MESSINA, IL CASO: Coniugi chiedono di bloccare il video di un comizio dell' on. Cateno De Luca

27 marzo 2012 Cronaca di Messina

E i clamorosi comizi dell’ex sindaco di Fiumenidisi e parlamentare regionale Cateno De Luca finirono in… tribunale. Già, perché ieri mattina davanti al giudice civile di Messina Corrado Bonanzinga è stata trattata l’istanza di due coniugi di Fiumedinisi, che essendo stati lungamente “muntuati” (leggasi nominati), dal leaderdi Sicilia Vera nel corso delle sue ultime performance oratorie, hanno depositato un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. con una serie di richieste ben precise, perché si ritengono profondamente diffamati e danneggiati dal parlamentare. I coniugi, che a quanto pare sarebbero parte offesa nel procedimento penale, chiedono in dettaglio al giudice di inibire in via d’urgenza «… al sig. De Luca on.le Cateno in proprio e nella qualità di titolare del sito web www.siciliavera.com… l’ulteriore diffusione via internet o televisiva del comizio “Nomi e cognomi” tenuto in Fiumedinisi il 4 marzo 2012, contenente notizie e valutazioni lesive dell’onore, della reputazione e della privacy degli esponenti», nonché «… la rimozione del video del comizio predetto dal sito web www.siciliavera.com da youtube e da facebook», e in ogni caso di vietare la messa in onda sui network televisivi. La vicenda dell’on. De Luca è arcinota. Nel luglio dello scorso anno finì agli arresti domiciliari per abuso d’ufficio, tentata concussione e falso dopo un’inchiesta della Procura di Messina per un affaire nel suo comune, Fiumedinisi, dove secondo i magistrati peloritani avrebbe avuto le mani in pasta per realizzare una speculazione edilizia privata con i soldi pubblici, nella specie quelli del cosiddetto “Contratto di quartiere”. E da qualche tempo, essendo tornato in libertà senza più obblighi di sorta e con una decisione della Cassazione sulle esigenze cautelari in mano, che in ogni caso ha ragionato anche sulle sue dimissioni in corso d’opera, ha iniziato ad organizzare alcuni clamorosi comizi nei principali centri della zona ionica, citando nomi e cognomi di parecchie persone che a suo dire farebbero parte, consapevalmente o inconsapevolmente, di un complotto ordito ai suoi danni, comprendendo nel novero dei “congiurati” anche magistrati, politici e giornalisti. Ma torniamo ai coniugi “offesi”. Il loro legale di fiducia, l’avvocato Salvatore Carroccio, nel ricorso che ha presentato a Messina scrive tra l’altro che «… nella sostanza il De Luca – facendo leva sulla propria “vena istrionica” -, formula e diffonde valutazioni e giudizi soggettivi ed arbitrari ai danni dei ricorrenti e di altri soggetti e fornisce in tale modo all’utente spettatore (non conoscitore delle carte processuali) un resoconto in ordine alla vicenda giudiziaria che lo riguarda che risulta essere del tutto fuorviante, anche perché arbitrario, parziale ed ancora sottoposto al vaglio della Magistratura Inquirente (Procura della Repubblica di Messina)». Sempre secondo l’avvocato Carroccio «… l’attività del De Luca ha leso di fatto la privacy e la reputazione degli esponenti e pertanto non può ritenersi coperta dal diritto di cronaca che, come si sa, incontra un limite invalicabile “nel rispetto della persona e nel rispetto della verità” che è stato volontariamente violato». Questi quindi i termini della “disfida”. Ieri mattina davanti al giudice Bonanzinga c’erano l’avvocato Carroccio per i ricorrenti e l’avvocato Leonardo Santoro per il parlamentare. Il giudice si è, come si dice in questi casi, riservata la decisione. Vedremo come finirà. NUCCIO ANSELMO – GDS