BASKETTOPOLI, IL 18 APRILE LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO A REGGIO CALABRIA: Imputati, tra gli altri, Giovanni Garibotti, ex presidente del comitato italiano arbitri della Federazione italiana di pallacanestro e il figlio Matteo. Dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e alla frode in competizioni sportive

31 marzo 2012 Mondo News

Chiavari – Associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e alla frode in competizioni sportive. È l’accusa mossa dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti, tra gli altri, del chiavarese Giovanni Garibotti, ex presidente del comitato italiano arbitri della Federazione italiana di pallacanestro. Garibotti, assistito dall’avvocato Andrea Vernazza, comparirà in aula il prossimo 18 aprile per la prima vera udienza del processo. Con lui, il figlio Matteo, arbitro di basket assistito dal legale Angelo Paone. Il giovane giudice di gara deve però rispondere in merito a un solo incontro: «La partita oggetto di indagine fu regolare – dice al Secolo XIX per bocca del suo avvocato – Nessuno ebbe di che lamentarsi al termine della sfida e comunque ogni match prevede la presenza di due arbitri e al collega presente in campo quel giorno nessuno ha contestato alcunché». Giovanni Garibotti, invece, respinge ogni addebito e afferma di aver scelto di essere processato col rito ordinario proprio perché convinto di poter dimostrare la propria innocenza. L’attività investigativa è stata condotta e sviluppata dal compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Reggio Calabria attraverso intercettazioni telefoniche, telematiche e attività di polizia giudiziaria di tipo tradizionale, che, dopo due anni d’indagini aveva portato alla denuncia alla Procura di Reggio Calabria di 53 arbitri e commissari, appartenenti al Cia, organo tecnico della Federbasket. L’inchiesta riguarda le stagioni sportive 2007/2008 e 2008/2009, durante le quali, secondo l’accusa, sarebbero state condizionate le graduatorie arbitrali, ma anche alcune gare del campionato di pallacanestro. Gli arbitri e i commissari indagati, residenti in varie regioni italiane, appartengono alle categorie A dilettanti maschile, A1 femminile, B maschile, A2 femminile, C maschile e B Femminile. Gli inquirenti sostengono che il sistema di valutazione degli arbitri fosse pesantemente condizionato dagli indagati. Questi, oggi imputati (sebbene alcuni abbiano scelto riti alternativi e due giudici di gara siano stati assolti), già prima delle partite, avrebbero stabilito i voti da assegnare a ciascun arbitro designato, senza tener conto della prestazione effettiva. Al contempo, la stessa presunta “cricca” avrebbe penalizzato altri giudici, causandone la retrocessione in serie inferiori. Le indagini furono avviate nella seconda metà del 2007, dopo che alcuni arbitri di Reggio Calabria, Caserta e Pesaro, danneggiati da questo sistema, denunciarono l’esistenza di un «sistema corrotto da un’organizzazione orientata a condizionare giudizi e arbitraggi e a determinare promozioni e retrocessioni di compagini sportive». Gli incontri che sono oggetto dell’attività investigativa riguardano, al momento, alcune squadre delle regioni Toscana, Umbria e Sicilia, militanti nei campionati nazionali di serie B e C. Simone Traverso – Il SecoloXIX