L'opera omnia di Maria Luisa Spaziani, 89 anni, critica e traduttrice, nella prestigiosa collana dedicata ai grandi della letteratura: La prima poetessa dei Meridiani. Molto forte il suo legame con Messina, dove fu a lungo docente all'Università

31 marzo 2012 Culture

Ventiquattro baci sulla bocca. Poco più, poco meno. Del resto i poeti non fanno sempre cifra tonda. Se li scambiarono Eugenio Montale e la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani alla stazione di Milano. «A quell’epoca, erano gli anni Cinquanta, baciarsi appassionatamente tra la folla era più che mai proibito, si correva il rischio di incappare in una sanzione. Ma in stazione era permesso grazie al provvedimento dell’allora sindaco. Aveva concesso questo scambio di affetti per dare la possibilità agli innamorati in partenza di salutarsi in modo più intimo», ha raccontato all’Ansa l’autrice de “La traversata dell’Oasi”.
Mondadori ha appena dato alle stampe il Meridiano dedicato all’opera omnia della poetessa. È la prima volta per un poeta donna. La Spaziani peraltro è molto legata alla Sicilia e in particolare a Messina, dove è stata per diversi anni docente all’Università, di Lingua e letteratura tedesca e poi francese. Buona parte della raccolta “L’occhio del ciclone” (1970) è ispirata al suo periodo “siciliano”, al rapporto col paesaggio, la luce, il mare. Nel salotto della sua abitazione romana la Spaziani sfoglia la sua ultima creatura editoriale, mentre riaffiora il suo privato album di ricordi. Oltre mezza dozzina di baci scambiati con un certo pudore come due cari amici, o intensi contatti tra labbra appassionate. Piccoli ma preziosi frammenti di vita privata. Sulla sua intimità con il premio Nobel Maria Luisa Spaziani è più ermetica del suo amico Ungaretti. Confessa soltanto quei romantici arrivederci tra lei e l’autore di “Ossi di Seppia” alla stazione di Milano, quando rientrava a Torino o partiva alla volta di Parigi. Ma non va oltre. Ottantanove anni compiuti il 7 dicembre, da 60 anni custodisce gelosamente il suo segreto che di tanto in tanto filtra con un colino a trame strette. Anche perché il ruolo secondario di Musa di Montale non le rende certo giustizia. Tre volte candidata al Nobel, una vasta e preziosa produzione poetica, critico e traduttrice di preziose opere, non ha certo bisogno di presentazioni. Ventiquattro baci alla stazione e nulla più? Col suo fare elegante e ironico lascia cadere la domanda e mette all’angolo chiunque osi invadere la sfera personale. «A quel quesito indiscreto che intendeva scavare nella intimità tra me e Eugenio, “Ma lei è mai stata a letto con Montale?”, risposi: ma a me piace fare l’amore sull’erba», riferisce. Non è difficile immaginarla sfoggiare un sorriso seducente e disarmante mentre alla innocua domanda: «Ci sveli la natura del suo rapporto con Montale», replica: «Ma per metà angelica e per metà diabolica, come la poesia». O ancora: «Ci ho impiegato 40 anni per difendere il mio segreto, non lo svendo a nessuno». Come se portasse con sé un campionario di risposte pronto all’uso, brillante come i suoi aforismi, disseminati nei suoi versi. Di quel che è stato tra lei e il poeta restano le poesie, il carteggio inedito conservato presso il fondo manoscritti dell’Università di Pavia e che tra due anni vedrà la luce per Mondadori, l’edizione gemella del volume edito tre anni fa con le lettere di Montale a Clizia. E poi ancora, ricordi, aneddoti, quesiti senza risposta e quei 24 baci confessati. Il resto lo custodisce tra le sue memorie. Il 2011-2012 è un biennio felice. Prima del Meridiano la casa editrice milanese ha dato alle stampe “Montale e la Volpe”, ricordi di una lunga amicizia. E anche in questa sua rievocazione di quell’intenso sodalizio tra lei e il poeta genovese lascia intatto l’interrogativo. E, per giocare a stupire, come nel suo stile ironico, dolceamaro e beffardo, prende in prestito le parole di Marguerite Yourcenar, riportate come citazione sotto il titolo: «Di certe storie che ci coinvolgono in profondità, capita che si racconti tutto meno l’essenziale». Eppure anche così quella storia funziona. Maria Grazia Marilotti – GDS

Dentro una fitta trama d’archetipi assoluti.
Amore, morte, mare, madre. Sono i quattro archetipi che attraversano la poesia di Maria Luisa Spaziani. Fatiche in versi racchiuse ora nel Meridiano che Mondadori dedica ai grandi della letteratura. È la prima volta che la prestigiosa collana accoglie l’opera omnia di una poetessa donna. Un archivio di versi, dalla prima raccolta del 1954, “Le acque del sabato”, a “L’incrocio delle Meridiane”, passando per il canzoniere d’amore, il suo libro più amato dal pubblico, da sempre: “La traversata dell’oasi”.
Archetipi che hanno piena cittadinanza nella sua opera poetica con tutto il suo portato di ironia dolceamara, leggerezza, effervescenza, eleganza, disincanto. Una tavolozza di toni e di ritmi inconfondibile, un tessuto di immagini prezioso, nutrito di sensibilità ma anche di dottrina e profonda conoscenza della poesia. «Il Meridiano Mondadori è un traguardo e una tappa fondamentale per chi scrive in Italia – osserva in proposito Maria Luisa Spaziani – Sarei presuntuosa se mi definissi “un poeta in fieri”, se lo considerassi un punto di partenza. Ma a volte, di fronte a qualche incursione indiscreta, del tipo “Ma lei scrive ancora?”, mi è piaciuto imitare la grande Rita Levi Montalcini, che all’età di 90 anni alla domanda “Lei lavora ancora?”, disse: “Ho cominciato una ricerca con i miei allievi che durerà almeno sei anni”». «Così – riprende la poetessa – mi è venuto spontaneo rispondere: sì, scrivo ancora, tanto è vero che col mio editore ho concluso le mie opere minori e ora comincerò con le maggiori». E non aveva torto Italo Calvino nel definire la Spaziani «un raro caso di poeta che sia insieme ispirato e spiritoso».(m.g.m.)