MESSINA, OPERAZIONE ANTIMAFIA 'VIVAIO': Mafia delle discariche, sedici condanne. Inflitti 24 anni al boss Calabrese e 14 all'ex sindaco Giambò. Il "giallo" dell'attenuante-pentiti al boss Bisognano

29 marzo 2012 Cronaca di Messina

L’equivoco della serata è stato soltanto uno, appena è finita la lettura della sentenza, ed erano ormai le otto di sera a Palazzo di giustizia: ma l’attenuante per i pentiti l’hanno concessa o no al boss di Mazzarrà Sant’Andrea Carmelo Bisognano? Ebbene, anche se sulle prime la mancata presenza nel dispositivo di sentenza ha destato parecchio clamore ieri sera, si è trattato solo di un “errore materiale” perché l’attenuante ex art. 8 la corte d’assise al boss Bisognano l’ha riconosciuta, e i giudici lo spiegheranno successivamente nelle motivazioni della sentenza. S’è chiuso con questo “giallo giudiziario” ieri sera il processo di primo grado dell’operazione “Vivaio”, una tappa fondamentale per le nuove conoscenze della mafia barcellonese e dei suoi sporchi interessi, in questo caso il business dei rifiuti e delle discariche. E le mani della mafia barcellonese sulle discariche di Mazzarrà Sant’Andrea e di Tripi, secondo questa sentenza, c’erano eccome, ed erano parecchio grandi. Sette fogli appena, letti in poco più di un quarto d’ora in un’aula molto affollata dal presidente della corte d’assise Salvatore Mastoreni, con a latere il collega Fabio Pagana che sarà l’estensore della motivazione, per raccontare parecchie cose: l’imposizione nei subappalti e nelle forniture dei materiali delle società controllate dal gruppo criminale, le compravendite di terreni e le speculazioni sulle aree che servivano per ampliare i siti di smaltimento dei rifiuti, la pressione asfissiante, le richieste di denaro, gli incendi, le minacce, le bottiglie piene di benzina, le “parlate” per convincere gli imprenditori a lasciare il campo alle imprese mafiose, le mazzette agli impiegati comunali. Tutto nel “triangolo” tra Mazzarrà Sant’Andrea, Terme Vigliatore e Barcellona, passando anche per Furnari, Tripi, Falcone, Monforte San Giorgio, Merì, Pace del Mela, Novara di Sicilia.
LA SENTENZA Guardando ai numeri si tratta intanto di 16 condanne per 130 anni di carcere e 4 assoluzioni. Soddisfazione è stata espressa ieri sera dai pm Giuseppe Verzera e Francesco Massara, pubblica accusa, l’impianto ha tenuto in pieno. Tra le condanne spicca sicuramente l’ergastolo ad Aldo Nicola Munafò, che è stato riconosciuto responsabile dell’omicidio di “Ninì” Rottino. Il dibattimento e le dichiarazioni dei pentiti in corso d’opera, cioé quando il processo era già iniziato, hanno cambiato parecchio lo scenario iniziale degli anni scorsi, giudici e giurati si sono convinti della sua colpevolezza, soprattutto per i “buchi” e le contraddizioni che sono via via emersi per il suo alibi. Le altre due condanne emblematiche, che potremmo definire anche figlie della compromissione tra “mafia e politica”, sono senza dubbio quella a 24 anni di reclusione per il boss novarese dei Mazzarroti Tindaro Calabrese, e quella a 14 anni inflitta all’ex sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea Sebastiano “Nello” Giambò, all’epoca dei fatti presidente di “TirrenoAmbiente”. Altra notazione merita senza dubbio la condanna a 12 anni di reclusione al “barone” e imprenditore Michele Rotella, che secondo il pentito Bisognano fu solo vittima della mafia. C’è stata per lui la riqualificazione del reato originariamente contestato, che da associazione mafiosa “piena” è stato modificato dalla corte d’assise in concorso esterno all’associazione mafiosa, in un periodo in cui il dibattito giuridico, e politico, sul concorso esterno, è caldissimo. Il capitolo dei pentiti riguarda il boss Bisognano e l’imprenditore acese “Pippo” Castro. Se al primo i giudici, con la concessione dell’art. 8, hanno dimostrato di aver creduto, ma gli hanno comunque inflitto una condanna a 10 anni più dura di quanto aveva richiesto l’accusa (6 anni), al secondo hanno inflitto ben 15 anni (l’accusa ne aveva richiesti 8 e mezzo) e non gli hanno riconosciuto l’attenuante per i collaboratori. Molta parte della sentenza è poi dedicata alle tante parti civili di questo processo, e i vari risarcimenti sono differenziati tra i vari imputati a seconda della loro partecipazione ai reati. In ogni caso la corte d’assise ha deciso il risarcimento in sede civile a favore dei comuni di Barcellona, Furnari, Terme Vigliatore e Mazzarrà Sant’Andrea, e poi di Anna Litrico, Mario Cacopardo, Associazione antiracket antiusura etnea, Associazione antiracket antiusura Confcommercio “Ugo Alfino”, Giacomo Venuto, Legambiente, Fai (Federazione antiracket italiana). Decise anche provvisionali (i risarcimenti immediati) per tutte le parti civili, che vanno tra i 20.000 e i 50.000 euro. – NUCCIO ANSELMO – GDS


