REGGIO CALABRIA – Nel processo "Piccolo Carro" un appuntato dei carabinieri ricostruisce la ragnatela dei rapporti di Giovanni Zumbo con 'ndrangheta e servizi segreti: I "pericolosi" legami del commercialista. Il ritrovamento dell'auto imbottita di esplosivo e armi in occasione della visita del Presidente Napolitano

27 marzo 2012 Mondo News

Il commercialista reggino legato ai servizi ma anche a boss della ‘ndrangheta che informava regolarmente sugli sviluppi delle inchieste in corso. Giovanni Zumbo viene descritto dagli inquirenti come un personaggio controverso. Era finito in carcere nell’ambito dell’operazione “Reale”, dopo essere stato filmato e registrato dal Ros dei carabinieri a casa del boss Giuseppe Pelle di San Luca. Secondo l’accusa, il commercialista era un informatore di Giovanni Ficara, elemento di spicco dell’omonima “famiglia” operante nella zona sud di Reggio Calabria. Il nome del commercialista figura anche in altre inchieste che si sono occupate di episodi inquietanti. Come quella sul ritrovamento, avvenuto nel gennaio 2010, in occasione della visita del Presidente Napolitano, della Fiat Marea imbottita di esplosivo e armi. Il relativo processo si sta celebrando in Tribunale (Tarzia presidente, Gurgo e De Pascale giudici). Ieri mattina in aula c’è stata la deposizione dell’appuntato Roberto Roccella, all’epoca dei fatti in servizio al nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri. Roccella curava la fonte confidenziale identificata in Giovanni Zumbo. Nel momento in cui i superiori gli avevano intimato di interrompere i rapporti ha continuato a frequentare Zumbo e in una relazione di servizio ha attestato di aver eseguito gli ordini. Per questo motivo è stato iscritto nel registro degli indagati per falso ideologico. Il graduato dell’Arma, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, ha spiegato di aver conosciuto Zumbo nel novembre 2009, recandosi nel colorificio di proprietà del commercialista per acquistare prodotti da utilizzare nella ristrutturazione della sua casa di Pellaro. Era nato un rapporto tra Roccella, originario di Misterbianco, e Zumbo che per anni aveva fatto l’amministratore giudiziario e poi era entrato in contatto con forze dell’ordine e divenuto confidente. Il commercialista aveva vantato la conoscenza dell’allora tenente colonnello Valerio Giardina e del maresciallo Massimo Vacca e aveva sostenuto che grazie alla sua attività di confidente i carabinieri erano riusciti ad arrestare diversi latitanti, come i fratelli Bellocco di Rosarno e D’Agostino di Sant’Ilario, preso mentre mangiava del pesce. Zumbo, secondo il teste, avrebbe rivelato di conoscere Danilo Nobile, altro sottufficiale dell’Arma e di aver collaborato anche con la Guardia di Finanza, conoscendo il maresciallo Alessio Adorno e uno della squadra mobile, Giuseppe Rocchetta. «Il 5 gennaio del 2010 – ha raccontato il teste – commentando un articolo di giornale sull’attentato alla Procura generale, Zumbo mi chiese: “Vuoi sapere chi l’ha fatto?”. E alla mia risposta affermativa aveva aggiunto: «L’ha fatto Mico Serraino con il placet dei Ficara-Latella». Roccella ha ricordato di avere messo tutto il giorno successivo una relazione di servizio. Il 18 gennaio, secondo la sua versione, si era incontrato nuovamente con Zumbo che gli aveva rivelato l’esistenza di dissidi familiari tra i Ficara, in particolare tra i cugini Pino e Giovanni. Non ritenendo rilevante l’informazione il graduato non aveva fatto alcuna relazione. Su domanda del pm Musarò ha, quindi, sostenuto che all’epoca non era a conoscenza dell’indagine dei carabinieri sui Ficara denominata “Reggio Sud”. Il 20 gennaio nuovo incontro con Zumbo che gli aveva ribadito l’esistenza dei dissidi tra i vertici della cosca Ficara e gli aveva rivelato la pianificazione di attentati, da parte della cosca, contro quanti non pagavano il pizzo. La parte più interessante della deposizione dell’appuntato Roccella è quella relativa al ritrovamento dell’auto carica di armi ed esplosivo. Il teste ha ricordato che il giorno del ritrovamento era impegnato in servizi di accompagnamento al seguito del Presidente Napolitano. Zumbo quella mattina, dalle 10 in poi, secondo il racconto del teste, aveva cominciato a chiamarlo e mandargli messaggini perchè doveva avvertirlo e fargli ritrovare la macchina. Passando dal colorificio, l’appuntato dei carabinieri aveva ricevuto un bigliettino con l’indicazione del tipo di auto e la targa della stessa. Nonostante le indicazioni avute, erano sorte difficoltà a trovare la vettura. Roccella ha riferito di aver gettato il biglietto perché c’era un’indicazione sbagliata: Seat Marea al posto di Fiat Marea. Il graduato dell’arma ha, quindi, parlato del rifiuto opposto da Zumbo a una collaborazione diretta con i servizi segreti. Roccella ha, inoltre, riferito, di avere successivamente indicato la sua fonte su invito dei superiori. Da quel momento aveva cominciato ad diradare gli incontri con il commercialista che in precedenza gli aveva fornito un telefono e una scheda sim per evitare di essere intercettati. «Non sapevo che Zumbo fosse andato a casa di Pelle – ha spiegato Roccella rispondendo a una domanda di Musarò –, ritenevo si fosse recato a Bianco a una riunione della loggia massonica dell’araba fenice». Paolo Toscano – GDS