CATANZARO, L'INCHIESTA: Chiuso il cerchio sulle bombe ai magistrati reggini

28 marzo 2012 Mondo News

CATANZARO – Potrebbero essere processati con giudizio immediato i quattro indagati nell’inchiesta sulle bombe fatte esplodere nel 2010 contro la Procura generale di Reggio Calabria e l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro, e sull’intimidazione destinata all’ex procuratore della città dello Stretto ed ora a capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, e concretizzata nel ritrovamento di un bazooka davanti ala sede della Dda reggina. La richiesta di giudizio immediato è stata depositata ieri mattina dalla Dda di Catanzaro – competente sulle indagini che riguardano magistrati del Distretto di Reggio – e sarà adesso valutata dal giudice per le indagini preliminari Assunta Maiore. La richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro è finalizzata anche ad evitare la scadenza dei termini di custodia cautelare. Gli indagati sono il presunto boss Luciano Lo Giudice, il fratello di quest’ultimo, Antonino Lo Giudice, Antonio Cortese, ritenuto l’armiere della cosca Lo Giudice, e Vincenzo Puntorieri, legato a Cortese. Tutti sono stati raggiunti, lo scorso 15 aprile, da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere come presunti responsabili degli attentati compiuti contro la Procura generale di Reggio e l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Ladro, nonchè delle intimidazioni di cui è stato vittima l’ex procuratore della Repubblica della città dello Stretto. L’inchiesta ebbe un input determinante proprio da Antonino Lo Giudice che decise di collaborare con gli inquirenti assumendosi la responsabilità di aver dato il via alla stagione delle intimidazioni a Reggio, facendo i nomi degli altri tre quali complici esecutori. La conclusione delle attività e la richiesta di giudizio erano oramai attese da dicembre, quando davanti al giudice per le indagini preliminari si è concluso l’incidente probatorio chiesto dalla Procura per acquisire con valore di prova al futuro processo i risultati cui è giunto il perito nominato dallo stesso gip nell’ambito del procedimento. Quest’ultimo, tra gli altri accertamenti, ha concluso per la compatibilità del ciclomotore sequestrato nel corso delle investigazioni relative all’attentato dinamitardo alla sede della Procura generale della Corte d’Appello reggina, risalente al 2 gennaio 2010, con quello ripreso dalle telecamere di videosorveglianza che immortalarono l’intimidazione. «Riteniamo – ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo – che ci siano tutte le condizioni per il giudizio immediato. Abbiamo fatto tutte le indagini possibili, anche con accertamenti tecnici, e c’è un’evidenza probatoria delle responsabilità. Ora toccherà al gip decidere sulla nostra richiesta che è finalizzata anche ad evitare la scadenza dei termini di custodia cautelare».(g.l.r.)