MESSINA: Mafia, Dia sequestra beni ai Lamonica di Caronia, attivi nel calcestruzzo e nelle energie pulite

30 Marzo 2012 Cronaca di Messina

Quote societari, conti correnti, mezzi d’impresa e beni personali. E’ stato stimato in 30 milioni di euro il patrimonio dei fratelli Antonino e Tindaro Lamonica, imprenditori di Caronia secondo la Procura di Messina contigui ai clan della fascia tirrenica nebroidea. Le imprese dei Lamonica operano nel settore del calcestruzzo preconfezionato, edilizia, bonifiche ambientali ed energie alternative. Il provvedimento di sequestro, siglato dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina su richiesta del sostituto procuratore della Dda, Vito di Giorgio, e del procuratore capo Guido Lo Forte, è arrivato alla fine dell’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia. Passati al setaccio due aspetti: quelli dei bilanci, dai quali sarebbe emersa una forte sperequazione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita e i possedimenti dei fratelli, e i risultati delle indagini sui collegamenti dei Lamonica con la criminalità organizzata. Antonino Lamonica era stato arrestato nel ’99 per una vicenda legata ai lavori sull’autostrada A20 Messina-Palermo. Dei suoi rapporti con i clan ha riferito il pentito brolese Santo Lenzo, esattore del pizzo per i tortoriciani, indicandolo come contiguo alla mafia, pur non sapendone indicare esattamente la “collocazione” rispetto ai fari gruppi criminali della tirrenica. Qualche settimana fa il suo nome è tornato alla ribalta nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Tripi, dove il percolato veniva smaltito direttamente nelle acque del torrente: Lamonica era stato arrestato insieme ai due funzionari del comune di Messina responsabili del procedimento per la messa in sicurezza e la bonifica del sito. Da normanno.com

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