La sentenza
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CARMELO BISOGNANO:10 ANNI(Richiesta Pm: 6 anni)
BARTOLO BOTTARO:2 ANNI(Richiesta Pm: 3 anni e 10 mesi)
TINDARO CALABRESE:24 ANNI(Richiesta pm: 30 anni)
ANTONINO CALCAGNO:2 ANNI(Richiesta Pm: assoluzione)
AGOSTINO CAMPISI:14 ANNI E 10.000 EURO(Richiesta pm: 16 anni)
SALVATORE CAMPANINO:8 ANNI E 6.700 EURO(Richiesta pm: 12 anni)
ALFIO GIUSEPPE CASTRO:15 ANNI E 9.000 EURO(Richiesta pm: 8 anni e 6 mesi)
AURELIO GIAMBOI:2 ANNI(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
CRISTIAN GIAMBOI:2 ANNI(Richiesta pm: assoluzione)
SEBASTIANO GIAMBO’:14 ANNI(Richiesta pm: 8 anni e 4 mesi)
ALDO NICOLA MUNAFO’:ERGASTOLO(Richiesta pm: ergastolo)
MICHELE ROTELLA:12 ANNI(Richiesta pm: 16 anni)
THOMAS SCIOTTO:2 ANNI(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
NUNZIATO SIRACUSA:14 ANNI E 10.000 EURO(Richiesta pm: 17 anni)
SALVATORE C. TRIFIRO’:12 ANNI(Richiesta pm: 16 anni e 10 mesi)
GIUSEPPE TRIOLO:2 ANNI(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
MARIA L. COPPOLINO:ASSOLTA(Richiesta pm: 6 anni)
SALVATORE FUMIA:ASSOLTO(Richiesta pm: 8 anni e 10 mesi)
GIACOMO LUCIA:ASSOLTO(Richiesta pm: assoluzione)
STEFANO ROTTINO:ASSOLTO(Richiesta pm: 10 anni e 10 mesi)

Ergastolo per Aldo Nicola Munafò.
Sullo sfondo di questa vicenda processuale, ed ecco perché la celebrazione dell’intero processo in corte d’assise, c’era un esecuzione mafiosa: l’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, ammazzato intorno alle 3 di notte del 22 agosto 2006. Dopo l’esecuzione e le prime indagini, Aldo Nicola Munafò, che ieri è stato condannato all’ergastolo per questo omicidio, aveva incassato alcuni provvedimenti favorevoli della Cassazione, ma la sua posizione è cambiata praticamente in corso d’opera, durante il dibattimento. L’omicidio Rottino sarebbe stato deciso in una riunione svoltasi nell’officina meccanica di contrada Manno, di proprietà di Santo Santoro, a Barcellona, e monitorato dalle intercettazioni telefoniche fin dai primi istanti in quanto il cellulare di Calabrese era controllato dai carabinieri del Ros. Alla ricostruzione investigativa s’è poi saldata quella dei collaboratori, primo tra tutti il boss Carmelo Bisognano. E i motivi che portarono alla clamorosa eliminazione del luogotenente di Bisognano sono da ricercare nel fatto che Rottino era rimasto fedele alla linea del boss mazzarroto, senza aderire al “nuovo corso” di Calabrese. La vittima designata dal canto suo era consapevole dell’imminente fine che avrebbe fatto. Lo confermano tutti i dialoghi intercettati nel novembre del 2006 tra la sorella di Bisognano, Vincenza, e la giovane convivente di Rottino. Nel corso della requisitoria i pm Verzera e Massara hanno dedicato parecchio tempo alla ricostruzione del contesto in cui maturò l’omicidio, spiegando in pratica che anche se non c’è stata nel processo una contestazione accusatoria formale, il boss Calabrese è da considerare tra i mandanti dell’esecuzione. E Calabrese secondo quanto emerse nelle indagini del Ros per costruirsi un alibi, il giorno precedente al delitto dopo non aver voluto incontrare con dei pretesti Stefano Rottino, fratello della vittima, sarebbe partito alla volta di Avellino, in visita ai nonni della moglie.(n.a.)

