BARCELLONA P. G.: Cresce la psicosi commissariamento e c'è incertezza sul fronte politico. Perplessità e cautela in molti candidati. Auspicati "tempi certi"

28 marzo 2012 Cronaca di Messina

Barcellona – «Se ne sarà accorto sentendo i vari politici locali: c’è una sorta di convitato di pietra in questa campagna elettorale che rischia di creare un corto circuito istituzionale». È visibilmente preoccupato l’esponente di uno dei maggiori partiti della città del Longano (per carità, niente nomi), preoccupato del “clima pesante” che pure si avverte in quasi tutte le formazioni elettorali impegnate ormai alla definizione delle squadre a sostegno dei quattro candidati. Il convitato di pietra – spiegano – è quel rapporto della Commissione d’accesso sulla verifica di eventuali infiltrazioni mafiose nell’attività a palazzo del Longano appena presentato al Prefetto e che pesa come una spada di damocle sull’andamento elettorale. L’incertezza condiziona in queste ore anche la formazione delle liste: c’è chi si ritira all’ultimo momento e chi chiede garanzie, ma si arriva anche a candidati che sospendono in tipografia la semplice stampa di un facsimile. Si vive una sorta di ingiustificata psicosi-scioglimento. «La questione è semplice – spiega un altro addetto ai lavori –. Chi vuoi che si impelaga in una campagna elettorale se teme che ci sia un commissariamento dietro l’angolo? Che potrebbe arrivare nel corso della campagna elettorale, ma anche e soprattutto dopo, a risultati elettorali acquisiti?». Molto probabilmente quello di Barcellona Pozzo di Gotto è il primo caso in Italia di una indagine prefettizia delegata a una Commissione d’accesso interforze che, per una serie di casualità, si sviluppa a fine mandato e le cui conclusioni arrivano in campagna elettorale. «Ricordiamo ancora il clima che si respirava cinque anni fa, in occasione della precedente indagine – osserva un amministratore che ha deciso di non candidarsi più –. È un irreale clima di caccia alle streghe che avvelena gli stessi rapporti tra amministratori, funzionari e via dicendo. La volta scorsa si è risolto tutto in un nulla di fatto. Ma non c’era l’incombere di una consultazione elettorale. Qui i tempi sono una variabile impazzita». Già, i tempi. La relazione della task force è stata presentata lunedì scorso al dott. Alecci, presto sarà esaminata, sia pure per sintesi, dal Comitato provinciale dell’ordine pubblico, subito dopo verosimilmente comincerà l’iter ministeriale sino alla valutazione finale di merito che potrebbe avere come ultima tappa il CdM. Per quanto brevi siano le procedure è evidente che attraverseranno i tempi della campagna elettorale e si concluderanno a nuovo consiglio comunale insediato. E, intanto, si sprecheranno le indiscrezioni e le strumentalizzazioni. Anzi, già oggi, taluni addetti ai lavori tra quelli che frequentano il Palazzo, danno per scontato che la relazione, anche dopo una proroga che è servita ad acquisire ulteriori atti, parta con un segno negativo. Una mera ipotesi, è chiaro, ma tale da scatenare una serie di tensioni tra gli schieramenti. «Comprende bene – spiega un altro interlocutore – l’imbarazzo, il clima di preoccupazione che rischia di condizionare questa campagna elettorale. In una città che sta appena risollevandosi dal dramma dell’alluvione di novembre, che ha un evidente malanimo nei confronti dei politici per via anche di quei sostegni alle imprese che non sono ancora arrivati, in una città che tenta disperatamente di uscire dalla palude in cui l’ha cacciata la criminalità organizzata, si vive giorno dopo giorno di segnali. C’è dunque la necessità di certezze». E un altro politico aggiunge: «L’unica certezza sarebbe intanto quella di conoscere nel più breve tempo possibile i “tempi” del post-indagine, il che darebbe indicazioni di massima alle forze politiche». Ecco perché, intanto, si guarda con attenzione e attesa a Messina, al Palazzo di Governo. Mario Di Paola – GDS