MESSINA – È la classica storia del "lei non sa chi sono io": Diverbio con i vigili, condannato l'on. Lo Monte a 4 mesi di reclusione beneficiando della sospensione della pena

3 aprile 2012 Cronaca di Messina

lomonte

È la classica storia del “lei non sa chi sono io” e questa volta c’è incappato il deputato nazionale dell’Mpa Carmelo Lo Monte, originario di Graniti, che ieri insieme alla moglie Carmela Brunetto ha subito una condanna a 4 mesi di reclusione beneficiando della sospensione della pena. Condanna decisa dal giudice monocratico Salvatore Venuto per un diverbio finito male con tre vigili urbani avvenuto l’8 maggio del 2008, a quanto pare per una storia di parcheggi e passi carrabili. E il giudice Venuto è stato peraltro leggermente più “buono” rispetto a quanto aveva chiesto l’accusa, il vice procuratore Michele Urso, il quale dopo aver ricostruito i fatti aveva sollecitato la pena di 4 mesi e 20 giorni per la moglie e di 5 mesi per il parlamentare. Dopo quella mezzora piuttosto movimentata e il rapporto dei vigili urbani della “disfida verbale”, c’erano due ispettori e il commissario Gaetano La Mazza, al parlamentare vennero contestati la resistenza a pubblico ufficiale e l’ingiuria, mentre alla moglie il rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale e la resistenza a pubblico ufficiale. Per farla breve quella mattina i vigili urbani «mentre procedevano a identificare Brunetto Carmela Giovanna e ad elevare verbale di contravvenzione al codice della strada a suo carico», intanto la signora non volle presentarsi e mentre procedevano alla sua identificazione si rivolse a loro «con frasi ingiuriose e atteggiamenti aggressivi». E l’on. Lo Monte? Arrivò poco dopo e stando sempre al capo d’imputazione gridò alcune frasi molto particolari, ecco quali: «… Generalizzate me, voi non avete niente a che fare con mia moglie… Sgombrate! Sgombrate! Siete inesistenti! Non siete nessuno! Via! Via! Adesso chiamo i carabinieri!… Io sono l’onorevole Carmelo Lo Monte! andate via. Mi state dando fastidio. Mia moglie non vi dirà nulla, fate l’accertamento al Comune e saprete chi è mia moglie. Vi ho detto di andare via!… Non siete nessuno! Se non capite andate a farvi un corso di lingua italiana». Dopo questa mezzora piuttosto movimentata il commissario La Mazza e i suoi uomini della polizia municipale scrissero tutto nero su bianco in un’informativa che finì in Procura e fece il suo corso. Ieri, dopo un lungo dibattimento, più che altro per i tanti rinvii dovuti all’attività parlamentare dell’on. Lo Monte, è arrivata la condanna. Ovviamente il difensore dei due, l’avvocato Decimo Lo Presti, nel corso di un lungo intervento aveva chiesto l’assoluzione. Ma ciò non è bastato. NUCCIO ANSELMO – GDS