontata con Giammarinaro rispettando “la regia occulta”. Lei ha risposto negando, anzi dicendo di essere stata “nemica” di Giammarinaro. Ma la sua dichiarazione contraddice il contenuto di in una intercettazione nella quale si dichiara che il bilancio comunale è stato fatto presso l’abitazione dell’ex deputato regionale Giammarinaro. A questi elementi contenuti nell’inchiesta “Salus Iniqua” si aggiungono le dichiarazioni del fotografo, Oliviero Toscani, rilasciate alla Procura antimafia di Palermo dopo le sue dimissioni da assessore di Sgarbi: «Ho deciso di lasciare la Giunta di Salemi perché mi sono reso conto che il contesto territoriale, che mi permetto di definire “mafioso”, non mi consentiva di operare in maniera libera ed autonoma nell’amministrazione comunale. In particolare, posso dire che sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni della Giunta. Giammarinaro partecipava e assumeva decisioni – senza averne alcun titolo – alle riunioni della Giunta di Salemi, alla presenza di Sgarbi, del sottoscritto e di altri assessori comunali. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della Giunta…». Adesso a seguito del decreto di scioglimento, a Salemi decadrà anche il Consiglio comunale. La Giunta si era già dimessa a seguito dell’uscita di scena di Vittorio Sgarbi. L’amministrazione da poco più di una settimana era retta dal magistrato Guglielmo Serio che come suo primo atto era andato a Cefalù a rendere omaggio al prof. Sgarbi nel giorno in cui questi annunciava la candidatura a sindaco in quel centro. Contestualmente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto di scioglimento, il Governo indicherà i tre commissari straordinari, e a Salemi il voto amministrativo previsto dalla Regione per il prossimo mese di maggio slitterà di 18 mesi, salvo ulteriori proroghe. di Rino Giacalone – ilfattoquotidiano.it

Sciolti sette comuni per mafia. C’è anche Salemi e Leinì.
Il Consiglio dei ministri ha sciolto sette consigli comunali ai sensi della normativa antimafia. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi. I consigli comunali interessati dalla misura sono: Pagani (Salerno), Gragnano (Napoli), Bova Marina (Reggio Calabria), Platì (Reggio Calabria), Leinì (Torino), Salemi (Trapani) e Racalmuto (Agrigento). “Con particolare riferimento ai due consigli comunali siciliani – si legge – il Consiglio dei ministri ha ascoltato l’intervento dell’assessore alle autonomie locali della Regione siciliana, Caterina Chinnici, che ha portato a testimonianza sia la propria esperienza istituzionale, ribadendo l’impegno nella lotta alla criminalità organizzata, sia la propria esperienza umana, in quanto figlia di un magistrato ucciso dalla mafia”.
Salemi – Il provvedimento arriverebbe a poco meno di due settimane dall’insediamento al Comune del commissario straordinario Guglielmo Serio, che ha i poteri del sindaco e della giunta dopo le dimissioni di Vittorio Sgarbi avvenute lo scorso 21 febbraio. Il caso Salemi era arrivato sul tavolo del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri a inizio febbraio dopo che gli ispettori nominati dall’ex titolare del Viminale, Roberto Maroni, avevano proposto lo scioglimento del Comune.
La commissione d’accesso agli atti aveva passato al setaccio i documenti, rilevando pressioni e influenze nella vita amministrativa della città, dovute in primis alla presenza ingombrante dell’ex parlamentare democristiano Pino Giammarinaro.
Leinì – Il Comune torinese di Leinì, invece, era già stato scosso dalle indagini sulle sospette infiltrazioni della ‘ndrangheta. Nella primavera del 2011, l’operazione Minotauro, coordinata dal procuratore capo della Repubblica Giancarlo Caselli, aveva portato all’arresto – insieme ad altre 18 persone – dell’ex Sindaco Nevio Coral (Pdl). A dicembre, il figlio Ivano Coral, che ne aveva rilevato il testimone nel 2005, si era dimesso travolto dalle inchieste giudiziarie che avevano colpito il padre e la cognata Caterina Ferrero, ex assessore regionale alla Sanità. Quello di Leinì, in Piemonte, è il secondo caso di scioglimento per mafia dopo quello di Bardonecchia nel 1995.