LE CONDANNE, LE RICHIESTE
CARMELO BISOGNANO:
10 ANNI
(Richiesta Pm: 6 anni)
BARTOLO BOTTARO:
2 ANNI
(Richiesta Pm: 3 anni e 10 mesi)
TINDARO CALABRESE:
24 ANNI
(Richiesta pm: 30 anni)
ANTONINO CALCAGNO:
2 ANNI
(Richiesta Pm: assoluzione)
AGOSTINO CAMPISI:
14 ANNI E 10.000 EURO
(Richiesta pm: 16 anni)
SALVATORE CAMPANINO:
8 ANNI E 6.700 EURO
(Richiesta pm: 12 anni)
ALFIO GIUSEPPE CASTRO:
15 ANNI E 9.000 EURO
(Richiesta pm: 8 anni e 6 mesi)
AURELIO GIAMBOI:
2 ANNI
(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
CRISTIAN GIAMBOI:
2 ANNI
(Richiesta pm: assoluzione)
SEBASTIANO GIAMBÒ:
14 ANNI
(Richiesta pm: 8 anni e 4 mesi)
ALDO NICOLA MUNAFÒ:
ERGASTOLO
(Richiesta pm: ergastolo)
MICHELE ROTELLA:
12 ANNI
(Richiesta pm: 16 anni)
THOMAS SCIOTTO:
2 ANNI
(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
NUNZIATO SIRACUSA:
14 ANNI E 10.000 EURO
(Richiesta pm: 17 anni)
SALVATORE C. TRIFIRÒ:
12 ANNI
(Richiesta pm: 16 anni e 10 mesi)
GIUSEPPE TRIOLO:
2 ANNI
(Richiesta pm: 3 anni e 2 mesi)
MARIA L. COPPOLINO:
ASSOLTA
(Richiesta pm: 6 anni)
SALVATORE FUMIA:
ASSOLTO
(Richiesta pm: 8 anni e 10 mesi)
GIACOMO LUCIA:
ASSOLTO
(Richiesta pm: assoluzione)
STEFANO ROTTINO:
ASSOLTO
(Richiesta pm: 10 anni e 10 mesi)

Cosa nostra barcellonese e i “Mazzarroti”.
L’indagine “Vivaio” dei carabinieri del Ros sfociò nell’aprile del 2008 in 15 arresti e censì un’organizzazione mafiosa che si articolava nella cosca dei “Mazzarroti” (considerata una cellula della famiglia mafiosa barcellonese), nel gruppo dei barcellonesi, e nella frangia etnea dei santapaolani. L’udienza preliminare si concluse nell’aprile del 2009 davanti al gup Giovanni De Marco con venti rinvii ai giudizio e il riconoscimento della “connessione” con l’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, che fu un’esecuzione mafiosa per riequilibrare la geografia criminale nell’hinterland tirrenico nell’agosto del 2006 a Mazzarrà Sant’Andrea, un “messaggio” al boss pentito Bisognano. Oltre a certificare gli interessi mafiosi dei barcellonesi nelle due discariche di Tripi e Mazzarrà Sant’Andrea ha avuto al centro le imposizioni della “famiglia” nei subappalti e nelle forniture dei materiali delle società controllate dal gruppo criminale, le compravendite di terreni e le speculazioni sulle aree che servivano per ampliare i siti di smaltimento dei rifiuti, le richieste di denaro, gli incendi e le minacce.
GLI IMPUTATI Erano venti gli imputati: il boss e pentito Carmelo Bisognano, 45 anni, di Mazzarrà S. Andrea; il suo “successore” al vertcie del gruppo mafioso dei Mazzarroti Tindaro Calabrese, 38 anni, di Novara di Sicilia; Agostino Campisi, 50 anni, di Patti; Nicola Aldo Munafò, 43 anni, di Tripi; Stefano Rottino, 39 anni, di Mazzarrà S. Andrea; Nunziato Siracusa, 41 anni, di Terme Vigliatore; Carmelo Trifirò, 39 anni, di Barcellona. Al centro il boss emergente Tindaro Calabrese, considerato l’uomo che ha creato la scissione nel gruppo dei “Mazzarroti” e il suo socio Carmelo Salvatore Trifirò. C’erano poi Bartolo Bottaro, 43 anni, residente a Pace del Mela, funzionario dell’industria “Pectine” di Giammoro; Antonino Calcagno, 38 anni, di Novara di Sicilia, cognato di Tindaro Calabrese; Salvatore Campanino, 48 anni, di Castroreale; l’imprenditore pentito Alfio Giuseppe Castro, 61 anni, di Acireale; Maria Luisa Coppolino, 57 anni, di Mazzarrà S. Andrea, madre dei Rottino; Salvatore Fumia, 44 anni, di Mazzarrà; Aurelio Giamboi, 47 anni, di Novara; Cristian Giamboi, 25 anni, di Novara; Sebastiano “Nello” Giambò, 60 anni, di Mazzarrà, all’epoca dei fatti presidente di “TirrenoAmbiente” ed ex sindaco del centro tirrenico; l’imprenditore Giacomo Lucia, 73 anni, originario di Piazza Armerina e residente a Messina; l’imprenditore Michele Rotella, 71 anni, di Barcellona; Thomas Sciotto, 32 anni, di Mazzarrà S. Andrea; Giuseppe Triolo, 32 anni, di Barcellona.(n.a.)