BARCELLONA P. G.: Chiuse le indagini sui tre pentiti. Contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, omicidi ed estorsioni

1 aprile 2012 Cronaca di Messina

Chiuse le indagini di un altro troncone delle operazioni “Gotha” e “Pozzo 2”, che hanno decapitato la mafia barcellonese. I sostituti procuratori della Dda di Messina Giuseppe Verzera, Fabio D’Anna, Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio hanno inviato il relativo avviso ai collaboratori di giustizia Carmelo Bisognano, 47 anni di Mazzarrà Sant’Andrea, ex capo dei Mazzarroti, Alfio Giuseppe Castro, 59 anni, di Acireale, referente di Cosa nostra catanese riconducibile alla famiglia Santapaola, e Santo Gullo, 49 anni, meccanico di Falcone. I tre collaboratori di giustizia, le cui testimonianze hanno permesso di ricostruire omicidi, estorsioni e casi di “lupara bianca”, sono accusati di associazione mafiosa e, in particolare, di aver fatto parte del gruppo dei Barcellonesi. A Carmelo Bisognano è contestata anche un’estorsione ai danni di una ditta, che sarebbe stata messa a segno a Terme Vigliatore tra il 2000 e il 2001. Riflettori puntati anche su quattro omicidi, tre dei quali contestati a Santo Gullo e uno all’ex boss di Mazzarrà. Il lavoro degli inquirenti si è concentrato anche sulla scomparsa di numerosi cadaveri: proprio le dichiarazioni dei pentiti hanno permesso il ritrovamento del cosiddetto “cimitero della mafia” e la ricostruzione degli omicidi di Antonino Ballarino, ucciso a Mazzarrà Sant’Andrea il 23 marzo 1993, Sebastiano Lupica, freddato a Tripi l’1 maggio 1994, Carmelo Triscari Barberi, ammazzato a Basicò il 4 gennaio 1996, e Salvatore Munafò, ucciso a Basicò il 4 giugno 1997. Secondo l’accusa, Bisognano, Castro e Gullo avrebbero fatto parte del sodalizio mafioso riconducibile a Cosa nostra siciliana, assieme a Giuseppe Isgrò, “Sem” Di Salvo, Filippo Barresi, Giovanni Rao, Salvatore Ofria, Francesco Cambria, Mario Aquilia, Francesco Scirocco, Salvatore Calcò Labruzzo, Zamir Dajcaj, Maurizio Trifirò, Roberto Martorana, Giuseppe Roberto Mandanici e Angelo Porcino. All’ex numero uno dei Mazzarroti vengono contestati anche estorsioni al rappresentante legale della ditta Gas spa, «costretto a consegnare somme di denaro di 100 milioni di vecchie lire in almeno due occasioni» e l’omicidio di Sebastiano Lupica, nei confronti del quale furono esplosi diversi colpi di fucile calibro 12 al volto e al torace. Santo Gullo, invece, deve rispondere delle uccisioni di Antonino Ballarino, Carmelo Triscari Barberi e Salvatore Munafò. Le operazioni “Gotha” e “Pozzo 2”, scattate il 24 giugno dello scorso anno, hanno portato all’arresto di 24 persone e al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo stimato in circa 150 milioni di euro. Recentemente sono state chiuse le indagini su altri 31 indagati. Il procuratore capo di Messina, Guido Lo Forte, impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, ha più volte affermato che per la prima volta la mafia storica del Longano ha collaborato con la giustizia e che le informazioni acquisite dalle forze dell’ordine hanno permesso di fare piena luce sull’assetto organizzativo del “gotha” barcellonese. Al cui vertice ci sono i “vecchi”, dediti agli aspetti imprenditoriali e finanziari. Al di sotto, la rete delle attività estorsive e a un altro livello la struttura militare. RICCARDO D’ANDREA – GDS