MESSINA: Non c'è ancora traccia dei due pescatori. Il dolore della famiglia del 75enne nella casa di Piano Torre. La Capitaneria andrà avanti almeno sino a domani

1 aprile 2012 Cronaca di Messina

Dal balcone di casa Bonarrigo, su una delle tante salite che si inerpicano a Piano Torre, si vede il mare. Non è neanche tanto lontano, quando la giornata è limpida come ieri la sensazione è quella di poter accarezzare l’acqua con il palmo della mano. Basta uno sguardo, anche distratto, per accorgersi dei gommoni della Guardia Costiera e dei Carabinieri che ormai da oltre due giorni battono palmo a palmo il tratto di mare davanti all’abitato di San Saba, all’altezza di Caporasocolmo, dove mercoledì scorso si è inabissata la lancetta con cui i due amici, Nicolò Bonarrigo e Nicola Irrera, erano andati a pescare per qualche ora. Conoscenti e parenti seguono le ricerche direttamente dall’arenile, nella speranza che prima o poi arrivi un segnale dai sub o dai tanti uomini impegnati nelle ricerche. Non è arrivato per tutta la giornata di ieri. A casa Bonarrigo, invece, a pregare per il miracolo ci sono la moglie del pensionato di 75 anni, Rosalia, e l’unica figlia femmina, Maria, arrivata in stato interessante dalla Germania, proprio il giorno della scomparsa del padre, per dare alla famiglia la lieta notizia. «Non mi faccia parlare, la prego – sussurra Rosalia, chiusa in un dolore che le distrugge l’anima – sono qui in attesa che qualcuno mi dica qualcosa. Non so più cosa pensare, andava tante volte a pescare. Sapeva cosa faceva». La figlia Maria la stringe a sè sull’uscio di casa, la allontana dal taccuino. A pochi metri c’è la vespa di Nicola Irrera, l’altro pensionato inghiottito dal mare mercoledì pomeriggio. Era arrivato dall’Annunziata, dove abita, a casa dell’amico di una vita, aveva parcheggiato il mezzo nella veranda e poi assieme si erano recati a Rodia, dove Nicolò teneva la piccola imbarcazione, per poi mettersi in mare. Non era la prima volta, anzi. Sulla riva, a duecento metri dal punto in cui è stata ritrovata la lancetta (ancora sott’acqua), ci sono i due figli di Bonarrigo (Salvatore e Antonio) arrivati venerdì notte dalla Germania, mentre ieri sera era atteso l’altro figlio Giovanni che vive da anni a Miami. «Non sappiamo nulla – commentano – non ci hanno detto nulla, continuiamo a sperare…». Pochi minuti, poi salgono in auto per andare a parlare con chi sta coordinando le ricerche. A qualche metro dal mare restano alcuni amici del paese che non riescono a darsi una spiegazione. Tra questi Nino Irrera, cugino di Bonarrigo, che prova a ipotizzare cosa può essere accaduto quel pomeriggio. «Cosa sia successo lo sa solo Dio – attacca – ma secondo me devono essersi sbilanciati, cadendo in mare, magari mentre tiravano le nasse. E a quel punto è diventato difficile tornare su». Anche ieri, come detto, sono andate avanti le operazioni di ricerca, coordinate dal comandante della Capitaneria di porto di Milazzo, capitano di fregata Fabrizio Coke. Ricerche non solo via mare, ma anche da terra e dal cielo, visto che un Atr ha sorvolato la zona fra Caporasocolmo e Capo Peloro, fino a spingersi sino alla sponda calabra. «Purtroppo non è stato rinvenuto nulla – ha spiegato ieri sera Coke, quando i mezzi erano rientrati – In mare sono stati utilizzati motovedette e gommoni, capaci di spingersi fra gli scogli. Le ricerche andranno avanti anche nei prossimi giorni, visto che le condizioni del mare lo consentono. Poi lunedì faremo il punto della situazione». Sulla riva in molti scuotono la testa. Il trascorrere del tempo è inesorabile. La speranza si assottiglia. MAURO CUCE’ – GDS

La testimonianza: «Sino a mezzogiorno li avevo visti tirare le nasse».
La boa rossa è lì. Indica il punto esatto dove è stata ritrovata la lancetta di Nicolò Bonarrigo e Nicola Irrera. La Capitaneria di porto l’ha lasciata ancora sommersa proprio per dare un’indicazione ai sub e alle motovedette che da giorni vanno avanti nelle ricerche. Verrà recuperata nelle prossime ore, probabilmente direttamente dai parenti dei dispersi, altrimenti procederà d’ufficio la Capitaneria di Porto. Gli amici dei due pensionati sono sulla riva. Perché Nicolò “u tedescu” e Nicola li conoscevano tutti. E c’è anche chi fornisce interessanti elementi, utili per le ricerche. È Antonino Previti, che abita proprio sulla strada che dà sull’arenile. «Quella mattina ricordo di averli visti in barca, passavano proprio qui davanti – racconta – erano all’altezza delle nasse e probabilmente le stavano raccogliendo. Saranno state le 12.45, forse qualcosa in più. Poi sono andato a pranzare, non li ho più visti. Nel pomeriggio mi ha chiamato mia moglie e mi ha detto cosa era successo. Sono rimasto senza parole». Era il pomeriggio di mercoledì. L’allarme è scattato solo giovedì mattina, visto che i due amici erano soliti intratternersi a lungo in barca. Una vita per il lavoro. Nicolò qualche anno fa era tornato nella sua San Saba dalla Germania, dove aveva lavorato per una vita. Oltre le Alpi ha lasciato quasi tutti i suoi figli. In pensione era anche Nicola Irrera. Era cresciuto a San Saba, poi il matrimonio con Grazia, il lavoro nelle Fs e il trasferimento a Messina, dove abitava all’Annunziata, in contrada Catanese. Dove ieri la famiglia è rimasta in attesa di ricevere notizie che però purtroppo non sono arrivate. (m.c.)