Processo Why Not, il giorno di Nicola Adamo. «Nessuna firma sul maxiemendamento per la grande distribuzione»

29 marzo 2012 Mondo News

Catanzaro – Non riesce a stare seduto, non è sua abitudine. E chiede al presidente di alzarsi. Poi gesticola e s’infervora come se stesse parlando in Consiglio regionale. Doveva essere il giorno dedicato ai testi della difesa e invece si è trasformato nel giorno in cui Nicola Adamo ha reso dichiarazioni spontanee davanti al Tribunale collegiale di Catanzaro (presidente Antonio Battaglia, a latere Adriana Pezzo e Giovanna Mastroianni, cancelliere Alfonso Laborioso) nell’ambito del processo “Why Not” sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici destinati allo sviluppo della Calabria. Adamo, davanti ai difensori e ai procuratori generali Massimo Lia ed Eugentio Facciolla, ha parlato in riferimento ai capi 20 e 48 che gli vengono contestati, cioè la vicenda Tesi-Fincalabra e quella dell’approvazione del maxiemendamento alla legge finanziaria regionale sulle aree per la grande distribuzione. Adamo ha innanzitutto precisato che «è la prima volta che entro nel merito di questa vicenda dopo sei anni di procedimento. Ho assunto questa decisione leggendo l’andamento delle trascrizioni del processo per tentare di documentare i fatti. Spero di poter concorrere al raggiungimento della verità con la documentazione che produrrò e le dichiarazioni». Adamo poi è entrato nel merito rispetto al capo 20: «Gli articoli di stampa di quel periodo – ha proseguito – hanno documentato la forte tensione sociale che c’era per la vicenda Tesi-Fincalabra dopo che i lavoratori non avevano percepito alcuni mesi di stipendio. L’azienda per avere i fondi avrebbe dovuto partecipare a gare pubbliche e vincerle mentre i sindacati reclamavano risorse immediate. Io ero vicepresidente della Giunta e il mio assessorato era delegato alle situazioni di crisi aziendale. Gli incontri furono sempre istituzionali. La discussione era se Fincalabra potesse proseguire nell’attività e quindi avere i fondi o meno. All’epoca io venni visto da un sindacalista come un rappresentante delle Istituzioni nemico di Tesi». Più ampia e, a volte, calorosa, l’esposizione del capo 48: «Io quel documento ­ ha precisato – non l’ho firmato. Non sono stato né estensore, né ideatore, né proponente. L’indagine Why Not prese il via proprio da una mia autodenuncia. In quel periodo la mia mente era impegnata in altre cose. Poi non ho mai ricevuto né voti né soldi da questi gruppi per agevolarli. La Regione – ha spiegato Adamo – non aveva mai approvato il bilancio preventivo al 31 dicembre, così come previsto. Viste le mie responsabilità, volevo dimostrare che era possibile approvare il bilancio nei tempi previsti. Ecco perché chiesi a Loiero e alla maggioranza di governo di approvare il bilancio senza emendamenti perché altrimenti non avremmo rispettato i tempi. Non è stata una via facile. Quando abbiamo convocato il 23 dicembre la Giunta, abbiamo interrotto la riunione per fare un incontro con tutti i consiglieri chiedendo il voto di fiducia per il bilancio preventivo. Ma il bilancio non passò col voto di fiducia. Tant’è che qualche emendamento venne raccolto dal presidente della commissione Naccari Calizi. Da lì giunse il maxiemendamento che venne protocollato il 28 dicembre e che venne firmato solo da Naccari Carlizi. In calce c’è solo la sua firma. C’è il mio nome scritto a macchina ma non la mia firma e, almeno per la gerarchia istituzionale, io avrei dovuto per lo meno apporre una sigla. In altri atti non solo appongo la firma ma li siglo foglio per foglio. Non è vero poi che io non l’ho firmato perché ero a Catanzaro. In realtà ero proprio a Reggio Calabria, tant’è che la riunione della commissione bilancio è iniziata alle 17.50, ma era stata convocata molto prima, e io ero presente con i dirigenti. Alle 18 i consiglieri di maggioranza abbandonarono la seduta che venne sospesa per un’ora. Alle 19, constatato che mancava il numero legale, la seduta fu sospesa. La mattina successiva venne presentato il maxiemendamento. Io non mi sono mai interessato all’emendamento sulla grande distribuzione e tutto mi sarei aspettato tranne questo». Adamo ha infine presentato al Tribunale una corposa documentazione comprovante la sua tesi. Prima del rinvio dell’udienza all’undici aprile, alcuni avvocati hanno rinunciato all’escussione di diversi testimoni. Giuseppe Mercurio – GDS